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domenica 11 novembre 2007

Addio a Giglia Tedesco. Fassino: una donna forte e generosa

primopiano
Nata nel 1926 a Roma, ha dedicato la sua vita alla sinistra e alle ragioni delle donne. "In ogni passaggio cruciale della vicenda della sinistra italiana ha sempre sostenuto con entusiasmo e convinzione ogni cambiamento capace di interpretare le aspettative e le domande della società".
All'interno il ricordo commosso del mondo politico.

Il coraggio di una donna di Walter Veltroni


mercoledì 3 ottobre 2007

«Con il Partito democratico vogliamo restituire fiducia nella politica».

Lettera di Piero Fassino alle iscritte e agli iscritti Ds

«Care compagne, cari compagni,
mancano pochi giorni all’appuntamento con le Primarie del 14 ottobre.
Una giornata decisiva, che potrà fare del Partito Democratico la forza capace di ridare autorevolezza alla politica italiana
Sarà una giornata straordinaria per la democrazia del nostro Paese.
Per la prima volta nella storia la fondazione di un nuovo partito sarà affidata in prima persona ai cittadini, che con il loro voto eleggeranno l’Assemblea Costituente del Partito Democratico e sceglieranno il Segretario che lo dovrà guidare.
Con il Partito Democratico vogliamo restituire fiducia nella politica.
Con il Partito Democratico mettiamo in campo un progetto di unità che superi la frammentazione di partiti e partitini.
Con il Partito Democratico vogliamo dare stabilità e forza al Governo Prodi e alla maggioranza di centrosinistra.
Con il Partito Democratico, per la prima volta nella storia italiana, vogliamo unire le diverse culture riformiste e progressiste del nostro Paese, facendo del Partito Democratico il primo partito italiano.
Con il Partito Democratico vogliamo dare ai giovani quelle speranze e quelle certezze che oggi non hanno e per questo il 14 ottobre abbiamo aperto il voto a tutti coloro che hanno compiuto 16 anni.
Con il Partito Democratico vogliamo restituire alle donne il posto che spetta loro nella società e per questo il 50% dell’Assemblea costituente sarà costituito da donne.
Vogliamo costruire un partito forte e popolare, dove ognuno conti davvero e le decisioni siano trasparenti.
La scommessa del Partito Democratico è quella di liberare energie finora mortificate, creare opportunità, valorizzare chi ha talento, consentire a ciascuno di scommettere sulla propria intelligenza e sulla propria capacità, offrire a tutti, nessuno escluso, le opportunità di una vita serena e degna di essere vissuta.
Di questo nuovo Partito Democratico noi, donne e uomini Democratici di Sinistra, siamo e saremo protagonisti, perché lì ci sono i nostri valori e i nostri principi.
Per questo il 14 ottobre noi ci saremo.
Per questo dovremo fare in modo che in ogni regione migliaia di italiane ed italiani affluiscano agli oltre 11.000 seggi allestiti in tutta Italia.
Per questo vi chiedo di contattare quante più persone potrete, di trasmettere loro l’orgoglio che abbiamo, di poter vivere il 14 ottobre un evento di straordinaria importanza. Di chiedere loro di essere protagonisti, di condividere la speranza per un’Italia migliore.
Ogni voto in più alle Primarie farà più forte il Partito Democratico e più forte il nostro Paese.
Mi rivolgo ancora una volta a ciascuno di voi, per chiedervi di profondere in queste ore e fino alla sera del 14 ottobre la vostra passione e la vostra generosità per vivere così con gli italiani una straordinaria nuova pagina della democrazia italiana.

Ringraziandovi per tutto ciò che farete, un abbraccio fraterno».

Piero Fassino

sabato 29 settembre 2007

CON IL POPOLO BIRMANO

Rappresaglia, incidenti, internet bloccato: è caos a Rangoon
Secondo le dichiarazioni di una diplomatica svedese vi sarebbero 35 morti nella sola giornata di venerdì
28 settembre 2007

Precipita la situazione in Birmania. La repressione dello spietato regime militare del Myanmar è feroce. Il numero di vittime accertato, fino a giovedì, è pari a 15, imprecisato quello dei feriti. Tra di loro vi è sicuramente un fotografo giapponese, ucciso a sangue freddo da un militare. Le sconvolgenti immagini della sua morte hanno già fatto il giro del mondo. Il bilancio reale dei morti, però, potrebbe essere purtroppo molto più pesante. Alla fine della giornata di venerdì 28 una diplomatica svedese ha parlato di trentacinque morti. Il conto totale salirebbe dunque ad almeno cinquanta vittime.

La situazione, sul campo, si presenta drammaticamente confusa. I soldati della giunta guidata dal generale Than Shwe proseguono l'occupazione forzata dei luoghi sacri ai monaci buddisti. L’accesso alle aree che circondano alcuni dei luoghi di culto più importanti del Paese è stato interdetto. Tra questi vi sono le pagode Shwedagon e Sule, da dove sono partite nei giorni scorsi le pacifiche manifestazioni di protesta dei monaci.

Stessa situazione a Mandalay, la seconda città del Paese, dove nelle ultime ore si è concentrata la maggior parte delle manifestazioni. Le misure prese dai militari alimentano il timore di una più dura rappresaglia contro i civili. «Abbiamo saputo che le forze di sicurezza hanno posto i monaci sotto controllo - ha dichiarato un diplomatico asiatico sotto anonimato - ora che i monaci sono fuorigioco, i soldati possono adottare misure più dure». Di sicuro vi è che la polizia prosegue con cariche e spari, anche ad altezza uomo. E che gli arresti continuano ad aumentare, al punto che una scuola alla periferia di Rangoon è stata adibita a mega-carcere per i manifestanti.

A rendere più difficile l'elaborazione di un quadro preciso della situazione, vi sono le limitazioni imposte ai giornalisti, in particolare stranieri, da parte della giunta. Il principale collegamento a internet del Paese ha smesso di funzionare. I soldati hanno fatto irruzione presso la sede del principale internet provider del Paese, il Myanmar Info Tech. Tutte le linee telefoniche sono tenute sotto stretto conttollo dal regime.

In questo scenario, diventano sempre più importanti le testimonianze dirette. Ecco una descrizione della situazione che una donna italiana residente a Rangoon ha rilasciato all'Agenzia Italia. «Regna una calma apparente - spiega la signora, che ovviamente ha chiesto di rimanere nell’anonimato - ma in realtà i pestaggi sistematici continuano, e in molte zone della vecchia capitale birmana sono in corso rastrellamenti casa per casa. I soldati irrompono nelle abitazioni private alla ricerca di attivisti o semplici simpatizzanti; se li trovano, li trascinano via immediatamente».

Le vittime totali, denuncia l’italiana, sono molte più delle quindici ufficiali. I civili sono obbligati a firmare dichiarazioni di morte naturale per i congiunti periti sotto le percosse e o causa dei proiettili sparati da soldati e poliziotti. Gli ospedali sono presidiati, e chiunque si presenti per farsi medicare è subito arrestato.
La donna ha inoltre dichiarato che, a quanto pare, risulta essere stata «portata via» dai soldati Aung San Suu Kyi, leader della Lnd, la Lega Nazionale per la Democrazia che costituisce la principale formazione dell'opposizione organizzata. Agli arresti domiciliari dal 2003 nella sua casa alla periferia di Yangon, di Suu Kyi si sono perse le tracce fin dalle prime fasi della repressione. Si ignora dove si trovi attualmente il premio Nobel per la Pace '91.

Tra i pochi organi di informazione attivi, vi è sicuramente Mizzima News, gestito da dissidenti birmani in esilio. Secondo Mizzima sarebbe in corso un regolamento di conti all'interno della giunta, in particolare tra alcuni dei generali dell'esercito. A conferma di ciò, vi sarebbe la notizia, non confermata, dell'arresto del comandante delle forze militari a Yangon (Rangoon), generale Hla Htey Win, dopo che soldati ai suoi ordini si sono rifiutati di sparare sulla folla dei manifestanti. La stessa fonte riferisce tra l'altro che tra le fila dell'esercito cominciano a manifestarsi i primi segnali di rivolta. Si parla di una resa di alcuni soldati che, nei pressi di Mandalay, davanti ai monaci, hanno riposto le armi e si sono inginocchiati.

Un’altra testimonianza di un cooperante italiano, parla di una «Yangon irreale». Nella e-mail che spedisce all’agenzia, l’uomo rivela che «la maggior parte degli uffici e dei negozi della città sono chiusi, che il centro-città è semideserto, e che la situazione di stallo porterà presto ad un collasso». Il cooperante spiega altresì che «i birmani apprezzano enormemente il fatto che finalmente si presti attenzione ai loro problemi e alla loro lotta per la democrazia». E infine lancia un disperato appello: il mondo non lasci solo il Myanmar proprio adesso.

E il mondo come risponde? Manifestazioni e semplici gesti di solidarietà si stanno susseguendo a livello planetario. Ieri, alle 18,30, la pioggia battente non ha fermato la manifestazione tenutasi in Campidoglio a Roma. Il sindaco Walter Veltroni si è rivolto direttamente ai due Paesi asiatici che hanno maggiore influenza sul regime birmano. «Di fronte a quanto sta accadendo – ha detto il primo cittadino - c'è una reazione non adeguata da parte di grandi potenze come Cina e India. Non si è grandi potenze solo per il prodotto interno lordo ma bisogna sapere che ci sono momenti in cui si deve prendere posizione». Veltroni ha avuto poi delle parole di sentita partecipazione quando ha citato il capo dell’opposizione democratica birmana e premio nobel per la pace nel 1991. «In Campidoglio più volte è stato esposto il ritratto di Aung San Suu Kyi, questa meravigliosa donna che ho conosciuto personalmente avendo modo di misurare la sua passione civile. Ho avuto modo di vedere in che condizioni opera. La Birmania è un paese in cui la condizione della donna è inaccettabile».

Piccoli gesti, si diceva. Piccoli, ma grandi per il coinvolgimento che riescono ad innescare. Come la catena di sms e blog che ieri invitava tutti i cittadini del mondo ad indossare un indumento rosso come segno di solidarietà verso i monaci buddisti. Oggi molte persone comuni hanno risposto a questo appello, per fare sentire il popolo birmano meno solo in questa battaglia. Anche personalità politiche italiane hanno seguito l’invito. Enrico Letta si è presentato ad una riunione con i sindacati in camicia rossa, la ministra per le Pari opportunità Barbara Pollastrini con una spilla dello stesso colore a forma di fiore sul rever della giacca. «Quello che sta avvenendo in Birmania – ha detto la ministra diessina - è qualcosa che riguarda ognuno di noi. Mi ha colpito questa forma di lotta non violenta: vedere i monaci marciare insieme agli studenti richiama la politica ad avere uno sguardo sul mondo e i diritti umani».

Intanto la Comunità internazionale si mobilita. L’inviato speciale dell’Onu Ibrahim Gambari è in viaggio da Singapore verso il Myanmar per cercare di mediare una soluzione pacifica che ponga fine alla sanguinosa crisi in atto nel Paese asiatico. Ieri il regime del Myanmar aveva accettato di concedere il visto d'ingresso all'emissario del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, affermando che sarebbe stato il "benvenuto" a Yangon.

La drammatica situazione in Birmania è stata la centro di un colloquio al palazzo di Vetro tra il ministro degli Esteri Massimo D'Alema e il segretario di Stato americano Condoleezza Rice. Nell'incontro, secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche italiane, è stato convenuto che bisogna fare pressione su vari Paesi e sulla giunta militare e c'è stata piena intesa sulla necessità che la comunità internazionale resti focalizzata su questa emergenza. La situazione - è la valutazione comune emersa dal colloquio - è molto grave e giustifica la preoccupazione che viene espressa dalla comunità internazionale.

lunedì 24 settembre 2007

Intitolazione del “Parco dei bambini” di Rufina ad Anna Maria Bigozzi

Sabato 29 settembre alle ore 11 presso la Villa di Poggio Reale avrà luogo la cerimonia d’intitolazione del “Parco dei bambini” ad Anna Maria Bigozzi già Sindaco di Rufina.

Prenderanno parte alla cerimonia, Tiziano Lepri Assessore alla provincia di Firenze e la Senatrice Vittoria Franco Presidente commissione pubblica istruzione e cultura del Senato.

mercoledì 19 settembre 2007

Documento sulle Primarie del Partito Democratico del 14 ottobre 2007


DEMOCRATICI DI SINISTRA
UNIONE DI ZONA VALDISIEVE


La Direzione di Zona dei Democratici di Sinistra della Valdisieve, riunita a Rufina il 13 settembre 2007, sentita la relazione del segretario,
1- approva la proposta di sostenere la candidatura, rispettivamente, di Walter Veltroni per la segreteria Nazionale e Andrea Manciulli per la segreteria regionale del Partito Democratico e la proposta di sostenere la lista c.d. “principale”, che già gli organismi dirigenti regionale e metropolitano dei DS hanno deciso di sostenere con i documenti approvati nelle riunioni del 26 luglio e 2 agosto uu.ss.;

2- propone che sia la compagna Vittoria Franco a guidare la lista nazionale a sostegno di Veltroni, nel nostro collegio, scelta che si ritiene, per figura, ruolo e competenze una delle espressioni migliori dell’esperienza de l’Ulivo a livello nazionale nonché naturale conseguenza di un rapporto di fiducia e collaborazione nato con la candidatura al Senato del 2001 e maturato negli anni;

3- conferisce alla segreteria di zona il mandato a formare, assieme alle altre forze politiche e sociali che si riconoscono nel progetto di costituzione del Partito Democratico, una lista di donne e uomini che rappresentino le esperienze maturate nel territorio e il processo di apertura e rinnovamento politico e amministrativo che i Democratici di Sinistra hanno saputo mettere in campo negli ultimi anni.

Approvato all’unanimità.

Rufina, giovedì 13 settembre 2007

domenica 16 settembre 2007

Discorso conclusivo di Piero Fassino alla Festa nazionale de l’Unità di Bologna



"Partito Democratico: il coraggio di cambiare per cambiare l'Italia"

E se oggi qui mi rivolgo a voi, per l’ultima volta da una Festa dell’Unità, non è certamente per un addio, ma per partire insieme in un nuovo viaggio, con la stessa passione, lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di farcela di questi anni.
leggi tutto

>>Guarda la differita su dsonline.tv

domenica 9 settembre 2007

Festa del Partito Democratico della Valdisieve a RUFINA

(Clicca sul manifesto per ingrandire)

Venerdì 21, sabato 22, domenica 23 settembre 2007

Festa del PARTITO DEMOCRATICO

della Valdisieve

RUFINA

Casa del Popolo, piazza 1° maggio.

Musica, gastronomia, spettacoli, incontri, dibattiti e la presentazione dei candidati alle Primarie del 14 ottobre.

(nelle foto Caterina Bini, coordinatrice regionale de La Margherita e Andrea Manciulli, segretario regionale dei Democratici di Sinistra, che hanno assicurato la loro presenza)


mercoledì 5 settembre 2007

Pullman per Bologna 16 settembre Comizio di PIERO FASSINO


I DS della Valdisieve organizzano per Domenica 16 settembre 2007 un Pullman per assistere alla manifestazione di chiusura della Festa de l'Unità Nazionale di Bologna con il Comizio di Piero Fassino.

Partenza da Pontassieve, piazza Stazione alle ore 8,30 e ritorno in serata.

Quota di partecipazione da definire in relazione ai partecipanti.

Per prenotazioni telefonare allo 055/8368690 o 055/8368640 dalle ore 14,00 alle ore 18,00 (oppure scrivere una e-mail a zona@dsvaldisieve.it)

venerdì 31 agosto 2007

D'Alema: "Il Pd polizza vita del governo"

Il Pd deve rinnovare la classe dirigente, ma non è una palingenesi, né un´occasione per fare piazza pulita della politica italiana. Non si tratta di spazzare via qualcosa, ma di costruire un nuovo soggetto, a partire da quella generazione di trentenni e quarantenni che hanno voluto il partito democratico e che in gran parte del Paese sono già protagonisti della vita politica. Avranno il diritto di costruirlo, il nuovo partito, o si devono far da parte perché lo dice un anziano professore che crede di parlare a nome della società civile?

Da "La Repubblica", 30 agosto 2007

ROMA - «Basta con le polemiche e i sospetti. Qui non c´è nessuna trama segreta. Non sono in vista né cambi di maggioranza né elezioni anticipate. Veltroni sta facendo bene il suo lavoro e il Partito democratico è la vera polizza vita di questo governo, che a questo punto durerà fino alla fine della legislatura». Reduce dalla sua solita vacanza in barca, Massimo D´Alema torna in campo per rassicurare Prodi, spronare Veltroni, rimproverare gli altri candidati leader del Pd, e rilanciare la sfida d´autunno, a partire dalla legge elettorale: «Il modello tedesco va bene - dice il ministro degli Esteri, raccogliendo un dubbio di Veltroni - e lo si può anche rafforzare introducendo l´obbligo di indicare le alleanze prima del voto, e non dopo».


Ministro D´Alema, ci risiamo. A un mese e mezzo dalla costituente del Pd avete già ricominciato tutti a litigare come le comari di Windsor.
«Io ho preferito star fuori dalle polemiche. Mi dà fastidio il chiacchiericcio estivo, questo è il periodo in cui la politica dà il peggio di sé. Il caldo spinge i politici a dire cose improbabili, talvolta insensate. I giornali, in assenza di notizie, le enfatizzano. Tutto questo produce dibattiti sudaticci. Buona regola è starne fuori...».

Ma ora qualcosa dovrà pur dirla. Il quadro d´insieme del paese non le sembra alquanto sconfortante?
«Il quadro d´insieme dimostra soprattutto una cosa: non c´è una maggioranza in crisi e un´opposizione che incalza. Quella era un´immagine propagandistica, che oggi dimostra in modo clamoroso la sua insussistenza. La verità è che c´è un paese in difficoltà, non solo la sua politica. L´ondata "anti", molto cavalcata dai media e da parte della borghesia italiana, va mostrando la sua inconsistenza. Ma ci sono anche segnali di ripresa e volontà di rinascita. Sul piano politico, il Pd si conferma come la vera grande novità italiana, che riapre il dibattito sui nodi di fondo del nostro paese. Emerge con forza il grande valore di questo progetto, man mano che si avvicina il 14 ottobre. La costituente, rafforzata dalla discesa in campo di Veltroni, ha innescato reazioni a catena in tutto il sistema. La destra spinge verso un confronto sul suo rinnovamento, o addirittura sulla nascita di un nuovo partito. E anche la sinistra radicale si pone domande su possibili future aggregazioni».

Ma questa campagna per la leadership non le sembra una rissa tra correnti, tipo vecchia Democrazia cristiana?
«Io auspico che di qui al 14 ottobre il confronto, anziché inasprirsi con cadute di tono e sospetti, ritrovi lo spessore di un progetto per il futuro del paese e per il destino del riformismo in Europa. C´è stata una esasperazione eccessiva del conflitto. Io capisco che i competitori che si confrontano con Walter abbiano un di più di aggressività, per cercare di conquistare il campo, magari anche per l´eccesso di zelo di qualche sostenitore...».

Ce l´ha con Rosy Bindi?
«Non scendo nei dettagli. Mi limito a constatare che è preferibile concentrarsi più sui progetti futuri e meno sulle polemiche spicciole. A tutti i candidati, comunque, io ricordo che non stiamo facendo una campagna elettorale per le elezioni politiche. Eleggiamo il leader di un partito in cui saremo tutti insieme. Un partito che avrà certamente un carattere pluralistico. Io non apprezzo gli aspetti deteriori del correntismo, ma come tutti i partiti coalizionali del mondo anche il Partito democratico avrà una pluralità di protagonisti e di voci. Qui nessuno ha in mente il modello del vecchio Partito comunista italiano, con il centralismo democratico e tutto il resto, questo sia chiaro».

Su quali temi di fondo si dovrebbe allora concentrare il dibattito, secondo lei?
«Intanto io vedo un fronte internazionale che ci sollecita riflessioni e risposte. In Europa c´è il riemergere degli Stati-nazione, e soprattutto torna forte la Francia, che in rapporto con la Gran Bretagna e la Germania rischia di costituire una sorta di direttorio europeo...».

Magari questa è colpa della sua politica estera?
«No, al contrario. Dal Libano in poi, l´Italia è tornata ad essere protagonista su molti scenari. Semmai il problema è un altro: qui si riflette la debolezza oggettiva del paese e la fragile coesione nazionale persino sulle grandi scelte di politica estera. Dal Medio Oriente ai Balcani, il Partito democratico deve dare un suo contributo. Poi c´è l´allargamento del campo riformista europeo. Qui il tema non è cercare i nostri amici in giro per l´Europa, ma come questo progetto italiano interferisce con il campo socialista, quello liberaldemocratico e quello ambientalista. Per noi non è importante avere il "club ulivista" in Europa, di questo i candidati al Pd devono tener conto. La via maestra resta la collocazione in un rinnovato fronte riformista, che si può reinventare solo coinvolgendo il campo del socialismo europeo».

A parte l´Europa, non le sembrano più urgenti le tante emergenze italiane?
«Per sciogliere i nodi della crisi italiana urgono scelte coraggiose. La prima urgenza mi sembra la legge elettorale. Spero che il dibattito sia liberato da logiche strumentali. Non è vero che chi vuole il sistema tedesco vuole anche cambiare alleanze».

Qualche sospetto c´è, visto che avete sostenuto per anni il modello francese.
«Vede, il tema vero è come dare più forza al sistema politico-istituzionale, liberandolo dal giogo dei ricatti e dei veti incrociati, e poi come dare più forza e più stabilità ai governi».

Questo ormai lo sostengono tutti...
«Non sarei così sicuro. C´è una corrente forte della società e dell´economia italiana che, al di là delle chiacchiere sulla cultura liberale, vuole in realtà un politica debole e sotto ricatto, per manovrarla a proprio piacimento. Comunque, in campo ci sono due proposte ragionevoli. La prima è il sistema tedesco, la forza del cancellierato, i grandi partiti, la riduzione della frammentazione, le soglie di sbarramento. Volendo, nulla impedisce di rafforzarlo ancora di più con l´obbligo di apparentamenti preventivi e non successivi al voto politico. La seconda proposta è il modello francese, che vuol dire semi-presidenzialismo, doppio turno uninominale e maggioranze fortemente coese».

E qual è il migliore?
«Stabiliamolo insieme. Ma quello che dobbiamo evitare, è di imbarcarci nei soliti pasticci, nei soliti compromessi all´italiana. Ci vuole coraggio. Che c´è di male se il Partito democratico diventa il motore di un rinnovamento del sistema politico che riduce la frammentazione e stabilizza una volta per tutte il bipolarismo?».

Niente di male. Ma bisogna vedere se questo si traduce in cambi di maggioranza...
«La scelta delle alleanze non dipende dalla legge elettorale, ma dalla capacità di costruire un accordo politico e programmatico. Anche col sistema tedesco si può fare un accordo con Rifondazione comunista. Io non voglio ribaltare certo le alleanze. Ma questo paese deve essere governato. Il Pd ha giustamente questa vocazione maggioritaria. A questo punto anche la sinistra radicale deve vivere il Pd come una sfida, e spero che Rifondazione si dimostri all´altezza. La cosa riguarda loro, e non c´entrano niente le presunte "intenzioni malevole" di Rutelli, Veltroni o altri».

Lei non vede rischi di nuova instabilità per il governo?
«No. Come avevo previsto, si viene chiarendo che la costituente del Pd è fattore di stabilizzazione del governo, e non certo il suo contrario. Il resto sono alchimie da retrobottega».

Quindi durerete fino a fine legislatura?
«Direi proprio di sì. Ma per questo dobbiamo concentrarci sul prosieguo della legislatura, che è lunga. Dopo aver affrontato con successo l´emergenze ereditate, ora dobbiamo superare l´angoscia del momento: non si procede pensando che tra un mese il governo va a casa perché c´è una crisi. Serve un pensiero lungo, non la nevrosi dei prossimi quindici giorni».

D´accordo. Ma ora che deve fare il governo, di qui alla fine della legislatura?«Prima di tutto, dobbiamo impostare riduzioni fiscali a vantaggio del lavoro e della competitività. Ma per farlo dobbiamo portare avanti anche la lotta all´evasione fiscale. Ed è mortificante per il paese che, mentre noi diciamo questo, la destra discute invece su come organizzare l´eversione».

E le richieste di Confindustria? E Montezemolo, che continua a parlare di fisco come emergenza nazionale?
«Lo scambio proposto da Confindustria mi pare ragionevole: meno incentivi, meno fisco. Poi c´è la questione della semplificazione dei processi decisionali. E su questo Montezemolo ha perfettamente ragione: la capacità di decisione del sistema politico è intollerabilmente farraginosa, troppo imperniata intorno al processo legislativo. Qui siamo al paradosso che dobbiamo fare una legge anche per far cominciare l´anno scolastico. Insomma, quello che io chiedo al Pd e ai suoi leader è di tornare ad un dibattito sulle grandi questioni di fondo».

Eppure Rifondazione comunista resta in allerta. Davvero non c´è un progetto per sostituirli con l´Udc?
«Senta, ho il cattivo vizio di considerare i numeri, innanzitutto. Con l´Udc e senza Rifondazione comunista non c´è un cambio di maggioranza, semplicemente non c´è più maggioranza. E poi vorrei ricordare che noi governiamo con un vincolo sottoscritto con gli elettori. Persino più forte di quello che avevamo in passato. Poi che dalla crisi del centrodestra possa venir fuori dal centrodestra una forza moderata che guarda al campo politico in modo più libero, questo è un altro discorso. Ma non c´entra niente con operazioni fatte alle spalle degli elettori».

Perché Veltroni ha sentito il bisogno di dire che non andrà a Palazzo Chigi senza il sigillo di un voto popolare? Perché è dovuto andare da Prodi a rassicurarlo?
«Veltroni ha pronunciato parole estremamente giuste e sensate. Il suo discorso sgombra il campo dalle interpretazioni che legano il Partito democratico a operazioni di caduta del governo».

Ma non tutti gli hanno creduto. Guardi Parisi… Non è che avete in mente un altro ribaltone tipo 1998?
«Il 1998 fu tutta un´altra storia. Intanto non facemmo certo noi cadere il governo ma fu Bertinotti. E poi allora non si potevano fare le elezioni anticipate, anche perché eravamo alla vigilia della guerra in Kosovo. Le parole di Veltroni non significano poi che se cade il governo non se ne possa fare un altro. E comunque io insisto: in questo momento il contributo forte del Pd è alla stabilità del governo. Questo mi sembra l´aspetto più importante che anche le frasi di Walter hanno confermato».

A un passo dalla costituente di ottobre, non resta alta l´impressione di una costruzione verticistica?
«E´ un rischio dal quale ci si deve guardare. Il Pd deve rinnovare la classe dirigente, ma non è una palingenesi, né un´occasione per fare piazza pulita della politica italiana. Non si tratta di spazzare via qualcosa, ma di costruire un nuovo soggetto, a partire da quella generazione di trentenni e quarantenni che hanno voluto il partito democratico e che in gran parte del Paese sono già protagonisti della vita politica. Avranno il diritto di costruirlo, il nuovo partito, o si devono far da parte perché lo dice un anziano professore che crede di parlare a nome della società civile?».

Finora secondo lei Veltroni ha lavorato bene come prossimo leader del Partito democratico?
«Ero e sono sempre più convinto che Walter fosse la personalità che meglio era in grado di fare innovazione senza invenzione. Di rinnovare il nostro sistema politico senza snaturarci e sradicarci dalle nostre tradizioni culturali. E´ una sfida anche per lui. Deve fare la sua partita politica, e a me pare che la stia giocando molto bene».

Anna Finocchiaro: «Fedeltà a Prodi ma guardiamo al futuro»

di Simone Collini - l'Unità, 30 agosto 2007

«Ma qualcuno pensa che con simili discussioni noi motiviamo le persone a partecipare alla fase costituente del Partito democratico?». Anna Finocchiaro non lo pensa. La polemica «incomprensibile» di Arturo Parisi nei confronti di Walter Veltroni ma anche Rosy Bindi che parla di candidatura degli apparati. Per non parlare di Rifondazione comunista che ne approfitta per sostenere che il Pd destabilizza il governo.

«La capogruppo dell’Ulivo al Senato, che alle primarie di ottobre si candiderà nella lista caratterizzata dai temi dell’innovazione (quella lanciata a fine luglio da Melandri, Realacci, associazioni giovanili ed esponenti della Cgil) è piuttosto preoccupata: «Questa doveva essere una fase attraente, durante la quale ciascun candidato segretario avrebbe naturalmente potuto mostrare la sua diversità rispetto agli altri, ma senza mai mettere in discussione la volontà e l’ambizione di ciascuno di costruire uno stesso partito».

Invece, presidente Finocchiaro?
«Assistiamo a discussioni che non rendono allettante il dibattito sul Pd. E questo non può che essere un problema se vogliamo fare un grande partito dei riformisti, aperto, plurale, che riesca a raccogliere forze che non sono esclusivamente quelle dei partiti di partenza e che abbia una vocazione maggioritaria. La discussione va fatta sui contenuti, sui progetti, non si può parlare in continuazione di due temi che considero, invece, totalmente fuori discussione».

E sarebbero?
«La fedeltà a questo governo, che è l’unico possibile e che va sostenuto in ogni modo, e il fatto che stiamo partecipando a un’operazione che è tutto tranne che la sommatoria di due partiti, e tanto meno di due apparati. Queste due questioni sono fuori discussione. Se invece continuano a rimbalzare, come è avvenuto in questi giorni, allora sì che il dibattito appare davvero tra ceti politici, da notabilato».

Possibile che la cosa sfugga a uno attento come Parisi, che se l’è presa con Veltroni perché ha detto che il suo obiettivo è consolidare e non sostituire Prodi?
«Non le ho capite le argomentazioni di Parisi. È un mio limite naturalmente, ma ho ascoltato il discorso che ha fatto a Telese e non l’ho capito».

E però se la spiega in qualche modo questa uscita?
«Quello che vedo è un limite complessivo della discussione in atto. E cioè che stiamo ragionando come se ci trovassimo in un quadro immutabile di scenari e di vincoli. Dove vincoli non necessariamente è usato in un’accezione negativa».

Che cosa vuole dire?
«Eravamo partiti da un’altra idea rispetto al Pd, e cioè che poiché non bastavamo più al paese dovevamo costruire un grande partito che avesse l’ambizione di essere maggioritario, che fosse in grado di raccogliere classi dirigenti, associazioni, personalità, che coinvolgesse milioni cittadini, un grande partito dei riformisti italiani. Questa doveva essere la nostra risposta alla crisi della politica. Ma se continuiamo a muoverci in questo quadro dei vincoli, ogni giorno ci sarà una polemica sul fatto che Veltroni vuole sostituirsi a Prodi o su Rifondazione che dice che il Pd destabilizza il governo. Quando assisto a queste discussioni rimango allibita, anche perché il nostro è il tentativo più serio, impegnativo e anche rischioso che sia stato messo in campo».

Non è che gli altri stiano del tutto fermi, dal Prc all’Udeur.
«Sì, la sinistra sta cercando di costruire la Cosa rossa, l’Udeur persegue una strategia centrista. Ma a maggior ragione ciò dimostra che questo è un passaggio politico che prelude al dopo. È il dopo che dobbiamo costruire. Come è possibile che stiamo inchiodati a una discussione che dà per immutabile lo scenario e i vincoli attuali? Mi pare che stiamo rischiando tutti di perdere un’occasione».

Insomma non è un tabù parlare di alleanze future o ipotizzare che un domani il Pd corra da solo?
«Scusi ma se si decide di liquidare due partiti, di cui uno fondato nel 1921 e l’altro con radici nobilissime, secondo lei lo si fa per fonderli insieme o per dar vita a un grande partito a vocazione maggioritaria? Se non fosse quest’ultima la ragione saremmo dei pazzi».

Però facendo simili ragionamenti oggi si mette in discussione la realtà attuale, obietta qualcuno.
«Non è così. Non si tocca né questa maggioranza né questo programma, tanto per essere chiari. E questo perché il governo Prodi garantisce in questo momento al paese il massimo possibile di equità, sviluppo, diritti, innovazione, riforme. Ma dobbiamo costruire il futuro. E sappiamo quali sono i tempi della politica. Forse qualcuno pensa che bastino uno o due anni per costruire uno scenario politico diverso? Con il Pd noi stiamo cambiando il sistema politico italiano, perché abbiamo capito che questa è una delle questioni di blocco della nostra democrazia e dello sviluppo del paese, della sua modernizzazione».

Lei guarda lontano ma ci sono problemi più immediati: Giordano si dice pronto a ridiscutere il governo se Rutelli o altri puntano a modificare il programma dell’Unione.
«Noi dobbiamo continuare a lavorare per nutrire il programma. Una discussione politica tra alleati, per di più in una situazione così difficile per il paese che ha la pressante necessità di essere rimesso in movimento, non può essere fatta a colpi di ultimatum».

Dice Giordano: dobbiamo riprendere la connessione sentimentale con il nostro popolo.
«Benissimo, un’espressione gramsciana che io amo. Ma la connessione sentimentale in questa situazione dobbiamo stabilirla col paese. Non possiamo pensare, visto che siamo al governo e non all’opposizione, di costruirla uno contro l’altro, creando ulteriori barriere, divisioni, conflitti. Spinte diverse nella coalizione ci sono e bisogna gestirle politicamente con saggezza, con prudenza, e soprattutto senza sacrificare la possibilità di un cambiamento, per tutti positivo. In queste condizioni, il tutto e subito se no me ne vado non può funzionare».

Lei si candiderà in qualche lista, il 14 ottobre?
«Sì, in quella che nasce dal manifesto “ambiente, conoscenze e lavoro”».

Perché ha scelto questa lista piuttosto che quella in cui si candideranno la maggior parte dei dirigenti dei Ds e della Margherita?
«Il Pd ha la necessità di tenere nella propria anima l’essenza moderna e positiva della sinistra italiana e noi dobbiamo disseminarci come il sale della terra».

Il sale della terra?
«È una battuta naturalmente, non voglio paragonarci a tanto. Seriamente, c’è la necessità politica che ci si mischi già nelle liste. Io voglio dare il mio contributo ad una lista che per apertura e “mescolanza” di soggetti somigli davvero molto all’idea di Pd che ho».

Ha mai pensato di candidarsi a segretario nazionale?
«Brevemente».

Pentita di non averlo fatto?
«No, perché quando Veltroni ha dato la sua disponibilità ho capito che quella era la soluzione migliore e la prospettiva più unificante».

lunedì 27 agosto 2007

Ecco perché sosteniamo Veltroni

Di seguito il documento a firma di Vittoria Franco, Donata Gottardi, Patrizia Toia e Anna Maria Garavaglia a sostegno della candidatura di Veltroni a segretario del Partito Democratico.

Siamo donne impegnate ad ampliare diritti, spazi di libertà femminile e di responsabilità e convinte sostenitrici della costruzione del Partito Democratico, nel rispetto del pluralismo. Un partito nuovo che nasce sulla condivisione di culture diverse e sulla base della costruzione comune di donne e di uomini.

Ci siamo battute sin dall'inizio perché già il regolamento per l'elezione dell'Assemblea costituente il 14 ottobre assumesse questa prospettiva e rispecchiasse la nuova realtà di donne che vogliono partecipare ed essere cofondatrici del nuovo Partito. Ci siamo riuscite. Le regole prevedono che le liste siano composte rispettando l'alternanza di genere e che il 50% dei capilista delle liste collegate a livello regionale siano donne. È un risultato straordinario, che ci consente di avere un'assemblea costituente formata per metà di donne. È la prima volta che accade nella storia dei partiti. Siamo entrate in una nuova fase della storia del rapporto fra donne e politica; abbiamo messo all'ordine del giorno il principio della "democrazia paritaria". Cittadinanza, libertà, desiderio di essere parte attiva nella costruzione delle istituzioni democratiche, contribuire a scrivere le regole: tutto questo per noi significa "democrazia paritaria".

Da qui partiamo per consolidare e ampliare forza e presenza in un partito che vogliamo di donne e di uomini. È un risultato che ci rende più libere già in questa fase costituente, più libere anche di scegliere il candidato o la candidata a segretario/a da sostenere non solo in base al genere, ma anche in base all'affinità ideale, culturale e programmatica.

Noi ci troviamo d'accordo nel sostenere la candidatura di Walter Veltroni e vogliamo esplicitare perchè.

Consideriamo importante la decisione di Rosy Bindi di mettersi in gioco e pensiamo che il risultato del 50% renda anche lei più forte e credibile. Al tempo stesso, riteniamo, che la possibilità di costruire insieme un partito nuovo e paritario ci chiami tutte a misurarci, oltre che con le nostre storie nel movimento delle donne, anche con il desiderio di protagonismo delle più giovani, con il progetto complessivo del nuovo partito e con i valori comuni ai due generi che devono caratterizzarlo. Noi puntiamo a creare le condizioni di una con-vivenza, ad affermare una concezione della democrazia come frutto di un impegno di cooperazione, nel rispetto della differenza. Questa è la ragione principale per la quale viviamo questa scelta come pienamente coerente con il nostro impegno passato e futuro a favore delle donne, come esercizio di una maggiore libertà conquistata: la libertà di costruire insieme un partito di donne e di uomini che abbia al centro il rinnovamento della cultura politica, la modernizzazione della nostra società, l'investimento sul lavoro femminile, sui diritti, sulla condivisione della cura familiare, sulle politiche di conciliazione fra maternità, lavoro e carriera. Nel suo discorso di Torino Veltroni ha disegnato un'idea di Paese e di futuro che ci convince, come ci convincono la sua riaffermazione della laicità dello Stato, la sua capacità di parlare ai giovani, di legare politica e valori, di usare un linguaggio che unisce. A Torino Walter Veltroni ha anche assunto impegni importanti sulle donne. E il nostro atto di fiducia, ne siamo certe, diventa una responsabilità anche per lui.
Vittoria Franco, Donata Gottardi, Patrizia Toia, Annamaria Garavaglia

sabato 25 agosto 2007

Feste de l'Unità, Fassino: «Continueranno con il Pd»


(da l'Unità on-line) Le Feste dell'Unità proseguiranno anche con il Partito Democratico. Lo dice a chiare lettere il segretario dei Ds Piero Fassino nella lettera che rivolge ai dirigenti e ai militanti della quercia alla vigilia dell'apertura della Festa nazionale dell'Unità di Bologna.

Fassino, peraltro, rivendica il carattere di apertura che da sempre le Feste dell'Unità hanno e in particolare il ruolo di "incubazione" dell'Ulivo prima e del Partito Democratico che hanno svolto e svolgono.

«Caro De Maria- scrive Fassino al segretario Ds di Bologna- desidero rivolgere il saluto più affettuoso dei Democratici di sinistra e mio personale a tutti coloro che in questi mesi hanno lavorato alla preparazione della festa nazionale de l'unità. E un saluto particolarmente grato rivolgo ai tanti volontari che in queste prossime settimane con passione, dedizione e generosità faranno grande e bella la Festa nazionale di Bologna. Anche quest'anno la festa nazionale de l'Unità sarà un grande appuntamento politico e culturale offerto a una grandissima platea di cittadini che ritroveranno nel ricco programma e nelle attività della festa i tanti temi che riguardano l'Italia e il suo futuro».

Sulla possibilità di cambiare nome alla Festa de l'Unità torna a schierarsi anche il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti. «Ma c'è qualcuno che pensa di cambiare il marchio alla Nutella?». Con una domanda ironica Sposetti ha liquidato le polemiche sul nome della Festa dell' Unità definendole «singolari e inopportune». Lo ha fatto giovedì sera a Reggio Emilia, dove la manifestazione dei Ds da tempo si chiama "Festareggio" e dove il titolo del dibattito (del quale l'ufficio stampa ha diffuso un sunto) era già un programma: "Hasta la fiesta sempre".

Le feste di partito sono un importante strumento di comunicazione politica, non solo un modo per finanziare la vita partitica, è stata la posizione comune di chi stava sul palco con Sposetti, che ha ribadito: «Ben vengano tutti gli strumenti che creano partecipazione ed entusiasmo, come queste feste».

Tutti concordi anche sulla necessità di spostare la decisione sul "brand" Festa de l'Unita, che ha interessato il dibattito politico delle ultime settimane, al dopo primarie.

Glauco Soncini, direttore della Festa, ha ricordato quanto accadde nel 1996, quando venne per la prima volta adottato il marchio "FestaReggio": «Lamentele e perplessità ci furono, ma fu poi un passaggio collettivo, che vide il coinvolgimento delle persone«. E la metà dei volontari che lavorano per la festa reggiana, ha detto, non è iscritta ai Ds.

venerdì 24 agosto 2007

È morto Bruno Trentin. Il cordoglio di tutta la sinistra


Si è spento ad 81 anni a Roma l'ex segretario della Cgil ed ex parlamentare DS Bruno Trentin. Fu partigiano, nel dopoguerra si iscrisse al sindacato di cui diventò segretario generale nel 1988. Si dimise all'indomani dell'accordo sulla politica dei redditi con Ciampi. Il cordoglio di Epifani: «Lascia lezione di grande rigore morale».
>>Vedi l'articolo su L'Unità on-line.
>>Vedi l'articolo su La Repubblica on-line.
>>Vedi l'articolo su DS Online.

giovedì 23 agosto 2007

Fassino a Veltroni: condividiamo le tue proposte e ci impegnamo a dargli corso

La lettera di Fassino a Veltroni
23 agosto 2007

Caro Walter,
fin dall’inizio di questo affascinante progetto sono stato convinto che la sua originalità e fecondità consista nel duplice obiettivo di unire nel Partito Democratico storie e culture riformiste che per lungo tempo la storia ha diviso e, al tempo stesso, di non limitarci a unire quel che già c’è per allargare l’orizzonte a quella vasta parte di società italiana che guarda al PD con la speranza di un forte rinnovamento della politica.

E d’altra parte la stessa scadenza del 14 ottobre la abbiamo concepita e voluta come un grande momento di legittimazione democratica e popolare del nuovo partito e come l’apertura di una nuova stagione della democrazia italiana.

Come te penso che a questa ispirazione si debba essere tanto più coerenti oggi.

Sbaglia chi riducesse il Partito Democratico al solo incontro tra i DS e Margherita, quando proprio l’esperienza dell’Ulivo di questi anni ci parla di una volontà di partecipazione ben più ampia di quel che i partiti da soli oggi rappresentano.

E sbaglia, specularmente, chi cavalcando l’onda antipolitica del momento pensa il PD come la negazione di ciò che è esistito fin qui, ignorando che senza la determinazione dei partiti – e in primo luogo dei Democratici di Sinistra – il progetto del PD non avrebbe forse conosciuto la luce.

Per queste ragioni condivido spirito e proposte della tua lettera di ieri che vanno nella direzione di dare al PD quei caratteri di innovazione, apertura e radicamento indispensabili per far sì che davvero nasca un “partito nuovo” per cultura, progettualità, linguaggio e forma organizzativa.

Credo anch’io che il 14 ottobre sia una grandissima occasione per rinnovare la politica, riconquistare la fiducia dei cittadini e aprire così una stagione nuova per l’Italia.

E, dunque, condivido con te che la formazione delle liste per l’Assemblea Costituente debba essere caratterizzata da un forte grado di rappresentatività e apertura, coinvolgendo accanto a esponenti politici e delle istituzioni nazionali, regionali e locali personalità significative della società italiana e dei suoi molti mondi, nonché un’amplissima presenza di donne e di giovani.

D’altra parte è questo l’obiettivo che abbiamo indicato alle nostre organizzazioni e su cui in tutta Italia i DS stanno lavorando: operare perché ovunque si sottopongano al voto degli elettori liste caratterizzate da composizione unitaria, pluralismo culturale, parità donne-uomini, rappresentatività sociale e apertura a competenze, saperi e professioni.

Per questo accolgo molto volentieri la rosa di personalità che proporrai di includere nelle liste che ti sostengono e mi batterò perché essa sia accolta nel modo più ampio possibile in tutte le liste alla cui formazione i DS concorrano. E naturalmente mi auguro che analoga apertura si realizzi nelle liste a sostegno degli altri candidati nazionali e nelle liste per le Assemblee Costituenti regionali.

Condivido altresì la tua sollecitazione a fare della elezione delle Assemblee Costituenti regionali e dei Segretari regionali l’occasione per dare al Partito Democratico carattere federale e regionalista.
Il che significa evitare che la giusta e legittima competizione tra liste e candidati comprima le tante specificità territoriali e culturali di cui è ricco il nostro Paese e che nel PD dovranno trovare piena valorizzazione.

Puoi contare, insomma, sulla nostra piena condivisione delle tue proposte e come sempre sull’impegno generoso e leale per dargli corso.

Con amicizia,

Piero Fassino

Veltroni: liste aperte e innovative condizione necessaria del nuovo partito democratico.


Lettera aperta ai presidenti dei comitati Veltroni e ai segretari di DS e Margherita, Fassino e Rutelli.
22 agosto 2007

Carissimi,
abbiamo deciso tutti insieme, con Romano Prodi, nei congressi di Ds e Margherita, e poi nel comitato dei 45, che il Partito democratico dovrà nascere da un grande e inedito evento di partecipazione popolare: una assemblea costituente, eletta da tutti i cittadini che il 14 ottobre si presentino al seggio allestito nel loro luogo di residenza, scelgano di sostenere il progetto costituivo del Pd e versino un contributo di autofinanziamento.

Abbiamo preso la decisione di far nascere il Partito democratico con il metodo “una testa, un voto”, perché vogliamo dar vita ad un partito davvero nuovo, che segni una svolta nella concezione stessa che dei partiti ha avuto ed ha tuttora la cultura politica prevalente in Italia.

Vogliamo un partito che non sia concepito come un bene privato, di proprietà dei suoi fondatori, dei suoi dirigenti, dei suoi militanti: una visione che è alla base dell’attuale esasperata frammentazione politica e della stessa crisi del rapporto tra partiti e cittadini.

Al contrario, sulla falsariga del modello prevalente nelle grandi democrazie, vogliamo un partito pensato come una istituzione civile, che svolga una imprescindibile funzione democratica e che come tale appartenga a tutti i cittadini che, riconoscendosi nei suoi orientamenti di fondo, vogliano abitarlo ed utilizzarlo “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, come recita l’articolo 49 della Costituzione.

L’ambizione di questa scelta impone a noi tutti di valorizzare il carattere “costituente” dell’assemblea che andiamo ad eleggere il 14 ottobre e di contrastare ogni riduzione di quel passaggio, che abbiamo voluto e pensato di portata storica, ad una ordinaria elezione di un ordinario organismo dirigente: di un partito che, a quel punto, finirebbe per nascere nel segno della continuità, culturale prima ancora che organizzativa, con il tradizionale modello di forza politica.

Dobbiamo dar vita all’assemblea costituente di un partito che nasce, non al consiglio nazionale o al comitato centrale di un partito che già c’è.

Vogliamo un partito nuovo, in cui nessuno arrivi con forme organizzate o correnti, in cui tutti si sentano chiamati a “mescolarsi” con gli altri, in un libero scambio di idee, di convinzioni e di culture politiche che sempre di più farà sentire ad ognuno di essere non una sola cosa, ma più d’una insieme. Così si definirà la nostra nuova identità comune.

Decisiva risulterà la composizione dell’assemblea, che per svolgere in modo autorevole la sua “straordinaria” funzione costituente, dovrà essere realmente rappresentativa della grandezza del popolo del Partito democratico.

Dovrà raccogliere le grandi energie delle quali dispongono le due formazioni politiche, Ds e Margherita, che hanno avuto il merito e il coraggio di intraprendere questo percorso. E vorrei fosse riconosciuto l’impegno generoso di quei militanti delle forze politiche che già due anni fa contribuirono al successo delle primarie. A questi militanti deve andare il rispetto di tutti. Insieme dovrà raccogliere, l’assemblea costituente, le energie delle associazioni uliviste che in anni difficili hanno saputo tenere aperta una prospettiva che i più consideravano irrealistica. Allo stesso modo, dovrà rappresentare la vasta platea degli amministratori locali, eletti direttamente dai cittadini.

E soprattutto, l’assemblea dovrà riuscire a mettere in rete le migliori risorse delle quali è ricca la società italiana e che la politica non sa o spesso non vuole valorizzare: penso alle tante, straordinarie esperienze di innovazione che agiscono nei mondi del lavoro, della produzione e delle professioni, delle istituzioni, al grande serbatoio morale e civile del volontariato e dell’associazionismo sociale e culturale, al vasto patrimonio di competenze e di passione disseminato nelle scuole, nelle università, negli enti di ricerca.

E’ essenziale, ai fini del successo di questa nostra grande impresa comune, che ci impegniamo insieme a promuovere liste che in tutti i collegi rappresentino e valorizzino, anche con l’adeguata presenza nelle teste di lista, la molteplicità di apporti, politici, amministrativi, intellettuali, sociali e civili, alla costruzione del partito nuovo; favoriscano l’incontro tra le culture politiche e il rimescolamento delle appartenenze partitiche; trasformino radicalmente la composizione della classe dirigente italiana, oggi terribilmente invecchiata e quasi esclusivamente maschile, prevedendo, accanto alla quota obbligatoria del 50 per cento di donne, una consistente presenza giovanile.

E’ in questo spirito che nei prossimi giorni mi permetterò di indicare, a chi nelle diverse realtà regionali si sta organizzando per sostenere la mia candidatura, un’ampia rosa di centinaia di nomi di personalità che rappresentino le qualità migliori della società italiana. Personalità autorevoli, indipendenti, la cui presenza, per le loro competenze, per la loro esperienza, per il loro impegno nella vita quotidiana del Paese e per la passione civile che le anima, è di vitale importanza per il successo della vera e propria rivoluzione democratica che il Pd intende rappresentare. E’ questo, per me, un punto decisivo, pregiudiziale: non potrò infatti sottoscrivere l’apparentamento a liste che non rispecchino tali caratteristiche di pluralismo, di innovazione e di apertura.


******

Penso anche che l’assemblea costituente dovrà esprimere la volontà del Partito democratico di aprirsi ad un più vasto orizzonte europeo e mondiale. Per questo, se sarò eletto, proporrò all’assemblea di chiedere a leader politici e ad intellettuali del campo riformista e democratico internazionale di portare alla costituente del Pd il contributo della loro esperienza e della loro riflessione, vissute e maturate in altri paesi d’Europa e del mondo.

Il successo del Partito democratico è strettamente legato anche alla qualità del processo di costruzione di nuovi gruppi dirigenti nelle diverse regioni. La decisione di accompagnare l’elezione dell’assemblea costituente e del segretario nazionale, con un analogo percorso costituente regionale, deve essere intesa come una precisa scelta di modello di partito: vogliamo un Pd al tempo stesso nazionale e federale. Un partito impegnato nella ricostruzione di robusti legami di solidarietà e di coesione nazionale e proprio per questo saldamente radicato nella pluralità e nella diversità dei contesti regionali e locali che da sempre contraddistinguono il nostro paese.

Sia nell’elaborazione degli statuti regionali, sia nella scelta dei nuovi dirigenti, penso quindi che si debba non solo rispettare, ma anzi valorizzare l’autonomia di ogni contesto regionale e locale, autonomia che peraltro ha già portato, fin dall’inizio, a diverse candidature nate come libera espressione della società civile. Di procedere in questo modo lo impone la coerenza con la scelta di far nascere il partito nuovo attraverso un percorso di ampia partecipazione dal basso. Va quindi contrastata anche la sola impressione che si intenda procedere alla scelta dei nuovi dirigenti attraverso pratiche di cooptazione, centralistiche e spartitorie.

Penso ci si debba piuttosto impegnare tutti perché dalle elezioni del 14 ottobre emerga, anche attraverso competizioni aperte alla partecipazione di più candidati, un gruppo di segretari regionali che veda la presenza di molte donne e, accanto a giovani dirigenti di partito, noti per il loro impegno a favore del Pd, l’apporto di energie nuove, provenienti dal mondo del lavoro, della cultura, delle professioni, delle istituzioni.

Un gruppo dirigente così rinnovato, sia a livello nazionale che nelle regioni, sarà tanto più necessario in vista del grande lavoro che ci aspetta, quello della costruzione di una identità comune, non solo sul terreno della proposta politica, ma anche sul piano della elaborazione culturale, come su quello delle forme organizzative.

Dovremo ad esempio ripensare, con i tempi che saranno necessari e valorizzando il prezioso patrimonio di esperienze di massa accumulato in decenni di storia politica democratica, il modo di essere di grandi eventi collettivi come le feste di partito, in modo da favorire, anche sul piano simbolico, la costruzione di una identità condivisa.

Dovremo fare tutto questo, dando vita ad un partito che sia grande per la partecipazione popolare che deve saper promuovere, ma lieve per la sua struttura e i suoi costi. Se è vero, come denunciavano nei giorni scorsi Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, citando una ricerca prodotta per la Camera dei Deputati, che il contribuente italiano paga per il finanziamento dei partiti molto di più degli altri contribuenti europei, dobbiamo dire con chiarezza che è giunto il momento di riportare la nostra spesa pubblica per il finanziamento dei partiti ai livelli del resto d’Europa.

Sono convinto che attraverso scelte chiare e coraggiose come queste, sapremo restituire credibilità alla politica e faremo crescere intorno a noi, interesse, fiducia e partecipazione.

Abbiamo visto tutti come il solo annuncio della concreta nascita del Partito democratico abbia messo in moto tante energie e abbia al tempo stesso messo in discussione gli attuali assetti politici. Nello stesso schieramento di centrodestra si sta facendo strada l’ipotesi di dar vita ad una nuova formazione, nell’evidente tentativo di far fronte in qualche modo alla grande novità rappresentata dal Pd.

Stiamo attenti a non sciupare tutto proprio ora, a non ricadere in vecchi vizi. Abbiamo una straordinaria occasione. Pensiamo prima di ogni altra cosa ai grandi obiettivi che ci uniscono, lavoriamo insieme alla costruzione del Partito democratico, per ridare speranza agli italiani, per fare il bene dell’Italia.

Walter Veltroni

martedì 21 agosto 2007

FESTA NAZIONALE DE L'UNITA': A BOLOGNA PRONTI AL VIA

(Scarica a fondo pagina la sintesi del programma della Festa nazionale de l'Unità 2007- Formato PDF)

Bologna- Apre i battenti la 62esima Festa nazionale de l’Unità, che quest’anno si terrà al Parco Nord di Bologna dal 24 agosto al 17 settembre.

Come sempre, il programma si presenta ricco di importanti iniziative politiche, culturali e di intrattenimento, caratterizzando l’appuntamento dei Ds come il più significativo evento estivo del panorama politico del Paese.

Al centro dei numerosi dibattiti previsti, i temi di maggiore rilievo dell’attualità politica, primo fra tutti il percorso verso il Partito democratico, insieme al lavoro, la sicurezza, l’economia, l’ambiente, i diritti.

Tra gli appuntamenti politici più significativi, da segnalare il 30 agosto la presenza del segretario nazionale della Quercia Piero Fassino, il 1 settembre quella del ministro Pierluigi Bersani, di Walter Veltroni il 2 settembre e di Massimo D’Alema il 13 settembre.

L’11 settembre sarà ospite della Festa il presidente della Margherita Francesco Rutelli, mentre il 12 sarà la volta del presidente della Camera Fausto Bertinotti.
Ancora, tra gli altri, Guglielmo Epifani il 9 settembre e Dario Franceschini il 31 agosto.

Da segnalare, inoltre, il 7 settembre la presenza del ministro Cesare Damiano, il 13 settembre quella del ministro Livia Turco, il 10 settembre del ministro Clemente Mastella, il 3 settembre del ministro Fabio Mussi, il 30 agosto del ministro Beppe Fioroni e l’8 settembre del ministro Barbara Pollastrini.

Giovanna Melandri sarà a Bologna il 5 settembre, mentre il 4 sarà la volta di Paolo Gentiloni.
Rosy Bindi sarà ospite della Festa il 14 settembre, in un dibattito insieme con Luciano Violante, mentre il 10 settembre sarà la volta di Anna Finocchiaro e Enrico Letta.

Ancora, il 4 settembre il ministro Giulio Santagata parteciperà ad un dibattito con, tra gli altri, il tesoriere della Quercia Ugo Sposetti.
Pierferdinando Casini parteciperà ad un dibattito con il vice presidente del Consiglio Massimo D’Alema il 5 settembre, mentre il 5 settembre toccherà a Roberto Maroni e Antonio Bassolino.

Doppio l’appuntamento con il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, il 28 agosto e il 6 settembre.
Tra i numerosi ospiti stranieri, da segnalare tra gli altri la presenza di Shlomo Ben Ami il 4 settembre, Ségoléne Royal il 9 settembre, di Paul Rasmussen il 1 settembre e il 14 settembre di Martin Schulz.

Il programma complessivo della Festa nazionale dell’Unità sarà presentato nel corso di una conferenza stampa a Bologna il prossimo mercoledì 22 agosto.




PDF Sintesi programma Festa nazionale Unita Bologna 2007

domenica 5 agosto 2007

Il lavoro dei ministeri: i provvedimenti più importanti, le questioni aperte

3 agosto 2007

Per il governo Prodi è tempo di bilanci. L'azione di governo durante questo anno parlamentare è stata caratterizzata da numerosissimi interventi e provvedimenti. Alcune questione hanno trovato applicazione, altre sono ancora aperte. Prendendo spunto da contributi pubblicati dal nostro sito, sia sotto forma scritta, sia tramite le webtv del partito, passiamo in rassegna alcune delle questioni più importanti sulle quali si è concentrato e si sta tuttora concentrando il lavoro dei diversi ministeri.

AMBIENTE E ENERGIA
Italia a Ue: risparmio energetico del 9% entro il 2012

Bersani lancia la eco-industria

CULTURA
>> Guarda l'intervista al sottosegretario ai Beni Culturali Elena Montecchi su dsonline.tv

EXTRAGETTITO E DPEF
Visco: giù le tasse in Finanziaria 2008

Sì del Senato alla fiducia sull'extragettito

Passa alla Camera la risoluzione dell’Unione sul Dpef

GIOVANI
Per i giovani 600 milioni
Intervista a Giovanna Melandri

INNOVAZIONE PA
Nicolais: entro fine legislatura il Paese sarà completamente informatizzato

>> Guarda il servizio E-democracy e participazione al Forum PA 2007 da dsonline.tv

LEGGE ELETTORALE
Il tempo non è scaduto, il Parlamento può ancora fare una buona legge (42456)
Intervista a Vannino Chiti

LIBERALIZZAZIONI
Un anno di liberalizzazioni, Bersani: il processo va avanti

>> Guarda La conferenza stampa su dsonline.tv

PENSIONI E WELFARE
Aumento delle pensioni basse, ecco come

Come nasce e cos'è il «protocollo welfare»

Pensioni, ecco la riforma

POLITICA ESTERA
D’Alema al Senato: creare la pace vuol dire disarmare gli animi

Tre mosse per investire in un continente in marcia
Articolo di Massimo D’Alema

Per avere peso nel mondo occorrono grandi scelte bipartisan
Intervista a Massimo D'Alema

>> Guarda il convegno Un'Europa unita per un mondo più giusto su dsonline.tv

SANITA'
Turco: una “protezione civile” della sanità per risanare il debito

Un anno di governo
Il bilancio del ministro Livia Turco

>> Guarda La tre giorni della salute – Intervista a Livia Turco su dsonline.tv

>> Guarda il convegno Ricerca e Innovazione in Sanità su dsonline.tv

SICUREZZA SUL LAVORO
Con la nuova legge premi per le aziende virtuose, carcere per chi non rispetta le regole
Intervista a Cesare Damiano

Il lavoro è vita
Lettera di Livia Turco

SICUREZZA E DIRITTI
Sì a una legge anti-violenza con intesa bipartisan
Intervista a Barbara Pollastrini

>> Guarda La giornata contro le discriminazioni su dsonline.tv

La sinistra è troppo indietro
Intervista a Marco Minniti

mercoledì 7 marzo 2007

GLI ELETTI DS NELLE ISTITUZIONI


Provincia di Firenze

TIZIANO LEPRI - Assessore al Bilancio e Personale

MASSIMO SOTTANI - Consigliere

Comunità Montana Montagna Fiorentina

MASSIMO ZAZZERI - Vice-Presidente con delega alla Bonifica, Protezione Civile, Ambiente, Progetti di Innovazione Tecnologica, Coordinamento Politico delle Gestioni Associate, Servizi antincendio boschivo

CINZIA PASQUINI - Assessore con delega all' Politiche di Coesione, Cultura, Educazione Ambientale, Progetti di valorizzazioni delle produzioni tipiche del territorio.

PAOLO ROSSETI - Assessore con delega all'Agricoltura, gestione piano di sviluppo rurale, att. economiche, turismo

CIUCCHI IDA, GAMBERI STEFANO, GRONDONI GABRIELE , BENEDETTI SERGIO, ROSSETI PAOLO, GHIARINI ANGIOLO (capogruppo), LAPI RENATO, MAIRAGHI MARCO, PINI ALESSANDRA, TANINI COSI SONIA, ULIVIERI MARCELLO - consiglieri GRUPPO L'ULIVO PER IL PARTITO DEMOCRATICO

Comune di Londa

RENATO LAPI - Vice-Sindaco con delega all'urbanistica e lavori pubblici

PAOLO ARDITI - Assessore con delega all'ambiente, sviluppo economico e turismo

TIZIANO FUSI - Assessore con delega alle politiche giovanili, caccia, pesca e sport

OLIVIERO GIUDICI, GINO GRATELLI, RENATO LAPI, DONATELLA SARTI, TIZIANO FUSI, RENATO FARLENGHI - consiglieri GRUPPO CENTROSINISTRA PER LONDA

Comune di Dicomano

IDA CIUCCHI - Sindaco

FILIPPO POGGIALI - Assessore

SAULO CAPPELLINI - Assessore

ENRICO PAOLI , ALBERTO PARRINI (Pres. Cons.), CINZIA PASQUINI, MATTIA NEBBIAI, ALESSANDRO RICCI, VALENTINA VECCI, ALESSIO POGGIALI (Capogruppo)- consiglieri GRUPPO DS

Comune di Pelago

MARCELLO ULIVIERI - Sindaco

RENZO ZUCCHINI - Vice-Sindaco con delega allo Sviluppo economico, Turismo, Rapporti con le Associazioni, Polizia Municipale, Cooperazione e Solidarietà Internazionale, Politica delle Entrate, Edilizia privata

GIANLUCA COTONESCHI - Assessore con delega ai servizi sociali e culturali

STEFANO PROSPERI (Capogruppo), VILMA VIVOLI, CLAUDIO LAMBOCCI, MASSIMO MANNARINO (Pres. Cons.), GIORGIO CAROTTI, SONIA TANINI COSI, BEATRICE BARDI, MANUELA MASSAI - consiglieri GRUPPO CENTROSINISTRA E RIFONDAZIONE - UNITI PER PELAGO

Comune di Rufina

STEFANO GAMBERI - Sindaco

VITO MAIDA - Assessore con delega ai servizi scolastici e sport

MAURO PINZANI - Assessore con delega alla cultura, sviluppo economico, turismo

GABRIELE GRONDONI - Assessore con delega al Bilancio e Ambiente

PAMELA TOZZI, FRANCESCO RICCI (Capogruppo), ANTONIO CALONACI, SILVIA ROGAI, MASSIMO MAGHERINI, ANDREA BELLUCCI - consiglieri GRUPPO DEMOCRAZIA E SOLIDARIETA' PER RUFINA

Comune di San Godenzo

ALESSANDRA PINI - Sindaco

SANDRA PRIMARTI - Assessore

STEFANO GELLI (Capogruppo), PAOLO PATTONELLI, SANDRA PRIMARTI - consiglieri GRUPPO CENTROSINISTRA E RIFONDAZIONE PER SAN GODENZO

Comune di Pontassieve

MARCO MAIRAGHI - Sindaco

MONICA MARINI - Assessore con delega ai servizi sociali, edilizia privata

ALESSANDRO SARTI - Assessore con delega alle politiche culturali, parchi, caccia e pesca

LEONARDO PASQUINI - Assessore con delega all'ambiente, protezione civile, rapporti con la C.M. e il C.C.

SAURO SELVI - Assessore con delega ai lavori pubblici

PAOLO FINI - Assessore con delega allo sport e sviluppo economico

ANGIOLO GHIARINI, ANDREA SERAFINI, GUENDALINA BARCHIELLI, MASSIMO ZAZZERI, CINZIA FROSOLINI, ROSSANA BENEDETTI, ANTONIETTA CASAMASSIMA, MAURIZIO SALVADORI, RAFFAELE MANI - consiglieri GRUPPO L'ULIVO PER IL PARTITO DEMOCRATICO

CHI SIAMO


Organismi Dirigenti

L'Unione di Zona dei Democratici di Sinistra della Valdisieve è l'organizzazione intercomunale del partito formata dalle 11 sezioni (Pontassieve-centro, Molino del Piano, Sieci, S.Brigida, Montebonello, Pelago, S.Francesco, Rufina, Londa, Dicomano, S.Godenzo) situate nei 6 comuni della Valdisieve (Pontassieve, Pelago, Rufina, Londa, Dicomano e S. Godenzo).

L'organizzazione dell'Unione di Zona Valdisieve si compone di un organo direttivo, eletto dal Congresso (Direzione di Zona) e di un organo esecutivo (Segreteria di Zona), di nomina politica, guidato dal Segretario di Zona. Questi organismi rappresentano gli iscritti DS dei 6 comuni (circa 1100 tesserati nel 2007), indicano le politiche dei DS a livello sovracomunale e di area vasta e ne attuano le decisioni conseguenti.

Esiste infine un Consiglio dei Garanti, che ha funzioni disciplinari e di garanzia.

Direzione di Zona
(eletta al 3° Congresso dell'Unione di Zona Valdisieve tenutosi a Rufina, febbraio 2006 - aggiornata a maggio 2007)

in aggiornamento

Segreteria di Zona
(eletta dalla Direzione di Zona riunita a Pontassieve, marzo 2006 - aggiornata a maggio 2007)

STEFANO PROSPERI - Segretario Unione di Zona

ENRICO PAOLI - Segretario Unione Comunale Dicomano

GINO GRATELLI - Consigliere comunale Londa

GABRIELE GRONDONI - Assessore Rufina

SONIA TANINI COSI - Segretario Sezione Pelago

CINZIA FROSOLINI - Coordinatrice Iscritte DS Valdisieve - Resp. organizzazione e tesseramento

ANDREA GERINI - Segretario Unione Comunale Pontassieve

ALESSANDRO SARTI - Assessore Pontassieve

FRANCESCO DEL VECCHIO - Unione Comunale S.Godenzo

PAOLO STATUTI - Tesoriere

Incarichi esterni alla segreteria

GIANLUCA COTONESCHI - Politiche sociali e sanitarie / Società della salute

Le Sezioni della Valdisieve

Unione Comunale Pontassieve via Montanelli 35 - 50065 - Pontassieve (FI)
Tel. e Fax +390558368690 - e-mail dspontassieve@libero.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - Segretario Andrea Gerini

Sezione Pontassieve-centro, via Montanelli 35 - 50065 - Pontassieve (FI)
Tel. e Fax +390558368690 - e-mail: dspontassieve@libero.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - Segretario Giovanni Baracchi

Sezione Sieci, via Mascagni - Sieci (FI) - e-mail: ds.sieci@libero.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - Segretario Andrea Serafini

Sezione Molino del Piano - via di Rimaggio - Molino del Piano (FI) - e-mail: dsmolino@tin.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - Segretario Aldo Masini

Sezione Montebonello - Segretario Gino Carucci

Sezione S. Brigida - Segretario Angiolo Ghiarini

Unione Comunale Rufina - piazza 1° Maggio, Rufina (FI) - Coordinatore Vito Maida

Unione Comunale Pelago - Piazza Ghiberti, 50060, Pelago (FI)

Sezione Pelago, Piazza Ghiberti, 50060, Pelago (FI) - Segretario Sonia Tanini Cosi

Sezione S. Francesco, Via Petrarca, 50060, San Francesco (FI) - Segretario Sergio Galli

Unione Comunale Dicomano, P.za Repubblica, Dicomano (FI) - Segretario Enrico Paoli

Unione Comunale Londa, Via Roma, 50060, Londa (FI) - e-mail: dslonda@libero.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - Segretario Oliviero Giudici

Unione Comunale S. Godenzo, Coordinamento Giovanni Ricci, Stefano Gelli, Nicoletta Agricoli

Consiglio dei Garanti
(eletto al 3° Congresso dell'Unione di Zona Valdisieve tenutosi a Rufina, febbraio 2006 - aggiornata a maggio 2007)

in aggiornamento