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lunedì 24 settembre 2007

CENA PER IL PARTITO DEMOCRATICO A PONTASSIEVE


CENA PER IL PARTITO DEMOCRATICO
Pontassieve, 29 settembre 2007
ore 19,00 - Aperitivo con VITTORIA FRANCO e GIANNI SALVADORI
ore 20,00 - Cena Menu Toscano
Ristorante dello Stadio Comunale, Viale Hanoi

PRENOTAZIONI tel.055/8368640
Prenotazioni per email

venerdì 31 agosto 2007

Anna Finocchiaro: «Fedeltà a Prodi ma guardiamo al futuro»

di Simone Collini - l'Unità, 30 agosto 2007

«Ma qualcuno pensa che con simili discussioni noi motiviamo le persone a partecipare alla fase costituente del Partito democratico?». Anna Finocchiaro non lo pensa. La polemica «incomprensibile» di Arturo Parisi nei confronti di Walter Veltroni ma anche Rosy Bindi che parla di candidatura degli apparati. Per non parlare di Rifondazione comunista che ne approfitta per sostenere che il Pd destabilizza il governo.

«La capogruppo dell’Ulivo al Senato, che alle primarie di ottobre si candiderà nella lista caratterizzata dai temi dell’innovazione (quella lanciata a fine luglio da Melandri, Realacci, associazioni giovanili ed esponenti della Cgil) è piuttosto preoccupata: «Questa doveva essere una fase attraente, durante la quale ciascun candidato segretario avrebbe naturalmente potuto mostrare la sua diversità rispetto agli altri, ma senza mai mettere in discussione la volontà e l’ambizione di ciascuno di costruire uno stesso partito».

Invece, presidente Finocchiaro?
«Assistiamo a discussioni che non rendono allettante il dibattito sul Pd. E questo non può che essere un problema se vogliamo fare un grande partito dei riformisti, aperto, plurale, che riesca a raccogliere forze che non sono esclusivamente quelle dei partiti di partenza e che abbia una vocazione maggioritaria. La discussione va fatta sui contenuti, sui progetti, non si può parlare in continuazione di due temi che considero, invece, totalmente fuori discussione».

E sarebbero?
«La fedeltà a questo governo, che è l’unico possibile e che va sostenuto in ogni modo, e il fatto che stiamo partecipando a un’operazione che è tutto tranne che la sommatoria di due partiti, e tanto meno di due apparati. Queste due questioni sono fuori discussione. Se invece continuano a rimbalzare, come è avvenuto in questi giorni, allora sì che il dibattito appare davvero tra ceti politici, da notabilato».

Possibile che la cosa sfugga a uno attento come Parisi, che se l’è presa con Veltroni perché ha detto che il suo obiettivo è consolidare e non sostituire Prodi?
«Non le ho capite le argomentazioni di Parisi. È un mio limite naturalmente, ma ho ascoltato il discorso che ha fatto a Telese e non l’ho capito».

E però se la spiega in qualche modo questa uscita?
«Quello che vedo è un limite complessivo della discussione in atto. E cioè che stiamo ragionando come se ci trovassimo in un quadro immutabile di scenari e di vincoli. Dove vincoli non necessariamente è usato in un’accezione negativa».

Che cosa vuole dire?
«Eravamo partiti da un’altra idea rispetto al Pd, e cioè che poiché non bastavamo più al paese dovevamo costruire un grande partito che avesse l’ambizione di essere maggioritario, che fosse in grado di raccogliere classi dirigenti, associazioni, personalità, che coinvolgesse milioni cittadini, un grande partito dei riformisti italiani. Questa doveva essere la nostra risposta alla crisi della politica. Ma se continuiamo a muoverci in questo quadro dei vincoli, ogni giorno ci sarà una polemica sul fatto che Veltroni vuole sostituirsi a Prodi o su Rifondazione che dice che il Pd destabilizza il governo. Quando assisto a queste discussioni rimango allibita, anche perché il nostro è il tentativo più serio, impegnativo e anche rischioso che sia stato messo in campo».

Non è che gli altri stiano del tutto fermi, dal Prc all’Udeur.
«Sì, la sinistra sta cercando di costruire la Cosa rossa, l’Udeur persegue una strategia centrista. Ma a maggior ragione ciò dimostra che questo è un passaggio politico che prelude al dopo. È il dopo che dobbiamo costruire. Come è possibile che stiamo inchiodati a una discussione che dà per immutabile lo scenario e i vincoli attuali? Mi pare che stiamo rischiando tutti di perdere un’occasione».

Insomma non è un tabù parlare di alleanze future o ipotizzare che un domani il Pd corra da solo?
«Scusi ma se si decide di liquidare due partiti, di cui uno fondato nel 1921 e l’altro con radici nobilissime, secondo lei lo si fa per fonderli insieme o per dar vita a un grande partito a vocazione maggioritaria? Se non fosse quest’ultima la ragione saremmo dei pazzi».

Però facendo simili ragionamenti oggi si mette in discussione la realtà attuale, obietta qualcuno.
«Non è così. Non si tocca né questa maggioranza né questo programma, tanto per essere chiari. E questo perché il governo Prodi garantisce in questo momento al paese il massimo possibile di equità, sviluppo, diritti, innovazione, riforme. Ma dobbiamo costruire il futuro. E sappiamo quali sono i tempi della politica. Forse qualcuno pensa che bastino uno o due anni per costruire uno scenario politico diverso? Con il Pd noi stiamo cambiando il sistema politico italiano, perché abbiamo capito che questa è una delle questioni di blocco della nostra democrazia e dello sviluppo del paese, della sua modernizzazione».

Lei guarda lontano ma ci sono problemi più immediati: Giordano si dice pronto a ridiscutere il governo se Rutelli o altri puntano a modificare il programma dell’Unione.
«Noi dobbiamo continuare a lavorare per nutrire il programma. Una discussione politica tra alleati, per di più in una situazione così difficile per il paese che ha la pressante necessità di essere rimesso in movimento, non può essere fatta a colpi di ultimatum».

Dice Giordano: dobbiamo riprendere la connessione sentimentale con il nostro popolo.
«Benissimo, un’espressione gramsciana che io amo. Ma la connessione sentimentale in questa situazione dobbiamo stabilirla col paese. Non possiamo pensare, visto che siamo al governo e non all’opposizione, di costruirla uno contro l’altro, creando ulteriori barriere, divisioni, conflitti. Spinte diverse nella coalizione ci sono e bisogna gestirle politicamente con saggezza, con prudenza, e soprattutto senza sacrificare la possibilità di un cambiamento, per tutti positivo. In queste condizioni, il tutto e subito se no me ne vado non può funzionare».

Lei si candiderà in qualche lista, il 14 ottobre?
«Sì, in quella che nasce dal manifesto “ambiente, conoscenze e lavoro”».

Perché ha scelto questa lista piuttosto che quella in cui si candideranno la maggior parte dei dirigenti dei Ds e della Margherita?
«Il Pd ha la necessità di tenere nella propria anima l’essenza moderna e positiva della sinistra italiana e noi dobbiamo disseminarci come il sale della terra».

Il sale della terra?
«È una battuta naturalmente, non voglio paragonarci a tanto. Seriamente, c’è la necessità politica che ci si mischi già nelle liste. Io voglio dare il mio contributo ad una lista che per apertura e “mescolanza” di soggetti somigli davvero molto all’idea di Pd che ho».

Ha mai pensato di candidarsi a segretario nazionale?
«Brevemente».

Pentita di non averlo fatto?
«No, perché quando Veltroni ha dato la sua disponibilità ho capito che quella era la soluzione migliore e la prospettiva più unificante».

mercoledì 27 giugno 2007

Una lista toscana per Veltroni

L'Unità Firenze 27 giugno

È l’idea del segretario Ds Manciulli (col sostegno di Domenici e Martini): «Il PD deve essere un partito federale»

di Vladimiro Frulletti

UNA LISTA TOSCANA a sostegno di Walter Veltroni. E questa la proposta del segretario regionale dei Ds toscani Andrea Manciulli che lunedì pomeriggio ha incas-
sato il via libera (unanime) della direzione della Quercia. Insomma in vista della decisione del sindaco di Roma di correre per la guida del Partito Democratico (la riserva sarà sciolta oggi a Torino) in Toscana sono già iniziate le grandi manovre per le primarie del prossimo 14 ottobre. E Manciulli, che domani sarà a Roma per la riunione dei segretari regionali e provinciali convocati da Fassino, ha ricevuto un mandato pieno per imboccare questa “via toscana” al PD. Perché l’idea di una lista toscana per Veltroni si lega al disegno di Manciulli (su cui si sono poi ritrovati anche molti altri segretari regionali Ds) di un partito federale, cioè composto da tanti PD quante sono le regioni. Quindi che il 14 ottobre elegga non solo il vertice a Roma, ma anche i dirigenti locali. Eppure questa strada non è in discesa. «A parole tutti dicono di volere un partito federale - si lamenta Manciulli, - ma poi non si fanno passi in avanti. Non c’è certezza ad esempio né sul quando né sul come verranno eletti i nuovi dirigenti regionali del PD. Il federalismo non può essere uno slogan. I territori devono essere protagonisti nella costruzione dal basso del nuovo partito. E noi ci batteremo per avere certezze in questo senso perché le chiacchiere non ci bastano più». Anche perché i Ds toscani vogliono che il loro peso specifico (in voti e iscritti) non sia disperso. «Dalla direzione ­ spiega Manciulli ­ è venuta una spinta generale a sostegno di Veltroni. E stata una riunione molto partecipata. C’erano Domenici, Martini, Fontanelli, Cosimi, i nostri assessori regionali. E da tutti è arrivata l’esigenza che la nostra esperienza di sinistra riformista che in Toscana si è sperimentata su scelte concrete non venga meno. Così come da tutti è stato ribadito che qui in Toscana l’Ulivo che ha sfiorato il 50% dei voti è già qualcosa di più di una somma di partiti». E infatti nelle intenzioni di Manciulli “la lista Toscana per Walter”, che si presenterà in ogni collegio della regione, dovrà essere composta da esponenti ds della margherita e della società civile. «Dovrà essere ­ spiega ­ una proposta veramente innovatrice con tante donne e tanti giovani, perché dobbiamo fare del PD un partito veramente nuovo in cui perdano sempre più rilievo le dispute di un gruppo ristretto di dirigenti nazionali»

mercoledì 20 giugno 2007

Partito Democratico: i DS sostengono la candidatura Veltroni


Fassino: candidatura di Veltroni sarà sostenuta da tutta la Quercia

Walter Veltroni potrebbe essere il primo segretario del Partito Democratico. Oggi i vertici dei Democratici di sinistra hanno ufficialmente appoggiato la candidatura del sindaco di Roma, che ancora non ha sciolto la riserva. «Mi auguro che Walter Veltroni, che in questo momento sta riflettendo sulla sua eventuale candidatura, risolva positivamente questa riflessione scegliendo di candidarsi» è ciò che ha affermato Piero Fassino, sulla scia di quello che aveva già detto ieri D’Alema a Ballarò.

«Una candidatura - ha detto il leader della Quercia - che naturalmente tutti i Ds sosterrebbero con grandissima convinzione ma soprattutto una candidatura intorno alla quale credo sia possibile raccogliere un consenso politico e sociale molto largo nella società italiana». L'augurio di Fassino è che «si possa avere una candidatura in grado di raccogliere un ampio consenso nel Paese e capace di suscitare intorno al Partito democratico quell'attenzione, simpatia e quella mobilitazione di energie alle quali abbiamo lavorato in tutti questi mesi».

Anche da Luciano Violante arriva un invito al sindaco di Roma: «Veltroni - ha spiegato - è una personalità che riscuote la fiducia non solo di Ds e Margherita, ma di una parte della società italiana che magari non vota per il centro sinistra, ma lo stima per il suo lavoro di sindaco. Quindi se lui si impegna sarebbe una cosa molto positiva per il paese».

Sul fronte Margherita Franceschini dice di essere pronto a votare Veltroni «se si candida». E Francesco Rutelli - che dice di sperare in «più candidati» per la segreteria, «magari con appoggi trasversali» - afferma di stimare il sindaco di Roma al quale lo legano molte affinità e di rispettare il suo riserbo. Ma l'ex-sindaco di Roma dice anche, in un'intervista a Repubblica, di essere sicuro che nella «sfida delle idee» che cambierà l'Italia «non ci sarà un solo aspirante leader».

Infine Fioroni, il ministro della pubblica istruzione, ha voluto commentare la candidatura di Veltroni alla guida del Partito Democratico prendendo spunto dai temi proposti oggi per la maturità, per dire la sua. «Dopo questo splendido tema su Dante - ha dichiarato - possiamo dire, per il Partito Democratico, come disse Dante uscendo dall'Inferno: al fine uscimmo a riveder le stelle».