lunedì 14 maggio 2007

La politica spiegata ai quindicenni


di Pierluigi Bersani

Intervento di Pierluigi Bersani tenuto di fronte ad un milgiaio di ragazzi delle scuole superiori nell'ambito del "Compa", Forum della comunicazione che si tiene ogni anno a Bologna. Ampi stralci, da "L'Unità"
17 maggio 2007

Che cos’è la politica? La politica è quella cosa che se non la fai un po’ tu, te la fanno gli altri e non sempre te la fanno come vorresti tu. Credo sia molto importante riflettere, anche alla vostra età, sull’esigenza di avvicinarsi un po’ di più, di capire un po’ di più questo oggetto. Non credo che ci siano regole su come una persona, nella sua vita, possa accostarsi alla politica. Nei miei ricordi, il primo avvicinamento alla politica è legata a un fatto. Avevo 15 anni come molti di voi, quando avvenne la famosa alluvione di Firenze. Io, senza essere un “angelo del fango”, come si dice adesso, andai - impressionato dalle cose che si dicevano in tv - a questo grande appuntamento di solidarietà.

Ci trovammo lì in migliaia di giovani. Perché facemmo questa cosa, che cosa scattò? Un’idea di solidarietà, certamente: vedevi un disastro così grande e ti dicevano che potevi fare qualcosa! Un’idea di libertà: andare via per 15 giorni, fare qualcosa di utile assieme a tanti altri giovani.

Io ero uno che veniva dalla collina, andavo anch’io a scuola in corriera, sono sempre andato con questo mezzo a scuola. A 15 anni trovarsi insieme a migliaia di altri giovani è una sensazione di libertà incredibile; a ciò si aggiunse una sensazione di partecipazione, di auto-organizzazione, perché ci organizzavamo da noi: fare le squadre e andare ad aiutare; ti davano il badile, ti davano la carriola, andavi e poi, alla sera, accendevi il fuoco e magari ci facevi il girotondo attorno, cantavi; allora si sentivano i Beatles, qualcuno aveva la chitarra e via e ti batteva il cuore.

In questa idea, in questa sensazione di protagonismo, di solidarietà, di partecipazione, secondo me, lì è scattata nella testa di molti - e stiamo parlando di una mezza generazione - una certa idea di politica.
L’altra cosa che ricordo, ancora precedente ai miei 15 anni e che non so da dove venisse, è una curiosità attorno a questo tema: cosa è giusto e cosa è ingiusto? Gli uomini sono uguali? Non so da dove ho ricavato queste domande, ma, per esempio, e può sembrare una stupidaggine, ricordo le discussioni che facevo con gli amici sui fumetti o sui film western. Allora si andava al cinema, c’erano tanti film western ed il problema era di capire chi stava con gli indiani o con i bianchi. La discriminante, la differenza era quella di chi sviluppava questo concetto: ma, insomma, gli indiani erano lì anche prima, perché sono andati a rompergli le scatole?

Mentre c’era chi sviluppava il concetto secondo il quale la civiltà dovesse andare avanti e schiacciare questi "barbari". In discussioni di questo genere mi è spuntata l’idea di una comune umanità, l’idea che tutte le donne e tutti gli uomini del mondo hanno diritti uguali ed uguale dignità. (...)

Per noi occidentali il concetto fondamentale di politica deriva dalla cultura greca. I grandi filosofi all’origine del pensiero greco si sono occupati di questo, e la politica è comparsa come una specie di scienza su che cosa è giusto o ingiusto, su che cosa è bene o è male per la città.

Questa è stata l’origine della discussione politica che poi ha avuto degli sviluppi interessanti. Grosso modo questa discussione ad un certo punto è diventata - per esempio in Platone - la discussione su quale sia il governo ideale; in Aristotele invece, su quale sia il miglior governo possibile. Questi sono due modi di ragionare un po’ diversi, che hanno una coda lunga, lunga, che arriva fino ad oggi. Io vorrei segnalarvi una precauzione, anzi, due precauzioni. La prima: se tu immagini un mondo ideale, devi stare attento a non esagerare perché con questa idea di un governo perfetto, di una società perfettamente giusta, spesso si sono provocate delle crudeltà, cioè si è sacrificato l’uomo di oggi in nome dell’uomo di domani, della felicità di domani, della società giusta di domani: "intanto ammazzo quello di oggi perché voglio arrivare all’uomo felice di domani". E’ pericoloso!

Vi regalo un’avvertenza anche per l’altro tipo di pensiero: scegliamo il miglior governo possibile. Giusto, ma attenzione che non diventi cinismo, che non diventi sfiducia nella possibilità che la politica generi miglioramento, cambiamento, perché a volte, ancora adesso, si dice: "Ma cosa vorrai mai, tanto sono tutti uguali!Prendiamo quel che passa il convento, prendiamo il miglior governo possibile date le condizioni!". Questo non va bene, perché, se la politica perde il senso del cambiamento, della possibilità di miglioramento, perde l’anima.
Quale sarebbe, allora, la strada giusta? Io non ho la ricetta, però mi ha sempre impressionato quello che proprio Platone diceva in una delle sue più importanti opere, "La Repubblica". Egli diceva: "So anch’io che quello che vi sto descrivendo come modello ideale non esiste e non esisterà, ma infatti il problema non è che esista quel governo ideale, il problema è avvicinarsi ad esso per quel che si può", e in questo c’è una giusta tensione verso un cambiamento che non promette il paradiso.

Una politica buona ed un governo buono, secondo me, vogliono dire non dimenticare mai i valori, l’urgenza morale, il perché fai politica, ma pretendere che questi valori diventino almeno in parte dei fatti, fatti concreti, fatti immediati, visibili. Quando si parla di "riformismo", in fondo, si dice questo. La parola "riformismo" vuol dire prendere dei valori, guardarli e cercare di tradurli in fatti concreti, anche parziali, anche limitati. Poi la scuola vi dirà altre cose, magari quando leggerete (se non l’avete già letto) Machiavelli, e cioè che la politica è anche un’arte, una tecnica. Attenzione, perché è importante questo concetto: se vuoi raggiungere un buon fine, non pensare che arrivi da sé. Devi stare attento a come conduci le cose perché, magari, non ci arrivi o arrivi al contrario. Quindi la politica richiede qualche competenza.

Diciamolo pure: non è detto che il primo che si alza al mattino sia già capace! La politica richiede un percorso, una formazione e contiene un certo specialismo. Per dirlo in maniera semplice, non è che il miglior primario chirurgo d’Italia sia per forza il miglior ministro della Sanità; non è che chi ha azzeccato tutti i suoi affari nella vita professionale, improvvisamente, diventi il miglior governante, non è detto!

L’idea che la politica abbia una sua disciplina, una sua formazione, non deve però portare, anche qui, all’errore opposto; a ritenere cioè che la politica sia un fatto quasi da iniziati, esoterico, e che possa essere capita solo da chi la fa, perché chi è fuori non ci capisce niente! La benzina della politica non è la specializzazione, ma è la partecipazione, altrimenti la macchina non va!

Come si fa, allora? (...) Ci sono stati luoghi di formazione, pensate alla guerra di Liberazione: lì c’è stata una scuola di politica col fucile alle mani! Pensate a tutte le scuole di partito; pensate anche a percorsi che sono, per esempio, di costruzione di movimenti, sentieri culturali, esperienze di fede. Pensate cioè a percorsi che comunque hanno sfiorato, avvicinato la politica. Parecchi di questi percorsi si sono persi ed uno si può chiedere: che cos’è, allora, che seleziona la politica? La televisione? Chi è bravo in televisione? Allora diciamo che il miglior chirurgo d’Italia non è il miglior ministro della Sanità, ma che il ministro giusto è quello più efficace in tv nel parlare di Sanità? Non credo!

Per quale via, allora, troviamo la soluzione? Credo che non ci sia altra strada che mettere il politico, colui che si interessa di politica alla prova della partecipazione, alla prova dell’amministrazione pubblica, alla prova della presenza attiva in organismi, organizzazioni o movimenti.
È difficile fare il ministro, se non hai fatto una volta l’amministratore o il sindaco, o se non hai guidato un movimento o un’associazione, insomma, se non hai maturato un’esperienza che ti consenta di essere selezionato, e senza che la gente abbia visto da vicino che cosa riesci a combinare. Questo è molto importante. E’ così in tutti i Paesi del mondo. Se voi guardate tutti i Presidenti degli Stati Uniti, tutti i Presidenti della Germania, della Francia, etc., vedrete persone che prima hanno governato qualcosa, che non sono nate sotto il cavolo! Bisogna immaginare, quindi, una politica che sia molto vicina all’arte di governo, perché quest’ultima consente un giudizio da parte dei cosiddetti governati, ti mette alla prova e può farti misurare per quante cose giuste fai e per quanti errori fai.

Detto questo, penso la politica sia scienza, sia arte, tecnica, formazione; in ultima analisi tuttavia - e torno dove ho cominciato - c’è un’urgenza morale in chi si accosta alla politica. (...) Questa urgenza morale, in fondo, si esprime nel superare la freddezza del termine "io" ed arrivare al termine "noi"; che non sia solo "noi" inteso come la famiglia, "noi" come i miei amici, "noi" come la mia corporazione, il mio mestiere, ma che sia un "noi" dove c’è dentro il bianco, il nero, il vicino, il lontano, l’uomo, la donna, il vecchio, il giovane; un insieme insomma, dentro al quale stia quella cosa che non possiamo non chiamare "umanità".

Questo concetto è importantissimo perché il paradosso è che in questo "noi" ci deve stare non solo l’uomo, la donna, il lontano, il vicino, ma anche quello di Destra e quello di Sinistra, attenzione, perché una politica che sia odio non è una politica, non può esserlo, è una contraddizione in termini! Tu potrai gestire le tue convinzioni con animosità, con forza, con determinazione, con testardaggine, ma non fino al punto di odiare chi non la pensa come te perché, allora, tu distruggi la politica, dimentichi il fatto fondamentale della politica, dimentichi che cosa è la città: la nostra città è quella cosa rotonda che sta girando nello spazio e sulla quale siamo tutti, quelli di Destra e quelli di Sinistra, e solo per un po’ di tempo.

Se non riusciamo a trasmettere questo tratto di fondo, che sta al di sotto di ogni scelta politica e viene prima di essa, noi non possiamo fare una buona politica. Alla fine seminiamo aggressività, seminiamo solo inutile zizzania, cattiveria, violenza.

Questo concetto bisogna intenderlo in senso molto largo. Alla vostra generazione capita di descrivere questo "noi" in un passaggio crucialissimo, che si può ben simboleggiare nel secolo che è passato, dal XX al XXI secolo. Qui c’è un passaggio rilevantissimo per definire questo "noi" ed io spero che riflettiate su che cosa si può portare nel nuovo secolo rispetto a quello passato, che ve ne facciate una ragione, che vi aiutiate l’uno con l’altro a farvi una ragione di questo.

Il secolo che è finito è stato un secolo terribile, nel quale la politica ha dato il meglio ed il peggio di sé, assieme, con fatti di enorme novità e con drammi di portata - ci auguriamo - irripetibile. Quindi ci siamo "scottati" di politica, ma abbiamo anche visto che cosa di buono può venirne.

Io spero che voi portiate di là, nel secolo nuovo, alcune cose fondamentali. La democrazia, innanzitutto. E lasciamo stare quanto sia imperfetta! Fa una bella differenza avere sempre più Paesi con Costituzioni democratiche, avere una Carta dell’Onu con l’affermazione dei diritti universali! Questo ce lo ha dato il Novecento. Provate anche a riflettere su cosa ci ha dato il Novecento per quanto riguarda l’emancipazione della donna, la condizione femminile. Provate a fare una scansione storica: pensate a cosa sono stati i millenni precedenti e a che cosa è successo improvvisamente, in pochi decenni dal punto di vista dell’affermazione, ancora parziale, di un ruolo della donna! La prima volta in cui le donne hanno votato da noi è stato nel 1946: la prima volta in cui sono stati riconosciuti alle donne i diritti politici, una rivoluzione!
Pensate al lavoro: all’inizio del secolo passato, anche in Italia, lavoravano nelle miniere bambini di 13 anni per 13 ore o più. Guardate cosa sono diventati i diritti del lavoro! Certamente ci sono tante cose da fare ancora, ma quale cambiamento ci ha portato il ’900!

(...) Io penso, allora, che queste e altre cose che ci portiamo del vecchio secolo devono, però, confrontarsi con i problemi del nuovo secolo. Voi dovrete sbrogliarli! Come? Innanzitutto dandovi strumenti. Il vecchio secolo ha prodotto, oltre alla democrazia, anche un modo di organizzarsi: le associazioni, i movimenti, i Sindacati, i partiti grandi partiti di massa sono un’invenzione del ’900. Qualcuno ha detto che i partiti sono la democrazia che si organizza, cioè il modo di raccogliere e di fare entrare dentro lo Stato delle volontà collettive. I limiti dei partiti si sono visti via via: rischi di burocratizzazione, di faziosità, di chiusura, anche di fronte, ad esempio alla fantasia, alla volontà di entrare delle nuove generazioni.

Attenzione alle alternative, però. Senza associazioni, senza partiti che cosa c’è? Decidiamo che c’è la tv? Decidiamo che dovrà esserci un moderno Principe che si afferma, secondo logiche che ancora non abbiamo capito quali possono essere? Un Grande Fratello? Magari nelle forme di un potere mediatico, o tecnologico,o economico? Credo che in questo crinale, in questo passaggio di secolo, dobbiamo dirci: partiti, sì, ma non così! Bisogna riformulare queste organizzazioni e riformularle alla luce dei problemi nuovi che, ripeto, dovrete sbrogliare voi. (...)

Io faccio qualche pronostico: voi discuterete fra non molto, necessariamente, di una cosa che si chiamerà "governo democratico del mondo", anche se sembra esagerato dire così. Questo perché il mondo si sta facendo molto piccolo, quel che succede in Cina ci riguarda immediatamente. Ci sono fatti che non riusciamo a dominare. Per esempio, dopo la caduta del muro di Berlino e la logica dei blocchi, di cui avrete sentito parlare, la pace e la guerra. C’è qualcuno che ha in mano un minimo di regolazione di questo rischio?

La proliferazione delle armi nucleari. C’è qualcuno che ha in mano questo rischio? I grandi fatti ambientali: il riscaldamento della Terra. C’è qualcuno che ha in mano questo rischio? Oppure, per esempio, il confronto-scontro, di cui si parla tanto oggi, fra le cosiddette civiltà. C’è qualcuno che ha in mano questo rischio? Oppure il fatto che la ricerca sensibile, la scienza siano ormai a portata di mano in tanti luoghi ed in tante realtà, di qualcuno male intenzionato; oppure la Finanza che sposta convenienze, risorse, e - da un giorno all’altro - può far star bene un Paese e far star male un altro, e tu non capisci da dove parte, dove si muove e per quali logiche.

Questi sono tutti fenomeni che vanno controllati, ma non devono metterci in allarme. È sempre stato così, non è la prima globalizzazione. Globalizzazione che cosa vuol dire? Vuol dire che gli scambi crescono di più rispetto alla crescita dell’economia, il famoso Pil, cioè il Pil cresce - ad esempio - di 2 punti, gli scambi crescono di 4 punti, il che crea un effetto giostra con ridistribuzione del lavoro, delle merci e della ricchezza, che ti impressiona.

Non è la prima volta però che, quando cresce la globalizzazione, accadono cose che tu non controlli e che non vedi dall’inizio. Pare assodato che la peste che arrivò in America pare dopo Colombo e che sterminò (non essendo pronti a combattere microbi del genere) milioni di indios, fu portata da una nave spagnola che arrivò lì più o meno nel 1530, la quale aveva dei topi che avevano le pulci della peste. Io credo che, se gli spagnoli avessero saputo che sulla loro nave c’era la peste, non l’avrebbero portata. Non avevano alcun interesse a diffondere l’epidemia tra gli indios; ma non lo sapevano, non padroneggiavano quel particolare effetto della globalizzazione. Noi, quindi, dobbiamo padroneggiare i rischi della nuova globalizzazione. Ci vuole una discussione a "livello mondo" sui temi di cui vi ho parlato adesso.(...)

Arriviamo ai temi di oggi. Sentirete o leggerete sui giornali qualcosa sui problemi della Finanziaria e su altri temi che avrete tempo per apprendere. In sostanza i debiti che abbiamo oggi, come Stato, o cominciamo a pagarli oppure vanno sulle generazioni future, c’è poco da fare! Per cui noi dobbiamo fare lo sforzo di cominciare a pagarne qualcuno oggi. Difendere troppo le garanzie delle professioni e dei mestieri significa togliere ad un giovane la possibilità di fare più facilmente quello che vuole fare, come il farmacista, il tassista, l’avvocato e così via.

Per avere, quindi, un domani più accogliente per voi, bisogna che noi ci scomodiamo un po’ adesso e ciò vuol dire scomodare anche le famiglie, scomodarci un po’ tutti per poter stare meglio dopo. Io non vorrei stare sempre con chi tiene chiuse le porte; vorrei stare con chi bussa per entrare! (...) Se scommetti qualcosa sul domani, investi bene quello che hai oggi. Se vuoi che domani il mondo sia un po’ meglio di quello di oggi non puoi usare le tue forze solo per difendere quello che c’è. Devi cambiare le cose, almeno un po’. Questo mi pare il senso vero della politica.

domenica 13 maggio 2007

Nuova Segreteria dell'Unione Metropolitana DS

E' stata nominata la nuova Segreteria dell'Unione Metropolitanoa Fiorentina dei DS. A tutti i compagni e le compagne un augurio di buon lavoro dalla Zona Valdisieve.


SEGRETERIA UNIONE METROPOLITANA

Cognome Nome Incarico

Barducci Andrea Segretario

Ronchi Fabrizio Coordinatore Segreteria

Abbamondi Anna Laura Informazione e comunicazione

Bertelli Sara Lavori atipici

Biagiotti Sara Economia e Lavoro

Collesei Stefania Welfare - Immigrazione

Galletti Matteo Diritti e sapere

Gelli Fabio Nuove forme di partecipazione

Martignoni Maria Grazia Trasporti e mobilità

Miraglia Osvaldo Organizzazione

Nardoni Daniele Festa Unità

Perini Mauro Enti locali

Pezza Cecilia Sinistra Giovanile

Prosperi Stefano Ambiente e territorio

Simoni Elisa Cooperazione Internazionale

TESORIERE

Migliorini Mirna

INCARICHI DI LAVORO

Fantoni Claudio Cultura

Formigli Alberto Sede

Sottani Massimo Credito

sabato 12 maggio 2007

Per il Partito Democratico in Toscana: l’avvio della fase costituente


Per il Partito Democratico in Toscana
Documento dei Democratici di Sinistra e della Margherita toscani.


In allegato il testo integrale del documento presentato questa mattina in conferenza stampa dai segretari regionali dei due partiti, Andrea Manciulli e Caterina Bini.


L’avvio della fase costituente per il Pd in Toscana.

I Democratici di sinistra e i Dl-La Margherita della Toscana hanno deciso di avviare la fase costituente per il Partito Democratico costruendo delle iniziative capillari e aperte e di presentare al livello nazionale dei rispettivi partiti una serie di proposte.

  1. Il futuro Pd dovrà essere un partito federale in cui il ruolo dei territori dovrà essere di primo piano già a partire dalla prima fase di costruzione del nuovo partito. Dovranno essere creati organismi a livello regionale e locale affinché l’ossatura e la legittimazione del partito sia concreta ad ogni livello.
  2. Come Ds e Margherita toscani ci impegniamo ad elaborare una proposta di “legge elettorale” per l’Assemblea Costituente, al fine di partecipare attivamente alla discussione nazionale e che riguarderà, più precisamente, i nodi della modalità di presentazione delle candidature, di come garantire il pluralismo nelle rappresentanze elette e di come sarà assicurato il giusto equilibrio tra i sessi.
  3. Proponiamo di realizzare come Ds, Margherita e associazionismo ulivista in ogni comune, quartiere e frazione un luogo aperto di incontro con la società e con i cittadini. Crediamo che tali luoghi non dovranno essere ridotti a comitati promotori chiusi e fatti per quote ma che invece debbano essere aperti al contributo di soggetti singoli e collettivi. Perciò promuoveremo la costruzione di 1000 luoghi di incontro (gazebo, banchetti, presìdi, assemblee ecc.) che con cadenza settimanale si propongano come momenti di colloquio tra i cittadini e gli esponenti dei partiti, gli amministratori, personalità ecc. In ognuno di questi luoghi, oltre alla distribuzione di materiale informativo e di alcuni gadget che stiamo preparando, vanno raccolte, mediante un modulo che sarà prodotto a livello regionale, le manifestazioni di disponibilità a partecipare alla fase costituente e ad aderire al futuro partito. L’intento è di creare una vasta banca dati di cittadini da ricontattare in occasione della elezione dell’Assemblea costituente e di ogni appuntamento di dibattito.
  4. In ogni occasione verrà inoltre messo a disposizione dei cittadini una sorte di “libro bianco” per il Partito Democratico. Si tratta di un quaderno in cui ognuno potrà scrivere le proprie proposte sulla fase costituente, sulle priorità programmatiche, sui valori, sulle idee alla base del Pd. Lo scopo è quello di raccogliere tutti questi contributi in un testo regionale – il Manifesto del Pd toscano – da elaborare e proporre prima della elezione della Assemblea Costituente.
  5. Nel mese di giugno individueremo un fine settimana in cui attivare tali luoghi in tutta la Toscana, anche per facilitare una rilevanza mediatica adeguata. Da quel weekend, ogni settimana il gazebo, il banchetto o l’assemblea deve essere riproposta, anche in maniera itinerante. Questo comporterà un notevole dispendio di energie, ma crediamo che solo così sarà possibile fare della fase costituente davvero un momento di ripartenza e di allargamento alla società, oltre che di grande coinvolgimento di chi già adesso è iscritto ai partiti e alle associazioni uliviste. I gazebo – o luoghi analoghi – vanno previsti anche all’interno delle feste di partito, che devono essere fortemente caratterizzate dall’Ulivo e dal progetto del Pd.
  6. Allo tempo stesso dovrà essere avviata in ogni realtà una campagna di ascolto e di incontro con tutte le realtà organizzate della società. Ad ogni livello, gli esponenti dei Ds, della Margherita e dei Cittadini per l’Ulivo – insieme – dovranno proporsi come “ambasciatori” del Pd nei confronti di tutti i sindacati, le organizzazioni di categoria, le associazioni di volontariato, culturali, ambientaliste, di donne, di giovani, sportive, ricreative ecc. Un lavoro diffuso e capillare di presentazione e di confronto. L’obiettivo è quello di far conoscere a chiunque il progetto del Pd, di ascoltare le critiche e i suggerimenti, di raccogliere disponibilità a collaborare e a costruire patti di consultazione e di confronto.
  7. A livello regionale viene costituito un coordinamento tra Ds e Margherita sui temi della formazione politica, con l’obiettivo di organizzare durante la fase costituente momenti formativi utili al percorso di costruzione e consolidamento del Pd.
  8. Rispetto alla comunicazione prevediamo di aggiornare il sito “www.ulivotoscana.it” e di attivare nuovi strumenti sul web (siti, blog, newsletters, ecc.) e altri momenti di informazione ai cittadini.

venerdì 11 maggio 2007

Per la costituente del Partito democratico


Pubblichiamo l'integrale del documento
"Per la costituente del Partito democratico"

11 maggio 2007

Siamo a un passaggio fondamentale di una impresa politica di portata storica.

E’ una impresa alla quale lavoriamo da ormai dodici anni, che diventa partito nel segno e nel solco dell’esperienza dell’Ulivo.

Abbiamo deciso di dare vita al Partito Democratico per unire le culture e le tradizioni riformiste del nostro paese – socialista, cattolica, liberale e ambientalista – e dare così all’Italia una grande forza politica che vuole migliorare il paese, promuovendone lo sviluppo economico e la giustizia sociale, nel segno della democrazia piena, rispondendo alla domanda di partecipazione dei cittadini.

Abbiamo iniziato a ragionare operativamente su questo progetto dopo la vittoria elettorale dello scorso anno, vittoria preceduta dalla straordinaria esperienza delle primarie del 16 ottobre 2005, modello di rapporto virtuoso tra la militanza attiva di partito e la apertura ai cittadini.

Abbiamo tenuto a Orvieto un seminario sulle ragioni storiche del Partito Democratico, sul suo profilo programmatico e sulla forma partito. Abbiamo incaricato un gruppo di saggi di redigere un Manifesto che sia punto di riferimento ideale del confronto nella fase costituente del partito. Abbiamo deciso che si tenessero congressi sincronizzati di ds e margherita, i due partiti promotori della nostra comune impresa.

Ora i congressi sono alle nostre spalle e la decisione è stata presa. E’ stata una decisione non facile, ma partecipata e convinta. I congressi si sono conclusi con l’approvazione di un documento comune che impegna i due partiti promotori e l’Ulivo a promuovere il partito nuovo e unitario capace di coinvolgere le espressioni migliori delle culture democratiche e riformiste, fondato sulla partecipazione e sulla adesione personale e diretta dei cittadini.

Il documento approvato dai due congressi apre la fase costituente del partito democratico.

Noi dobbiamo ora dare attuazione a quello impegno, stabilendo le modalità operative di quello che a grandi linee è previsto dal dispositivo congressuale.

Nel dispositivo è previsto che entro ottobre 2007 venga eletta l’assemblea costituente del PD e che fino all’elezione dell’assemblea costituente “tutte le attività connesse alla costruzione del Partito Democratico saranno affidate a un comitato di coordinamento composto da esponenti DS, DL e personalità non aderenti ai partiti promotori”.

L’elezione dell’Assemblea costituente sarà un passaggio fondamentale: dobbiamo fare sì che questo appuntamento sia preparato in modo approfondito e che sia assicurata una larghissima partecipazione di popolo dando la possibilità a tutti i cittadini che lo desiderano di dichiararsi aderenti del nascente partito democratico all’atto dell’elezione dei delegati all’assemblea, secondo il principio una testa un voto. Al successo di questo momento fondante siamo tutti legati e a questo successo dovremo dedicare i nostri sforzi e le nostre energie.

Penso che la data migliore per l’elezione della costituente sia metà ottobre, il 14 ottobre: se avessimo potuto farlo prima meglio. Ma non possiamo riuscirci prima perché abbiamo bisogno di un tempo sufficiente per preparare una impresa tanto grandiosa.

A chi affidare la direzione politica ed operativa della fase che è già cominciata e che precede l’elezione dell’assemblea?

Credo che abbiamo bisogno di un organismo sufficientemente largo per essere rappresentativo delle personalità e delle sensibilità che ci sono tra noi, ma anche sufficientemente ristretto ed agile perché possa riunirsi e funzionare come strumento di direzione di questa fase. Questo Comitato sarà composto da una trentina di personalità, con almeno un terzo di donne, espressione della politica e della società. Questo organismo si chiamerà “Comitato promotore nazionale della costituente del Partito Democratico” e verrà insediato mercoledì 23 maggio.

Il compito di istruire i lavori del comitato e di assicurare l’attuazione delle decisioni dello stesso sarà affidato a tre “Coordinatori”, coloro che hanno già dato buona prova nella fase precedente.

I compiti del Comitato nazionale saranno fondamentalmente i seguenti:

- promuovere iniziative di presentazione del progetto del Partito Democratico

- approvare i regolamenti e le procedure elettorali, insediando gli opportuni organi tecnici e di garanzia: la proposta di regolamento elettorale sarà posta all’esame del coordinamento entro la fine di giugno e i tre coordinatori, che si avvarranno di esperti, istruiranno una proposta per quella data

- promuovere nel Paese un confronto di idee e di proposte che, assumendo il Manifesto come orizzonte ideale e punto di riferimento, confluiranno nella assemblea costituente

- favorire e riconoscere comitati promotori provinciali che avviino la fase costituente nei territori con l’obiettivo di aprire le porte alla partecipazione dei cittadini e svolgano anche funzioni di garanzia verso tutti coloro che intendono partecipare attivamente al processo.

- promuovere forum tematici, a partire da un forum delle donne, sul modello di quelli già avviati per l’ambiente, la famiglia, il lavoro e i governi locali.

La condizione perché questa nostra impresa abbia successo è che l’elezione dell’assemblea costituente veda una partecipazione larghissima.

L’assemblea così eletta avrà una grandissima legittimazione e dovrà approvare il Manifesto programmatico, adottare lo statuto e dotarsi di propri organismi.

C’è molto da fare.

Per avviare la fase costituente daremo subito vita, in SS Apostoli, ad una struttura operativa, diretta dai Coordinatori e che svolga in modo appropriato le necessarie funzioni politiche, operative e comunicative e che disponga anche delle adeguate risorse finanziarie.

Il Partito Democratico vive già da tempo nel segno dell’Ulivo tra i nostri elettori.

Ora è il momento di farlo vivere come soggetto politico vero e proprio preparando la nascita di un partito nuovo e unitario.

Roma, 11 maggio 2007

martedì 8 maggio 2007

Blog DS verso il Partito Democratico a Firenze



Vi segnaliamo che è stato realizzato il BLOG per il Partito Democratico dell'Unione Metropolitana di Firenze, disponibile da oggi all'indirizzo http://pdfi.blogspot.com.
Vi invitiamo a segnalare il blog a tutti coloro che ritenete siano interessati a inserire le proprie opinioni, commenti, etc..
Riteniamo sia importante in questo momento attivare una rete di partecipazione più ampia possibile che contribuisca alla nascita del PD anche nella nostra realtà, sono infatti presenti sul blog le schede di adesione.
Ricordandovi la CONVENTION fiorentina del Partito Democratico prevista per lunedì 21 maggio p.v. dalle ore 17.00 al Mercato di Novoli, vi invio un caro saluto
Segretario DS UnMet Firenze
Andrea Barducci

lunedì 7 maggio 2007

Lista de l'Ulivo per Reggello



Ecco la lista dei Candidati e il programma scaricabile de L'Ulivo per Reggello, che riconferma Sergio Benedetti alla guida dell'alleanza dei riformisti (DS, Margherita, Sdi).
Le elezioni comunali si terranno anche qui il 27 e 28 maggio, come per il comune di Rignano sull'Arno.
Ovviamente auguriamo agli amici e compagni di Reggello un buon lavoro per la campagna elettorale, alla quale non faremo mancare il nostro contributo.



Lista n. 4 - L'Ulivo per Reggello
Candidato Sindaco: Benedetti Sergio n. 15/6/1946 a Reggello

Candidati consiglieri comunali
1 Babini in Berti Maria Pia 01/06/1964 Poppi
2 Banchetti Giacomo 24/01/1977 Figline Valdarno
3 Bartolini Adele 10/07/1978 Firenze
4 Benucci Cristiano 30/03/1975 Firenze
5 Bruschetini Daniele 18/07/1965 Reggello
6 Campani Emiliano 12/07/1976 Figline Valdarno
7 Cellai in Giunti Ilaria 17/02/1971 Firenze
8 Del Sala Priscilla 29/05/1979 Figline Valdarno
9 Faina Valter 18/10/1947 Viterbo
10 Gagnarli Elena 21/02/1976 Figline Valdarno
11 Granchi Simone 27/06/1970 Figline Valdarno
12 Guerri Paolo 02/03/1960 Reggello
13 Innocenti in Bresolin Elisa 11/12/1975 Firenze
14 Marziali Emilio 21/11/1935 Reggello
15 Natali in Rossi Vilma 11/04/1954 Reggello
16 Papi Romano 11/05/1936 Reggello
17 Poggi Simonetta detta Silvana 02/12/1951 Reggello
18 Rosseti Paolo 13/04/1946 San Giovanni Valdarno
19 Rubegni Ivano 19/05/1949 Torrita di Siena
20 Tirinnanzi Fabio 01/07/1944 Reggello

Scarica il Programma della Lista "L'Ulivo per Reggello"

Link al sito www.ulivoperreggello.org

domenica 6 maggio 2007

Lista de L'Ulivo per Rignano

Pubblichiamo la lista dei candidati e il programma scaricabile de L'Ulivo per Rignano.
Naturalmente tutti noi saremo a fianco di Gianna Magherini e dei compagni di Rignano perchè si rinnovi il successo di 5 anni fa, e si riconfermi la scelta democratica e riformista per l'amministrazione comunale di Rignano sull'Arno.
Le elezioni si svolgeranno i giorni 27 e 28 maggio.
Si vota anche a Reggello (si aspetta la pubblicazione delle liste dei candidati su un qualche sito web!).
Appena avremo notizie sulle iniziative elettorali dell'Ulivo le pubblicheremo tempestivamente.
Buon lavoro!

Lista 1

L'Ulivo Per Rignano

Scarica il programma

Candidato a Sindaco

Gianna Magherini

nata ad Incisa Valdarno il 24/10/1953

Candidati alla carica di Consigliere Comunale

  1. Barbetti Alberto, nato a Firenze il 12/09/1967
  2. Bencistà Antonio, nato a Rignano Sull'Arno il 10/12/1964
  3. Buonamici Giuliano, nato a Rignano Sull'Arno il 18/12/1948
  4. Cipro Tommaso, nato a Bagno a Ripoli il 14/12/1987
  5. Franceschini Gianluca, nato a Volterra il 22/05/1974
  6. Ganci Daniela, nata a Firenze il 31/12/1980
  7. Marcheschi Rosita, nata a Pescia il 13/01/1943
  8. Meli Manuela, nata a Rignano Sull'Arno il 14/05/1954
  9. Monti Gianfranco, nato a Firenze il 14/12/1955
  10. Nannoni Paolo, nato a Rignano Sull'Arno il 27/05/1962
  11. Olmi Gabriele, nato a Rignano Sull'Arno il 11/06/1944
  12. Renzi Tiziano, nato a Reggello il 13/10/1951
  13. Sabatini Wais, nato a Barberino di Mugello, il 19/04/1956
  14. Staderini Samuele, nato a Bagno a Ripoli il 27/08/1984
  15. Tucci Luciano, nato a Firenze il 14/02/1949
  16. Tursi Angelo Raffaele, nato a Eschenz il 04/07/1962

sabato 5 maggio 2007

Scissione, che errore



di Alfredo Reichlin - L'Unità

Non ho capito in che cosa consiste lo spostamento a destra dei Ds e perché il partito democratico si profila come un partito moderato. Il ministro degli Esteri (Ds) sta spostando la collocazione internazionale dell’Italia rispetto a quella di satellite servile della destra americana, il cui ruolo era dividere l’Europa. Di fatto, rinunciammo ad avere rapporti autonomi non solo con il Medio Oriente ma con l’India, il Giappone, la Cina. Adesso l’Italia è tornata un Paese sovrano, che conta. A me sembra una cosa molto grossa la quale riguarda la possibilità per la sinistra di tornare ad avere un ruolo e un futuro. Mi permetto quindi di chiedere: cosa si intende per sinistra e per spostamento moderato?

La stessa domanda vorrei fare per la politica economica. Sono finiti i condoni e adesso anche i ricchi cominciano a pagare le tasse.

È diminuita la disoccupazione, abbiamo ricominciato a crescere ed è stata avviata una certa redistribuzione del reddito. Dove sta lo spostamento a destra? Angius, Mussi, Salvi ricorderanno che l’Italia aveva superato perfino l’Inghilterra negli indici della diseguaglianza sociale. Una vergogna. Di cui porta la responsabilità principale la destra ma che non assolve chi ha diretto in tutti questi anni la sinistra. Non bastava dichiararsi riformisti, il nodo da sciogliere era la avvilente impotenza riformista in cui ci dibattiamo da anni. Mi ha colpito vedere l’altra sera in tv l’esaltazione dell’orgoglio comunista da parte di Diliberto: falce e martello (nell’era del digitale), Gramsci come il loro capo: Antonio Gramsci, il teorico dell’egemonia, il critico spietato delle ragioni per cui la sinistra garibaldina e mazziniana subì la direzione moderata del Risorgimento, l’uomo che definì la scissione di Livorno il più grande contributo alla vittoria del fascismo. Ecco l’impotenza riformista. Molto colore rosso ma niente che possa rispondere a quelle fondamentali domande di tal Vladimiro Ilic Lenin: con chi? contro chi? come?

Uscire dall’impotenza riformista: questo a me sembra il grande problema che il Pd dovrebbe consentirci di affrontare. Non sarà facile. Vedo le difficoltà, ma le alternative sono inesistenti. Penso alla grande questione della laicità dello Stato italiano che non è solo una questione di principi fondamentali. Ciò che sta accadendo in Italia è molto grave. E non riguarda nè tanto né solo la religione. Sotto la guida del cardinale Ruini e della conferenza episcopale si è venuto formando - come in America - un nuovo blocco reazionario. La destra atea e libertina alla Berlusconi ha fatto del clericalismo la sua bandiera allo scopo di porsi sotto la sottana dei preti. In funzione di che cosa? Ma è evidente. In funzione di uno spostamento verso destra delle masse cattoliche (il che in parte è già avvenuto nelle ultime elezioni). Angius può pensare quello che vuole del partito democratico ma non può non capire che l’ostacolo maggiore a questa sorta di nuova alleanza tra "trono e altare" è rappresentato dai cattolici democratici, dalla loro lealtà verso lo Stato laico, dal loro unirsi sotto la stessa bandiera politica con la sinistra. Perciò al Congresso mi ha veramente colpito il suo attacco al Pd in nome di un anticlericalismo d’altri tempi. Ha avuto molti applausi ma - di fatto - faceva il gioco di Ruini: indebolire Prodi, isolare i cattolici democratici, consentire ai preti di dire alla massa popolare cattolica che la sinistra è il nemico Togliatti non rispose così alla scomunica.

Ma lasciamo stare le polemiche. Sono i fatti i quali ci dicono - adesso anche in Francia, dopo la Germania - che è giunto il tempo di creare una cultura e una soggettività politica capaci di uscire dai vecchi confini della sinistra storica per rispondere alle domande di ceti e generazioni che sono sfidate da un mondo nuovo. Spero che ci rendiamo conto del fossato che si sta scavando tra le masse e le forze politiche. Stiamo attenti. «L’impotenza riformista» sta innescando una crisi democratica molto pericolosa. Perciò, in attesa che Mussi faccia la rivoluzione, noi dovremmo preoccuparsi molto di fare qualcosa di analogo a ciò che fecero a suo tempo (ma che oggi stentano sempre più a fare) i grandi partiti socialdemocratici europei: partiti di massa, pluralisti, di governo a vocazione maggioritaria. Il che voleva dire, in società complesse, partiti di centro-sinistra.

Perché in Italia una operazione di questo genere assume le vesti del partito democratico? La domanda cruciale è questa ma la risposta non dovrebbe essere difficile per chi abbia un minimo di visione storica e sappia da dove viene la debolezza organica del riformismo italiano. Perché dopotutto è di questo che stiamo discutendo (almeno si spera) e non di ambizioni personali, cioè solo di chi capeggerà questo o quel partito. Proviamo una volta tanto a ricordare che cosa distinse l’Italia quando a cavallo tra Ottocento e Novecento esplose in tutta Europa la «questione sociale». Lo scontro di classe fu ovunque durissimo. Ma la differenza fu in ciò. Nei paesi più avanzati del Nord-Europa, non a caso quelli a più larga base operaia, le classi dirigenti fecero davvero un compromesso storico. Conservarono il controllo dei gangli essenziali del potere capitalistico ma accolsero la spinta delle forze operaie e popolari per uno Stato più sociale e un regime di alti salari (l’economia del benessere). Ma non solo. Quelle classi dirigenti erano abbastanza forti e consapevoli delle loro responsabilità nazionali da accettare anche un grande compromesso politico: ciò che in Italia noi avremmo chiamato la «democrazia compiuta». Vale a dire il riconoscimento del diritto a alternare i governi, fino al punto da portare al potere anche i leader delle forze sociali antagoniste e a riconoscerli come governanti a pieno titolo e non «figli di un dio minore».

Questa è la storia vera, non ideologica, della grande esperienza socialdemocratica. La quale non per caso in Italia non ha attecchito. Per colpa del Pci? È la tesi della vulgata dominante. Ma io credo che capiremmo meglio non solo il passato ma il problema politico del futuro se provassimo a partire da una domanda elementare: è il Pci che spiega la storia d’Italia (ivi compresa la debolezza del riformismo) oppure è la storia d’Italia che spiega il PCI? Parlo della natura delle sue classi dirigenti. Togliatti era ancora un bambino quando i generali del Re presero a cannonate gli operai di Milano. E non devo ricordare gli stati d’assedio, il regicidio, gli eccidi dei contadini. Turati in galera. E la Chiesa dominata dalla preoccupazione di una convergenza tra le masse cattoliche e socialiste al punto da imporre a don Sturzo l’esilio. È vero che Giolitti aprì un dialogo con i sindacati e i socialisti (però solo al Nord). Ma fallì. Era fatale che al sovversivismo delle classi dirigenti corrispondesse il sovversivismo delle masse. E infatti il PSI (Stalin stava ancora in seminario) non resse alla sfida riformista. I riformisti furono messi in minoranza, Benito Mussolini assunse la guida del partito. Poi arrivò il fascismo e la scissione del ’21. La storia del dopoguerra vide - è vero - grandi riforme, perfino straordinarie: la Costituzione repubblicana e la trasformazione di un paese contadino povero in una grande potenza industriale. Ma la questione essenziale è che la democrazia restò dimezzata, «difficile» per dirla con Moro. Il grande compromesso democratico non si fece. Certo anche a causa della guerra fredda, del legame del Pci con l’Urss, dell’estremismo. Ma ciò non spiega tutto. Non spiega la paura perfino per il centro sinistra, e soprattutto il fatto che anche dopo il crollo del comunismo e la fine del Pci l’alternarsi al governo di destra e sinistra, c’è stata ma ha avuto quei caratteri di guerra civile strisciante che sappiamo. La sinistra non è riuscita ad esprimere una egemonia. Si è divisa in 7 ad otto partiti tra socialisti e comunisti rivoluzionari.

È in questa luce che si capisce meglio il partito democratico. Che è lo sforzo di uscire dalla «democrazia difficile» riunendo le forze di sinistra e democratiche che hanno basi popolari, storiche. Non ci saranno riforme se la politica non tornerà a comandare sui grandi poteri economici, e non solo. Se la sinistra, che è minoritaria non si unisce ad altre forze laiche e cattoliche ponendo fine a quella sorta di guerra tra guelfi e ghibellini che ha contrapposto forze popolari fondamentali. Insomma, se non riusciamo a creare un grande partito di governo che parla non solo ai nostri ma all’insieme dell’Italia moderna.

Mussi dice che l’Italia non può fare a meno della sinistra. C’è una verità ma solo se si aggiunge che la sinistra è destinata ai margini se non si risolve quello che è il grande drammatico problema italiano: la crisi della democrazia, le fragilità delle sue basi e dei suoi strumenti politici, il degrado dei partiti, lo squilibrio tra il cosmopolitismo dell’economia mondializzata e il localismo della politica.

Questa scissione è una vera stupidaggine.

venerdì 4 maggio 2007

Iniziativa dei Cristiano Sociali a Firenze



FAMIGLIA, SENZA STECCATI

VENERDI’ 11 MAGGIO

ORE 17.00/20.00

PIAZZA DE’ CIOMPI, 11

Alla vigilia del family day, i Cristiano-Sociali si interrogano sul senso delle parole: convivenze di fatto, famiglia tradizionale e famiglie, alla ricerca di una sintesi condivisa.

STEFANO CECCANTI

Costituzionalista docente presso La Sapienza di Roma

Capo Ufficio legislativo Ministero Pari Opportunità

ROSANNA VIRGILI

Biblista

Partecipa al dibattito

ANDREA BARDUCCI

Segretario metropolitano dei Democratici di Sinistra di Firenze

Introduce

GIOVANNA CELLA

Coordinatrice Cristiano-Sociali di Firenze

MOVIMENTO CRISTIANO-SOCIALI DI FIRENZE

criso.fi@alice.it

giovedì 3 maggio 2007

Due convegni DS su Welfare e sulla nuova figura dell'infermiere


II Convegno metropolitano DS

Da una politica dei servizi ad una politica per la salute

Firenze 5 maggio 2007

Salone de’ Dugento

Palazzo Vecchio

Firenze

Comitato promotore:
Sezione Salute Metropolitana DS.

Gruppo DS Comune di Firenze

Gruppo DS-L’Ulivo Consiglio Regione Toscana

Fra le grandi questioni che segnano il complesso intreccio fra percorsi di modernità e sviluppo della democrazia, quella del diritto alla salute è fra le più dense e significative: in essa si coniugano difesa e crescita della coscienza individuale e collettiva non solo e non tanto sull’affermazione di un diritto essenziale, ma soprattutto sul “ come” un sistema moderno possa garantirlo in modo appropriato e qualificato. E quindi occorre progressivamente indagare e ricercare la soglia possibile più alta in cui ricomporre un equilibrio fra acquisizioni della scienza, dimensione della cosiddetta tecnicalità di sistema, struttura organizzativa ottimale, e assetto istituzionale, implementazione delle risorse, integrazione, partecipazione dei cittadini in qualità di attori protagonisti.

L’iniziativa si propone di costruire una prima occasione concreta di incontro fra alcuni degli ambiti tematici e disciplinari che concorrono a connotare il tema “ salute” in modo fondamentale, con l’apporto di competenze ed esperienze di particolare rilievo, con il dichiarato intento di prospettare un percorso non episodico di propositività politica.

Programma

h 09.00 Registrazione dei partecipanti


h 09.10 Saluto:

Paolo Cocchi
Susanna Agostini


Prima sessione

Moderatore: Alessia Petraglia

h 09.30 Evoluzione dei bisogni di salute e benessere sociale: i prossimi scenari.

Relatore: Luigi Cancrini.

h 09.50 Quali altre politiche sono possibili oltre quelle della compatibilità?

Relatore: Ivan Cavicchi.

h 10.10 La centralità del cittadino all'interno del sistema salute e la sua partecipazione ai processi decisionali;

Relatore: Ugo Ascoli.


h 10.30 Discussione


h 11.00 Coffee – break

h 11.15 Tavola rotonda: nuove politiche d’integrazione e sostenibilità.

Moderatore:– Filippo Fossati

Discutono: Enrico Rossi, Daniele Stolzi, Don Giovanni Nervo, Graziano Cioni, Romano Manetti.

h 13.00 Presentazione del forum sociale:

Rosanna Pugnalini.

Introduce Leonardo Lombardi

h 13.30: Chiusura del convegno:

Alessandro Vanni

Sede del convegno: Salone de’ Dugento

Palazzo Vecchio – Piazzo della Signoria

Firenze

Segreteria organizzativa:

Cristina Pieraccini

Tel. 055/2387624 – fax 055/2387512

e-mail: c.pieraccini@consiglio.regione.toscana.it
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II Convegno metropolitano DS

La nuova figura dell’infermiere

Firenze 11 maggio 2007

Salone de’ Dugento

Palazzo Vecchio

Firenze

Comitato promotore:

Sezione Salute Metropolitana DS.

Gruppo DS Comune di Firenze

Gruppo DS-L’Ulivo Consiglio Regione Toscana

L'infermiere è la figura più innovativa del Servizio sanitario nazionale. È la figura che ha ripensato il corso di studio, i contenuti professionali, la sua organizzazione. Lo ha fatto avendo ben presenti le grandi sfide della sanità: nuovo tipo di domanda, nuovo tipo di malato, nuove esigenze di 'governance' Ma anche considerando i grandi problemi della governabilità economica del sistema.

L’infermiere rappresenta un alleato indiscutibile nella costruzione di una nuova fase del Sistema Sanitario. Decisive sono le responsabilità e le competenze dell’infermiere nella cura del malato. Bisogna fare in modo che il Sistema Sanitario si basi su due pilastri: l’ospedale e la medicina del territorio, dove l’infermiere ha un ruolo fondamentale” (Livia Turco).

A questi professionisti bisogna dare la possibilità di contribuire di più allo sviluppo del sistema.

Chiediamo pertanto alle forze politiche, sindacali, professionali che l’infermiere non sia costretto a lavorare per compiti o secondo un modello organizzativo fondato sulla ripetitività delle attività. Chiediamo invece che venga valorizzato il suo ruolo ed utilizzate le competenze specialistico gestionali acquisite negli studi universitari per incidere sull'organizzazione sanitaria, per governare direttamente i processi di assistenza infermieristica, per garantire la qualità e la continuità assistenziale sanitaria e sociosanitaria, per sviluppare e qualificare i servizi territoriali.

Se non si realizza tutto questo rischiamo di perdere un patrimonio importante e di compromettere il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale.

Programma

h14.30 Registrazione dei partecipanti

h 14.50 Introduce:

Andrea Barducci

Segretario mertropolitano DS

saluto di Susanna Agostini

Gruppo comunale DS

Prima sessione: Nuovi modelli organizzativi

Moderatori: Alessia Petraglia - Luca Carbonai

h 15.00 Le funzioni dell'infermiere nel processo di modernizzazione dell’azienda sanitaria.
Relatore: Maria Grazia Monti.

h 15.15 L'infermiere nella gestione delle malattie croniche.
Relatore: Stefania Franciolini.

h 15.30 Figure di supporto all’assistenza infermieristica: gli OSS – OSSC.
Relatore:Davide Buccioni.

h 15.45 Discussione

Seconda sessione

Aspetti della formazione infermieristica;

Moderatori: Susanna Agostini

h 16.00 La ricerca infermieristica: un contributo importante per la Sanità. Relatore: Laura Rasero.

h 16.15 L’infermiere straniero (nel pubblico e nel privato accreditato). Relatore:Giancarlo Brunetti.

h 16.30 La formazione infermieristica: un bilancio del primo decennio.

Relatore: Laura D’Addio.

h 16.45 Discussione

h 17.15 Tavola rotonda: La professione infermieristica: quale futuro?

Moderatori: Patrizia Mondini – Filippo Fossati

Discutono: Monica Bettoni, Rossella Dettori, Gianfranco Cecinati, Marinella d’Innnocenzo, Gianfranco Gensini, Luigi Marroni, Saverio Proia,.

Conclusioni:

Enrico Rossi.

Sede del convegno: Salone de’ Dugento

Palazzo Vecchio – Piazzo della Signoria

Firenze

Segreteria organizzativa:

Cristina Pieraccini

Tel. 055/2387624 – fax 055/2387512

e-mail: c.pieraccini@consiglio.regione.toscana.it

Hanno garantito la loro presenza :

rappresentanti della IV° commissione dei comuni e della regione toscana, associazioni sindacati, istituzioni e gruppi consiliari.

D'Alema: «La leadership del Pd si deve definire in funzione della guida del Paese»


Intervista di Fabio Marini - La Stampa

Dopo un anno trascorso nel candido, monumentale palazzo della Farnesina, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema distilla uno dei suoi proverbiali paradossi: «Il nostro è un Paese che all’estero gode di un credito che non è percepito dagli italiani: il massimo del disprezzo per l’Italia è in Italia. Sulla scena internazionale giochiamo in serie A, abbiamo messo in sicurezza la politica energetica per i prossimi 20 anni, ma di tutto questo non c’è il minimo orgoglio: il dibattito interno è autodistruttivo, manca la consapevolezza di essere classe dirigente».

In queste ore si è accesa una polemica sulla Corte Costituzionale, organo rispettato ma storicamente non impermeabile alle pressioni politiche: condivide l’allarme lanciato dal giudice dimissionario?
«Io penso che se la Corte Costituzionale difende la propria indipendenza, è indipendente. Non ho mai fatto dichiarazioni per dire cosa debba fare la Corte o il Presidente della Repubblica perché questa è una cattiva abitudine. Ma non credo che la dichiarazione di un ministro possa ledere l’autonomia della Consulta che, nel corso della sua storia, è stata indipendente, ha dimostrato di essere un organismo di alta tutela e ha assunto decisioni anche coraggiose».

Non le è parsa poco istituzionale la forte critica del presidente della Camera all’istituto del referendum?
«Il referendum è uno strumento prezioso di partecipazione democratica. Ma è legittimo che si possa discutere su come viene usato il referendum. Anche per una piccola ragione: da un numero imprecisato di anni non si raggiunge il quorum e lo strumento ha finito per essere vanificato. Non sarei contrario ad una riforma che rafforzi lo strumento referendario sulla base di tre principii. Intanto la possibilità di istituire il referendum propositivo accanto a quello abrogativo che, nel tempo, si è prestato a tanti equivoci. E anche al paradosso di fare referendum abrogativi su una legge - quella elettorale - che non si può cancellare perché il Paese non può restarne senza. E dunque si è costretti a fare referendum che in realtà non abrogano».

Altri correttivi per rilanciare il referendum?
«Alzare in modo consistente la quota delle firme, per renderlo meno “facile”; ma anche abolire il quorum, per renderlo più incisivo, perché è troppo facile dire “non votiamo”, svuotando uno strumento di partecipazione democratica».

Questo referendum le piace?
«Rispetto questa iniziativa, ma auspico che si faccia una nuova legge elettorale, meglio se prima del referendum. La legge che abbiamo è pessima, ma il referendum, per le costrizioni nelle quali si muove, non risolve. In realtà l’intenzione giusta dei referendari rischia di non produrre gli effetti desiderati: si andrebbe incontro a due listoni senza preferenze, dando luogo soltanto a negoziati e spartizioni».

La legge elettorale di Massimo D’Alema?
«Un sistema limpidamente maggioritario che non cancelli le voci minori ma non le renda discriminanti ai fini della governabilità. Io preferisco il sistema uninominale a doppio turno. D’altro canto l’elezione del sindaco, tanto apprezzata in Italia, funziona così».

I giornali saranno spesso pettegoli, ma per la leadership del Partito democratico è tutto un fiorire di candidature e autocandidature. La fine di tante ipocrisie? O come nel primo miglio delle maratone gli outsider si mettono in luce prima di crollare alla distanza?
«Io penso che la politica dovrebbe essere in grado di dettare i tempi. Ciò detto, ho sentito la domanda sulla leadership fatta a Pierluigi Bersani. Lui ha risposto: “Al momento opportuno ci saremo tutti”. Titolo dei giornali: “Bersani: io sono candidato”. Prodi ha annunciato che allo scadere della legislatura considererà esaurito il suo mandato e dunque il problema della leadership del Pd verrà affrontato al momento opportuno».

Alcuni sostengono che il momento debba arrivare prestissimo...
«Io penso che il momento opportuno dista anni. E se vogliamo parlarne per anni, io non partecipo!».

Un leader incoronato subito, darebbe argomenti a chi vuole buttar giù il governo? Visto che il leader nuovo è già pronto...
«Io credo che leadership del Pd debba definirsi in funzione della guida del Paese e dunque in vista delle elezioni politiche. Che ci mettiamo noi a fare delle operazioni il cui effetto, magari non voluto, è quello di destabilizzare il quadro politico e spingere verso elezioni, mi sembra irragionevole».

In autunno sarà eletta l’Assemblea costituente e nella primavera 2008 nascerà il nuovo partito. E’ così?
«No. Il partito nascerà molto prima. Abbiamo previsto che in autunno si elegga attraverso una larga partecipazione popolare l’Assemblea costituente e una volta fatta quell’Assemblea, il partito è costituito. Anche perché l’opinione pubblica ha percepito i congressi Ds e Dl come dei momenti veri. Se noi torniamo in tv come Quercia e Margherita, l’italiano medio potrebbe restare scosso: ma come? Non avevate fatto il partito democratico? Anche nella transizione bisogna dare il senso di decisioni rapide e un contributo credo di averlo dato, non candidandomi a rifare il presidente dei Ds. Si tratta di trovare modalità per un percorso molto aperto, coinvolgente, rapido. Ciò che ci proporrà Piero Fassino nei prossimi giorni andrà in questa direzione».

Ma se il leader verrà eletto fra anni e con Prodi a Palazzo Chigi, il partito chi lo plasma? Un coordinatore?
«E’ chiaro che dovremo darci una struttura. Il partito democratico ha bisogno di una sua rappresentanza istituzionale e ce l’ha - i gruppi parlamentari, il governo - e di una struttura operativa che costruisca il partito con caratteri nuovi. Questo è un impegno fondamentale, che richiede un enorme lavoro per tutto il Paese. Serviranno dei responsabili e qualcuno che coordini questo lavoro».

Quando arriverà il momento della sfida per la leadership, perché Massimo D’Alema non dovrebbe essere della partita?
«Devo manifestare il mio grande fastidio verso il modo in cui si sta avviando il dibattito sulla leadership. Siamo l’unico Paese al mondo nel quale leadership è diventata una parolaccia, una specie di virus. La gente dice: “Ti sei preso la leadership?”. Io ho degli anticorpi e non prenderò questa malattia!».

Senza far nomi, Marco Tronchetti Provera ha accusato il gotha del governo di averlo danneggiato. Si sente chiamato in causa?
«Questo è un Paese nel quale tutti danno la colpa agli altri. Se il compito di noi politici è render conto del nostro operato e quando perdiamo le elezioni non possiamo dar la colpa agli imprenditori o ai giornalisti, così anche gli imprenditori devono render conto del loro operato di imprenditori».

Per un’azienda quotata in Borsa il silenzio dei politici più influenti non è un obbligo? Su Telecom non è stato così...
«Su Telecom non ho detto nulla, non ho partecipato a campagne, ho sempre avuto un rapporto corretto con Tronchetti Provera, non ho nulla da recriminare. Ma se posso dare a tutti un consiglio, nello stile del rispetto, suggerirei qualche intervista in meno».

Bersani: «Il Pd sarà il partito di una nuova grande sinistra democratica»


Intervista di Mario Sensini – il Corriere della Sera

PARIGI - «Qui in Francia Bayrou una volta era dall' altra parte. E oggi è in mezzo». Anche fermandosi lì, e beninteso il diessino Pier Luigi Bersani non se lo augura, «questo è un nuovo segnale incoraggiante sulla strada del Partito Democratico». Il fatto è, spiega il ministro dello Sviluppo, ieri a Parigi per un incontro con il governo, che «c'è già qualcosa che scorre sotto la pelle degli europei: una sinistra che sta allargando il concetto di lavoratore a quello di cittadino e un'area più moderata che scappa dal rischio di evoluzione populista della destra. Credetemi, il futuro PD sarà un sasso nello stagno. E mi fanno ridere i sondaggi fatti adesso. Facciamoli in autunno, poi si ride davvero».

Intanto lei si candida a guidare il nuovo partito...
«Chiariamo subito. Non parliamo di persone, ma di politica. Stiamo andando verso una vera Costituente e tutti, se hanno idee, devono essere candidati o candidabili. Se al nostro popolo diamo l' idea di una costituente con il guinzaglio rischiamo di buttare un potenziale enorme. Il primo punto per un nuovo partito sono le nuove idee. E tutti quelli che le hanno devono essere disponibili. A fare un passo avanti, oppure uno indietro, se serve».

Che criterio seguirebbe per metter su quest' Assemblea?
«Sarà la prima palestra di un grande meccanismo di partecipazione: mi auguro che la Costituente sia tarata sui collegi del "mattarellum", in forme tali da consentire la partecipazione agli iscritti dei Ds e della Margherita, ma anche a chi vorrà iscriversi allora».

E per definire la leadership?
«Io sono per i sistemi diretti. Le primarie a tutti i livelli, quindi».

Anche qui un confronto tra piattaforme?
«Certo. Da oggi ad ottobre dobbiamo cominciare a mescolare il sangue tra di noi e a confrontarci su tre o quattro temi di frontiera. Il rapporto tra politica ed economia, la questione settentrionale, quella femminile. I sì che dobbiamo dire all' ambiente, il Sud. Sdrammatizzando le ideologie».

Franco Marini dice che non vuol morire socialdemocratico.
«Noi dobbiamo porci problemi e traguardi fattuali. Marini può star tranquillo. Anche Rutelli. Quando dice non dentro il Pse, ma con il Pse. Troveremo insieme una soluzione. Il PD sarà il partito di una nuova grande sinistra democratica, ma non tanto perché sta nel Pse. Semmai perché se è un valore l' uguaglianza, lo sono anche le liberalizzazioni, la concorrenza, la riforma della pubblica amministrazione».

Saranno felici i partiti della sinistra più radicale, fuori dal PD...
«Non pensino che lasceremo incustodita la parola "sinistra". Nè i suoi valori».

Parlava dei rapporti tra politica ed economia, eppure il suo governo nella vicenda Telecom è stato accusato di ingerenza.
«Letture sbagliate. Il nostro problema era ed è quello di avere gli investimenti sufficienti per la larghissima banda e garanzie di accesso non discriminato. A questo fine è preferibile avere società con meno debiti e più risorse da investire. E magari un meccanismo che non faccia pesare tutto sulla bolletta degli utenti, anche con l' uso dei fondi europei. Di tutto questo Telecom e l' Autorità stavano già discutendo... Forse sarebbe stato più semplice dire che abbiamo bisogno di una nuova regolamentazione per gli investimenti e l' accesso alla rete. Tutto qui».

Gli americani non hanno gradito...
«Ci spiegassero, gli americani, come funziona il loro mercato. Ci dicessero se quell' azienda messicana può acquistare una rete di tlc negli Usa. Io capisco gli interessi di Carlos Slim ma, forse per un mio limite, non capisco quelli di At&t. Però vedo che erano alleati...»

E Telefonica? Il diritto di veto?
«Non lo so, c' è ancora da chiarire nei particolari dell' accordo. Sono comunque società complementari o complementabili. La nostra dimensione è l' Europa: e dobbiamo avere non campioni nazionali, ma europei, in concorrenza tra loro, per poi avere un vero mercato continentale. Tra Telecom e Telefonica c' è pure una certa simmetria nell' azionariato: nel nocciolo duro ci sono le banche e questo può essere funzionale al disegno».

Senza capitalisti...
«Beh, guardi. C' è capitalista e capitalista: c' è chi compete e non chiede nulla alla politica e chi non chiede nulla perché pretende. In ogni caso tra scatole cinesi e patti di sindacato si è davvero passato il segno ignorando interessi e diritti dei piccoli azionisti. Ci vogliono ulteriori norme europee sulle opa e anche una modifica della normativa civilistica nazionale per scoraggiare, anche fiscalmente, le scatole cinesi. Quanto a Telecom... Le banche almeno in parte prima o poi usciranno, e una soluzione industriale si rafforzerà. Intanto c' è una base solida per un campione europeo».