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domenica 5 agosto 2007

Il lavoro dei ministeri: i provvedimenti più importanti, le questioni aperte

3 agosto 2007

Per il governo Prodi è tempo di bilanci. L'azione di governo durante questo anno parlamentare è stata caratterizzata da numerosissimi interventi e provvedimenti. Alcune questione hanno trovato applicazione, altre sono ancora aperte. Prendendo spunto da contributi pubblicati dal nostro sito, sia sotto forma scritta, sia tramite le webtv del partito, passiamo in rassegna alcune delle questioni più importanti sulle quali si è concentrato e si sta tuttora concentrando il lavoro dei diversi ministeri.

AMBIENTE E ENERGIA
Italia a Ue: risparmio energetico del 9% entro il 2012

Bersani lancia la eco-industria

CULTURA
>> Guarda l'intervista al sottosegretario ai Beni Culturali Elena Montecchi su dsonline.tv

EXTRAGETTITO E DPEF
Visco: giù le tasse in Finanziaria 2008

Sì del Senato alla fiducia sull'extragettito

Passa alla Camera la risoluzione dell’Unione sul Dpef

GIOVANI
Per i giovani 600 milioni
Intervista a Giovanna Melandri

INNOVAZIONE PA
Nicolais: entro fine legislatura il Paese sarà completamente informatizzato

>> Guarda il servizio E-democracy e participazione al Forum PA 2007 da dsonline.tv

LEGGE ELETTORALE
Il tempo non è scaduto, il Parlamento può ancora fare una buona legge (42456)
Intervista a Vannino Chiti

LIBERALIZZAZIONI
Un anno di liberalizzazioni, Bersani: il processo va avanti

>> Guarda La conferenza stampa su dsonline.tv

PENSIONI E WELFARE
Aumento delle pensioni basse, ecco come

Come nasce e cos'è il «protocollo welfare»

Pensioni, ecco la riforma

POLITICA ESTERA
D’Alema al Senato: creare la pace vuol dire disarmare gli animi

Tre mosse per investire in un continente in marcia
Articolo di Massimo D’Alema

Per avere peso nel mondo occorrono grandi scelte bipartisan
Intervista a Massimo D'Alema

>> Guarda il convegno Un'Europa unita per un mondo più giusto su dsonline.tv

SANITA'
Turco: una “protezione civile” della sanità per risanare il debito

Un anno di governo
Il bilancio del ministro Livia Turco

>> Guarda La tre giorni della salute – Intervista a Livia Turco su dsonline.tv

>> Guarda il convegno Ricerca e Innovazione in Sanità su dsonline.tv

SICUREZZA SUL LAVORO
Con la nuova legge premi per le aziende virtuose, carcere per chi non rispetta le regole
Intervista a Cesare Damiano

Il lavoro è vita
Lettera di Livia Turco

SICUREZZA E DIRITTI
Sì a una legge anti-violenza con intesa bipartisan
Intervista a Barbara Pollastrini

>> Guarda La giornata contro le discriminazioni su dsonline.tv

La sinistra è troppo indietro
Intervista a Marco Minniti

Il governo merita fiducia

Lettera di Romano Prodi, da "L'Unità"
3 agosto 2007

Care amiche e amici,

Questa lettera aperta è rivolta in modo particolare a quanti, sostenendo l’Unione, hanno espresso la loro preferenza per i partiti della sinistra. Al tempo stesso è una riflessione comune che credo doverosa e che forse era giusto fare anche prima.

Leggo spesso sulle pagine dei quotidiani di riferimento di questo elettorato parole pesanti e preoccupate. Non vengono da un'opposizione preconcetta, ma vengono da chi, con lealtà, sostiene il governo di centrosinistra, lo stesso governo che gli elettori-lettori di questi giornali hanno contribuito ad eleggere nell'aprile dell'anno scorso. Sono quindi parole da considerare con attenzione. E rispettare.

La critica costruttiva è l'anima di una politica vera. Sia negli editoriali che negli articoli o nei commenti ospitati su quelle colonne si legge spesso la parola «mobilitazione». In queste ultime settimane, poi, sembra quasi che il mantra della reazione sia una sorta di «liberazione» o «manifesto» (scusate il gioco di parole), con cui la sinistra cosiddetta radicale si prepari ad affrontare la ripresa del dibattito politico e dell'attività di governo.
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Chiariamo subito un primo concetto. Io non credo affatto all'idea di una sinistra «radicale». Ve lo dico come leader dell'Unione e come presidente del futuro Partito Democratico, un partito che non deve essere visto come un avversario ma al contrario come un motivo in più per una coabitazione rispettosa e serena. Ho troppa stima per le donne e gli uomini che compongono la grande area della sinistra (e che stanno giustamente lavorando affinché ci sia in questa area una forma di riunificazione moderna ed europea) per considerare come «radicale» qualcosa che invece è a mio avviso estremamente «popolare». L'idea stessa di considerarsi i difensori della società meno fortunata è un compito nobile. Specie quando si è chiamati a farlo ricoprendo incarichi di responsabilità.

La sinistra, dopo i cinque anni di devastazione sociale ed etica alimentati dal governo delle destre, ha testardamente voluto il governo di questo Paese. Ha lavorato per questo obiettivo insieme alle altre forze dell'Unione, costruendo un Programma e un'idea diversa di Italia. Ha fatto tutto questo ben sapendo che al primo posto delle emergenze c'era il risanamento dei conti pubblici. Non senza fatica ha condiviso un Dpef e una Finanziaria che hanno prodotto risultati mirabili a fronte di una nuova richiesta di sacrifici per i cittadini. Sacrifici che, anche grazie a tutti i ministri del Governo e ai gruppi parlamentari che ne rappresentano l'elettorato in Senato e alla Camera, sono stati equi e giusti, diminuendo privilegi ed ingiustizie.

Il percorso delle riforme ci ha portati nelle scorse settimane a definire con i sindacati il Protocollo sulle pensioni e sul welfare. Non è stato un atto isolato o autoritario, ma il frutto di mesi di concertazione, una parola che non vorrei venisse sottovalutata. Il governo precedente aveva imposto, noi abbiamo scelto di condividere. È stato così sulle grandi opere, sui temi ambientali, sulle riforme economiche. Non poteva che essere così anche sul welfare.

Non mi stupisco quando si dice che si poteva fare di più e che a settembre è necessario lavorare ancora per fare in modo che l'equità sia massima e che si cancellino i favoritismi. Ma vorrei che a quel mese di settembre si arrivasse dopo aver analizzato con trasparenza e serietà quanto è stato fatto finora in questo ambito.

Lasciatemi sintetizzare in poche parole orgogliose quanto è stato siglato il 23 luglio, una data importante.

Innanzitutto è stato evitato che, il 31 dicembre, entrasse in vigore una delle leggi più arroganti di sempre, uno «scalone» di disuguaglianze e finte responsabilità. Basterebbe questo, come il Programma firmato insieme ci stimolava a fare, per considerare un successo quell'accordo. Ma non basta: abbiamo deciso di investire sul futuro dei giovani e dei meno giovani attraverso un progetto da 35 miliardi di euro in dieci anni, garantendo assegni più alti e tutele più forti. Abbiamo allargato la platea dei lavori usuranti, abbiamo limitato le pensioni d'oro, abbiamo, in buona sostanza, fatto quelle politiche sociali che la sinistra ci chiedeva il 9 e il 10 aprile del
2006 mettendo la propria croce sul simbolo dell'Unione.

Ma non è tutto. Ferme restando le esigenze di riequilibrio dei conti pubblici, l'extragettito frutto delle politiche serie di lotta all'evasione e che proprio in queste ore è stato approvato in Parlamento ci ha permesso di alzare le pensioni minime a milioni di cittadini, far riscattare la laurea senza esborsi folli ai giovani, aumentare la lotta al precariato che già è stato limitato dalle politiche sul cuneo fiscale. Certo, si può fare di più, ci mancherebbe. Ma sfido chiunque a non definire queste scelte come «popolari».

Abbiamo ancora molto da fare e non solo su temi fiscali ed economici. Ci sono da portare a termine le riforme istituzionali imposte dalla destra, da risolvere il conflitto di interessi, da garantire il pluralismo dell'informazione e della formazione. C'è, forte, la necessità di lavorare per le sicurezze, a partire da quelle per i lavoratori. Le Camere hanno approvato una legge che abbiamo fortemente voluto ma non basta. Non è tollerabile piangere ogni giorno vite spezzate dalla mancanza di regole e di tutele. Siamo di fronte a un'emergenza nazionale che va combattuta con provvedimenti forti e controlli severi, come abbiamo iniziato a fare: in questi mesi sono stati assunti 1411 ispettori, sospese 1760 aziende prive dei requisiti di legge in materia e altre 711 regolarizzate. E non dimentichiamo che ben 143mila lavoratori sconosciuti all'Inail, metà dei quali stranieri, sono adesso garantiti.

Anche sull'ambiente abbiamo fatto solo una parte del lavoro che ci eravamo ripromessi. E che dobbiamo intensificare assolutamente dopo la pausa di agosto. Proprio in queste ore il ministro Pecoraro Scanio ha ricordato gli impegni programmatici su Kyoto, la Legge obiettivo, la lotta all'inquinamento, le biodiversità. Tutto il governo, tutta la maggioranza devono essere «verdi», perché è in gioco il futuro delle nuove generazioni e lo stesso sviluppo del Paese. Abbiamo investito in un piano sull'energia di grande profilo, ci siamo attivati nelle tutele e nella ricerca. Ma sappiamo di poter dare e fare di più, perché anche in questo siamo più responsabili e motivati di chi ci ha preceduto.

Per tutte queste ragioni vorrei davvero che in autunno ci fosse quella mobilitazione di cui si parla: nelle piazze, come sui luoghi di lavoro. Portando sì le vostre istanze, l'orgoglio «popolare», gli stimoli e naturalmente anche le critiche. Ma ricordando che questo Governo merita fiducia perché in soli 14 mesi ha rimesso a posto il debito, vede ripartire l'economia e tutelare i consumatori grazie alle liberalizzazioni, non teme i giudizi europei e internazionali, combatte la propria guerra alle guerre e si batte per la moratoria sulla pena di morte. E, appunto, sta ricostruendo un sistema di welfare che non deve essere giudicato tutti i giorni da «riformisti» o «radicali» come un qualcosa da cambiare comunque.

Se potremo migliorare ancor di più le nostre azioni sociali lo faremo, statene certi. E ascolteremo con attenzione tanto i cittadini quanto il Parlamento. Ma non dimentichiamo mai, prima di giudicare o attaccare, quello che stiamo riuscendo a fare insieme dopo tanti, troppi anni bui.

sabato 9 giugno 2007

Basta sinistra di lotta e di governo, quel mito andava bene per Togliatti

Il ministro degli Esteri attacca l'opposizione: dissennato parlare di Italietta. Poi avverte Prc, Pdci e Verdi

D'Alema: la gente vuole un Paese che cresce, è stufa dei casini...
di MASSIMO GIANNINI

ROMA - Lezioni americane. Ora che Bush ha lasciato l'Italia, si può azzardare un bilancio di questa visita che era insieme attesa e temuta, per ragioni uguali e contrarie, dalla maggioranza e dall'opposizione. Massimo D'Alema ne vede almeno due, di insegnamenti possibili. Il primo riguarda questa dissociata "sinistra a due piazze" vista all'opera per le strade di Roma: "Il ciclo dei partiti di lotta e di governo è finito, la gente non li capisce, non li apprezza più".

Il secondo riguarda questa dissennata "destra a più voci", vista all'opera nei comizi elettorali e negli studi tv: "Parlare di Italietta e scommettere sempre sul peggio, con il solo scopo di dare la famosa spallata al governo, è un gioco sciocco e irresponsabile, non paga più".

Il ministro degli Esteri è alla vigilia della sua partenza per la Turchia. Ma non si sottrae a una riflessione politica, sulla "due giorni" italiana del presidente degli Stati Uniti. "Il vertice è andato molto bene - osserva - loro hanno capito e apprezzato le nostre posizioni. Vede, gli Stati Uniti sono in una fase piuttosto difficile. Hanno bisogno di alleati sinceri come l'Italia...".

Gli Usa escono da una lunga fase nella quale hanno dettato la loro nuova dottrina "teo-con" al pianeta. L'idea di "esportare la democrazia", per quanto discutibile e velleitaria, è stata al centro del dibattito internazionale e della strategia americana di questi anni. Ma i frutti di quella semina non si vedono. Bush lo ha capito. E per questo cerca una via d'uscita. E cerca alleati con i quali discutere.

L'Italia, oggi, gioca esattamente questo ruolo: "L'America è un grande Paese - osserva D'Alema - e Bush ha capito perfettamente che il nostro governo è leale, ma certo meno allineato del precedente. Ma ha capito anche che oggi possiamo offrirgli due asset che il governo Berlusconi non aveva. Il primo: noi siamo oggettivamente più forti in Europa. Il secondo: noi siamo oggettivamente più credibili nel mondo arabo".

Da qui, per il ministro degli Esteri, arrivano i riconoscimenti pubblici che il presidente americano ha tributato a Prodi. Sull'Afghanistan, sul Libano, persino sull'Iran e sulla Siria. "Con Washington siamo riusciti a costruire un rapporto più indipendente e più libero, rispetto al passato. Questo scandalizza i "camerieri locali", ma non certo gli americani". In questo lavoro di ricucitura, secondo D'Alema, non è stato d'intralcio il ritiro italiano dall'Iraq, e meno che mai il limitato contributo italiano alla missione in Afghanistan.

"Cambiamento delle regole d'ingaggio, caveat da rimuovere: sono tutte invenzioni della stampa italiana - taglia corto D'Alema - visto che loro rispettano la sovranità nazionale e queste cose non ce le hanno mai chieste. Sono i primi a sapere che proprio noi diamo il contributo maggiore al peacekeeping, e in Afghanistan abbiamo il doppio dei soldati della Francia. Per questo ci hanno ringraziato".

Lo stesso ringraziamento è arrivato per il Medioriente. "L'unico punto di difficoltà - riconosce il ministro degli Esteri - lo abbiamo tuttora sull'Iran. L'Amministrazione americana resta ferma sulla linea delle sanzioni, e pone come pre-condizione irrinunciabile per la riapertura di un dialogo quella di fermare le sperimentazioni sull'uranio. La nostra posizione è meno rigida: anche noi siamo per mantenere le sanzioni, ma siamo al tempo stesso favorevoli all'idea di aprire un negoziato che serva a fermare una spirale pericolosa".

Tuttavia, secondo il resoconto del vicepremier, anche il delicatissimo dossier su Teheran, durante gli incontri di Roma è stato affrontato dall'uomo della Casa Bianca senza pretese egemoniche e senza toni ideologici. "L'America è un grande Paese", è il leit-motiv del capo della Farnesina. E Bush, nonostante le critiche che gli si possono muovere, è un politico vero. "Anche il modo in cui ha affrontato la questione dell'incontro con Berlusconi è stato esemplare", commenta D'Alema. "L'ha gestita con grande correttezza, consultandosi prima con Prodi, chiedendo se quell'incontro avesse rappresentato un problema. E poi l'ha affrontato con modalità discrete e niente affatto "invasive". E' stato un gesto di grande attenzione politica. Un segnale di fair play, che ho molto apprezzato".

A rovinare il "presepe" fin troppo idilliaco raccontato da D'Alema, tuttavia, hanno provveduto due diversi radicalismi. Da un lato i cortei della sinistra, dall'altro lato gli anatemi della destra. E qui siamo alle "lezioni americane", che il vicepremier prova a trarre da questo weekend italiano.

"Alla destra che ha strepitato e a ha parlato di Italietta c'è poco da dire. Hanno perso, perché hanno scommesso tutto sulla drammatizzazione, che poi invece non c'è stata, per lo meno non nelle forme catastrofiche che qualcuno aveva ipotizzato. Questo è motivo di profonda amarezza: c'è una destra che scommette sempre sul peggio, e un'opposizione del genere non esiste in nessun Paese del mondo. E' evidente l'assillo esistenziale di Berlusconi, che ha fretta di far cadere il governo perché vuole tornare al più presto a votare. Ma non capisce che sulla piattaforma esclusiva delle elezioni anticipate non si mobilitano né gli italiani, né i suoi stessi alleati?".

Ma l'altra lezione americana, forse quella più importante, riguarda la sinistra. "Il vero evento di questo fine settimana - sostiene D'Alema - è stato il fallimento del corteo della sinistra radicale. Io l'avevo detto: se avete delle critiche da muovere a Bush, c'è già un governo che se ne assume la responsabilità, e che gliele esprime apertamente. A cosa serve l'inutile rito della piazza?".

Ora la disperata "sinistra a due piazze" deve riflettere. "Io spero che Rifondazione, il Pdci, i Verdi, traggano il giusto insegnamento da quello che è accaduto. Loro si devono rendere conto che il giochino che chi sta al governo poi va anche a fare i cortei per la strada non funziona più. L'opinione pubblica non lo capisce, e quindi non lo approva".

Ma questo, va da sé, per partiti che hanno fatto del "movimento" la loro ragion d'essere significa quasi rinnegare una tradizione politica. "Parliamoci chiaro: il "partito di lotta e di governo" non è e non può più essere attuale. Quella è stata un'idea geniale di Palmiro Togliatti: sapendo bene che il Pci non sarebbe mai andato al governo, aveva coniato la formula per tenercelo agganciato, evitando che gli sfuggisse per la via dell'estremismo. Oggi quella stagione è morta e sepolta. Oggi noi ci stiamo, al governo. E allora abbiamo solo un dovere: governare, e non scendere in piazza".

Il paradosso, nelle condizioni date e con il rischio che oggi l'Unione perda anche la provincia di Genova, è che i Giordano, i Pecoraro e i Diliberto possano invece trarre da quello che è successo la lezione esattamente opposta: perdiamo consensi perché siamo troppo "governativi". Se fosse così, per Prodi sarebbero guai seri. D'Alema vede il rischio: "Certo, il pericolo che si generi un certo nervosismo esiste senz'altro. Sulle pensioni e sul Dpef potrebbero scaricarsi nuove tensioni. Io spero che non facciano questo errore, spero che non si facciano tentare dall'idea di "spostare più a sinistra l'asse di governo", come si usa dire. Non è di questo che c'è bisogno. C'è bisogno di assecondare la crescita, e di tarare l'azione del centrosinistra sull'idea di una vera e propria "ripartenza". Queste serve, mentre non servono nuovi conflitti. La gente vuole che il Paese sia governato. La gente è stufa dei casini...". Questa, al contrario delle precedenti, è una tipica "lezione italiana".

giovedì 1 marzo 2007

Iniziativa su IV Congresso e sul Governo Prodi a Sieci



Unione comunale di Pontassieve
Unità di base di Sieci


Verso il IV Congresso dei DS

A sostegno del Governo Prodi



Venerdì 2 marzo 2007, ore 21,30
Circolo 1° Maggio, via Mascagni 39
, SIECI

intervengono:
  • Mauro Perini - mozione Fassino
  • On. Marisa Nicchi - mozione Mussi
  • un rappresentante per la mozione Angius

mercoledì 28 febbraio 2007

Verso il IV Congresso DS: Iniziativa a Dicomano

Democratici di Sinistra - Unità di base di Dicomano

MERCOLEDI 28 FEBBRAIO 2007 ore 21.15

presso il Circolo Arci Dicomano

VERSO IL
IV CONGRESSO
DEI DEMOCRATICI DI SINISTRA:

LE TRE MOZIONI CONGRESSUALI A CONFRONTO

Considerati gli ultimi eventi che hanno interessato il Governo Prodi, l'iniziativa verrà ampliata a una discussione sull'attualità politica nazionale e a sostegno del Governo Prodi

Introduce:

Alessio Poggiali - Segretario DS Dicomano

Interverranno:

Paolo Cocchi - Capogruppo DS Consiglio regionale

Mozione Fassino

Alessia Petraglia - Consigliere regionale DS

Mozione Mussi

Alessio Biagioli - Assessore comune di Calenzano

Mozione Angius-Zani



sabato 24 febbraio 2007

L'Ulivo Toscano per il Governo Prodi

Governo, mobilitazione dell'Ulivo in Toscana

Scarica il volantino

L'intesa sul Governo


I dodici punti posti da Prodi ai partiti dell'Unione:


1. Rispetto degli impegni internazionali e di pace. Sostegno costante alle iniziative di politica estera e di difesa stabilite in ambito Onu ed ai nostri impegni internazionali, derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza Atlantica, con riferimento anche al nostro attuale impegno nella missione in Afghanistan. Una incisiva azione per il sostegno e la valorizzazione del patrimonio rappresentato dalle comunità italiane all'estero.

2. Impegno forte per la cultura, scuola, università, ricerca e innovazione.

3. Rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare ai corridoi europei (compresa la Torino-Lione). Impegno sulla mobilità sostenibile.

4. Programma per l'efficienza e la diversificazione delle fonti energetiche: fonti rinnovabili e localizzazione e realizzazione rigassificatori.

5. Prosecuzione dell'azione di liberalizzazioni e di tutela del cittadino consumatore nell'ambito dei servizi e delle professioni.

6. Attenzione permanente e impegno concreto a favore del Mezzogiorno, a partire dalla sicurezza.

7. Azione concreta e immediata di riduzione significativa della spesa pubblica e della spesa legata alle attività politiche e istituzionali (costi della politica).

8. Riordino del sistema previdenziale con grande attenzione alle compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni basse e i giovani. Con l'impegno a reperire una quota delle risorse necessarie attraverso una razionalizzazione della spesa che passa attraverso anche l'unificazione degli enti previdenziali.

9. Rilancio delle politiche a sostegno della famiglia attraverso l'estensione universale di assegni familiari più corposi e un piano concreto di aumento significativo degli asili nido.

10. Rapida soluzione della incompatibilità tra incarichi, di governo e parlamentari, secondo le modalità già concordate.

11. Il portavoce del presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di portavoce dell'esecutivo.

12. In coerenza con tale principio, per assicurare piena efficacia all'azione di governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l'autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto.

giovedì 22 febbraio 2007

Nota della segreteria regionale dei DS toscani


MOBILITAZIONE A SOSTEGNO DEL GOVERNO PRODI

22 febbraio 2007

La segreteria regionale dei Democratici di Sinistra si è riunita per una prima valutazione sulla crisi di governo.

La segreteria condivide e fa proprio il sentimento di forte disappunto e preoccupazione che in queste ore investe le iscritte e gli iscritti ai DS e gli elettori del centrosinistra. I cittadini sono disorientati per aver visto disatteso da parte di singoli esponenti della sinistra radicale l’impegno di unità e responsabilità preso davanti agli elettori.

Occorre dare fin da subito un forte segnale di coesione del centrosinistra, riconfermando la piena fiducia a Romano Prodi e al suo governo, e ripartire al più presto con le riforme che il paese attende dal centrosinistra.

È sulla politica estera del governo, in primo luogo, che deve affermarsi una maggioranza stabile, considerati anche il largo consenso dell’opinione pubblica sull’operato del ministro D’Alema e il riconoscimento internazionale del nuovo ruolo che l’Italia è tornata a ricoprire, a cominciare dalle vicende libanese e afgana.

Come DS della Toscana ribadiamo tutto il valore del progetto politico dell’Unione. L’Unione ha il dovere di ripartire al più presto con l’iniziativa di governo per realizzare i punti del programma condiviso da tutta la coalizione. Ciò deve avvenire anche attraverso l’impegno a superare le difficoltà di tenuta che oggi, al Senato, sono causate da una brutta legge elettorale che rende instabile qualunque progetto di governo. Ribadiamo la necessità di un bipolarismo forte e di soggetti politici in grado di interpretarlo per rispondere alla forte domanda di unità e stabilità che viene dai cittadini.

La segreteria regionale invita l’insieme del partito e le forze politiche dell’Unione a promuovere, fin dalle prossime ore, iniziative mirate all’ascolto dei cittadini ed alla mobilitazione a sostegno del governo Prodi.

Relativamente alla campagna congressuale, in attesa degli sviluppi della crisi di governo, la segreteria regionale ha deciso che le iniziative programmate per il prossimo fine settimane, anche dalle singole mozioni, siano trasformate in occasioni per tutto il partito di confronto e riflessione sulla situazione politica nazionale.