sabato 12 maggio 2007

Per il Partito Democratico in Toscana: l’avvio della fase costituente


Per il Partito Democratico in Toscana
Documento dei Democratici di Sinistra e della Margherita toscani.


In allegato il testo integrale del documento presentato questa mattina in conferenza stampa dai segretari regionali dei due partiti, Andrea Manciulli e Caterina Bini.


L’avvio della fase costituente per il Pd in Toscana.

I Democratici di sinistra e i Dl-La Margherita della Toscana hanno deciso di avviare la fase costituente per il Partito Democratico costruendo delle iniziative capillari e aperte e di presentare al livello nazionale dei rispettivi partiti una serie di proposte.

  1. Il futuro Pd dovrà essere un partito federale in cui il ruolo dei territori dovrà essere di primo piano già a partire dalla prima fase di costruzione del nuovo partito. Dovranno essere creati organismi a livello regionale e locale affinché l’ossatura e la legittimazione del partito sia concreta ad ogni livello.
  2. Come Ds e Margherita toscani ci impegniamo ad elaborare una proposta di “legge elettorale” per l’Assemblea Costituente, al fine di partecipare attivamente alla discussione nazionale e che riguarderà, più precisamente, i nodi della modalità di presentazione delle candidature, di come garantire il pluralismo nelle rappresentanze elette e di come sarà assicurato il giusto equilibrio tra i sessi.
  3. Proponiamo di realizzare come Ds, Margherita e associazionismo ulivista in ogni comune, quartiere e frazione un luogo aperto di incontro con la società e con i cittadini. Crediamo che tali luoghi non dovranno essere ridotti a comitati promotori chiusi e fatti per quote ma che invece debbano essere aperti al contributo di soggetti singoli e collettivi. Perciò promuoveremo la costruzione di 1000 luoghi di incontro (gazebo, banchetti, presìdi, assemblee ecc.) che con cadenza settimanale si propongano come momenti di colloquio tra i cittadini e gli esponenti dei partiti, gli amministratori, personalità ecc. In ognuno di questi luoghi, oltre alla distribuzione di materiale informativo e di alcuni gadget che stiamo preparando, vanno raccolte, mediante un modulo che sarà prodotto a livello regionale, le manifestazioni di disponibilità a partecipare alla fase costituente e ad aderire al futuro partito. L’intento è di creare una vasta banca dati di cittadini da ricontattare in occasione della elezione dell’Assemblea costituente e di ogni appuntamento di dibattito.
  4. In ogni occasione verrà inoltre messo a disposizione dei cittadini una sorte di “libro bianco” per il Partito Democratico. Si tratta di un quaderno in cui ognuno potrà scrivere le proprie proposte sulla fase costituente, sulle priorità programmatiche, sui valori, sulle idee alla base del Pd. Lo scopo è quello di raccogliere tutti questi contributi in un testo regionale – il Manifesto del Pd toscano – da elaborare e proporre prima della elezione della Assemblea Costituente.
  5. Nel mese di giugno individueremo un fine settimana in cui attivare tali luoghi in tutta la Toscana, anche per facilitare una rilevanza mediatica adeguata. Da quel weekend, ogni settimana il gazebo, il banchetto o l’assemblea deve essere riproposta, anche in maniera itinerante. Questo comporterà un notevole dispendio di energie, ma crediamo che solo così sarà possibile fare della fase costituente davvero un momento di ripartenza e di allargamento alla società, oltre che di grande coinvolgimento di chi già adesso è iscritto ai partiti e alle associazioni uliviste. I gazebo – o luoghi analoghi – vanno previsti anche all’interno delle feste di partito, che devono essere fortemente caratterizzate dall’Ulivo e dal progetto del Pd.
  6. Allo tempo stesso dovrà essere avviata in ogni realtà una campagna di ascolto e di incontro con tutte le realtà organizzate della società. Ad ogni livello, gli esponenti dei Ds, della Margherita e dei Cittadini per l’Ulivo – insieme – dovranno proporsi come “ambasciatori” del Pd nei confronti di tutti i sindacati, le organizzazioni di categoria, le associazioni di volontariato, culturali, ambientaliste, di donne, di giovani, sportive, ricreative ecc. Un lavoro diffuso e capillare di presentazione e di confronto. L’obiettivo è quello di far conoscere a chiunque il progetto del Pd, di ascoltare le critiche e i suggerimenti, di raccogliere disponibilità a collaborare e a costruire patti di consultazione e di confronto.
  7. A livello regionale viene costituito un coordinamento tra Ds e Margherita sui temi della formazione politica, con l’obiettivo di organizzare durante la fase costituente momenti formativi utili al percorso di costruzione e consolidamento del Pd.
  8. Rispetto alla comunicazione prevediamo di aggiornare il sito “www.ulivotoscana.it” e di attivare nuovi strumenti sul web (siti, blog, newsletters, ecc.) e altri momenti di informazione ai cittadini.

venerdì 11 maggio 2007

Per la costituente del Partito democratico


Pubblichiamo l'integrale del documento
"Per la costituente del Partito democratico"

11 maggio 2007

Siamo a un passaggio fondamentale di una impresa politica di portata storica.

E’ una impresa alla quale lavoriamo da ormai dodici anni, che diventa partito nel segno e nel solco dell’esperienza dell’Ulivo.

Abbiamo deciso di dare vita al Partito Democratico per unire le culture e le tradizioni riformiste del nostro paese – socialista, cattolica, liberale e ambientalista – e dare così all’Italia una grande forza politica che vuole migliorare il paese, promuovendone lo sviluppo economico e la giustizia sociale, nel segno della democrazia piena, rispondendo alla domanda di partecipazione dei cittadini.

Abbiamo iniziato a ragionare operativamente su questo progetto dopo la vittoria elettorale dello scorso anno, vittoria preceduta dalla straordinaria esperienza delle primarie del 16 ottobre 2005, modello di rapporto virtuoso tra la militanza attiva di partito e la apertura ai cittadini.

Abbiamo tenuto a Orvieto un seminario sulle ragioni storiche del Partito Democratico, sul suo profilo programmatico e sulla forma partito. Abbiamo incaricato un gruppo di saggi di redigere un Manifesto che sia punto di riferimento ideale del confronto nella fase costituente del partito. Abbiamo deciso che si tenessero congressi sincronizzati di ds e margherita, i due partiti promotori della nostra comune impresa.

Ora i congressi sono alle nostre spalle e la decisione è stata presa. E’ stata una decisione non facile, ma partecipata e convinta. I congressi si sono conclusi con l’approvazione di un documento comune che impegna i due partiti promotori e l’Ulivo a promuovere il partito nuovo e unitario capace di coinvolgere le espressioni migliori delle culture democratiche e riformiste, fondato sulla partecipazione e sulla adesione personale e diretta dei cittadini.

Il documento approvato dai due congressi apre la fase costituente del partito democratico.

Noi dobbiamo ora dare attuazione a quello impegno, stabilendo le modalità operative di quello che a grandi linee è previsto dal dispositivo congressuale.

Nel dispositivo è previsto che entro ottobre 2007 venga eletta l’assemblea costituente del PD e che fino all’elezione dell’assemblea costituente “tutte le attività connesse alla costruzione del Partito Democratico saranno affidate a un comitato di coordinamento composto da esponenti DS, DL e personalità non aderenti ai partiti promotori”.

L’elezione dell’Assemblea costituente sarà un passaggio fondamentale: dobbiamo fare sì che questo appuntamento sia preparato in modo approfondito e che sia assicurata una larghissima partecipazione di popolo dando la possibilità a tutti i cittadini che lo desiderano di dichiararsi aderenti del nascente partito democratico all’atto dell’elezione dei delegati all’assemblea, secondo il principio una testa un voto. Al successo di questo momento fondante siamo tutti legati e a questo successo dovremo dedicare i nostri sforzi e le nostre energie.

Penso che la data migliore per l’elezione della costituente sia metà ottobre, il 14 ottobre: se avessimo potuto farlo prima meglio. Ma non possiamo riuscirci prima perché abbiamo bisogno di un tempo sufficiente per preparare una impresa tanto grandiosa.

A chi affidare la direzione politica ed operativa della fase che è già cominciata e che precede l’elezione dell’assemblea?

Credo che abbiamo bisogno di un organismo sufficientemente largo per essere rappresentativo delle personalità e delle sensibilità che ci sono tra noi, ma anche sufficientemente ristretto ed agile perché possa riunirsi e funzionare come strumento di direzione di questa fase. Questo Comitato sarà composto da una trentina di personalità, con almeno un terzo di donne, espressione della politica e della società. Questo organismo si chiamerà “Comitato promotore nazionale della costituente del Partito Democratico” e verrà insediato mercoledì 23 maggio.

Il compito di istruire i lavori del comitato e di assicurare l’attuazione delle decisioni dello stesso sarà affidato a tre “Coordinatori”, coloro che hanno già dato buona prova nella fase precedente.

I compiti del Comitato nazionale saranno fondamentalmente i seguenti:

- promuovere iniziative di presentazione del progetto del Partito Democratico

- approvare i regolamenti e le procedure elettorali, insediando gli opportuni organi tecnici e di garanzia: la proposta di regolamento elettorale sarà posta all’esame del coordinamento entro la fine di giugno e i tre coordinatori, che si avvarranno di esperti, istruiranno una proposta per quella data

- promuovere nel Paese un confronto di idee e di proposte che, assumendo il Manifesto come orizzonte ideale e punto di riferimento, confluiranno nella assemblea costituente

- favorire e riconoscere comitati promotori provinciali che avviino la fase costituente nei territori con l’obiettivo di aprire le porte alla partecipazione dei cittadini e svolgano anche funzioni di garanzia verso tutti coloro che intendono partecipare attivamente al processo.

- promuovere forum tematici, a partire da un forum delle donne, sul modello di quelli già avviati per l’ambiente, la famiglia, il lavoro e i governi locali.

La condizione perché questa nostra impresa abbia successo è che l’elezione dell’assemblea costituente veda una partecipazione larghissima.

L’assemblea così eletta avrà una grandissima legittimazione e dovrà approvare il Manifesto programmatico, adottare lo statuto e dotarsi di propri organismi.

C’è molto da fare.

Per avviare la fase costituente daremo subito vita, in SS Apostoli, ad una struttura operativa, diretta dai Coordinatori e che svolga in modo appropriato le necessarie funzioni politiche, operative e comunicative e che disponga anche delle adeguate risorse finanziarie.

Il Partito Democratico vive già da tempo nel segno dell’Ulivo tra i nostri elettori.

Ora è il momento di farlo vivere come soggetto politico vero e proprio preparando la nascita di un partito nuovo e unitario.

Roma, 11 maggio 2007

martedì 8 maggio 2007

Blog DS verso il Partito Democratico a Firenze



Vi segnaliamo che è stato realizzato il BLOG per il Partito Democratico dell'Unione Metropolitana di Firenze, disponibile da oggi all'indirizzo http://pdfi.blogspot.com.
Vi invitiamo a segnalare il blog a tutti coloro che ritenete siano interessati a inserire le proprie opinioni, commenti, etc..
Riteniamo sia importante in questo momento attivare una rete di partecipazione più ampia possibile che contribuisca alla nascita del PD anche nella nostra realtà, sono infatti presenti sul blog le schede di adesione.
Ricordandovi la CONVENTION fiorentina del Partito Democratico prevista per lunedì 21 maggio p.v. dalle ore 17.00 al Mercato di Novoli, vi invio un caro saluto
Segretario DS UnMet Firenze
Andrea Barducci

lunedì 7 maggio 2007

Lista de l'Ulivo per Reggello



Ecco la lista dei Candidati e il programma scaricabile de L'Ulivo per Reggello, che riconferma Sergio Benedetti alla guida dell'alleanza dei riformisti (DS, Margherita, Sdi).
Le elezioni comunali si terranno anche qui il 27 e 28 maggio, come per il comune di Rignano sull'Arno.
Ovviamente auguriamo agli amici e compagni di Reggello un buon lavoro per la campagna elettorale, alla quale non faremo mancare il nostro contributo.



Lista n. 4 - L'Ulivo per Reggello
Candidato Sindaco: Benedetti Sergio n. 15/6/1946 a Reggello

Candidati consiglieri comunali
1 Babini in Berti Maria Pia 01/06/1964 Poppi
2 Banchetti Giacomo 24/01/1977 Figline Valdarno
3 Bartolini Adele 10/07/1978 Firenze
4 Benucci Cristiano 30/03/1975 Firenze
5 Bruschetini Daniele 18/07/1965 Reggello
6 Campani Emiliano 12/07/1976 Figline Valdarno
7 Cellai in Giunti Ilaria 17/02/1971 Firenze
8 Del Sala Priscilla 29/05/1979 Figline Valdarno
9 Faina Valter 18/10/1947 Viterbo
10 Gagnarli Elena 21/02/1976 Figline Valdarno
11 Granchi Simone 27/06/1970 Figline Valdarno
12 Guerri Paolo 02/03/1960 Reggello
13 Innocenti in Bresolin Elisa 11/12/1975 Firenze
14 Marziali Emilio 21/11/1935 Reggello
15 Natali in Rossi Vilma 11/04/1954 Reggello
16 Papi Romano 11/05/1936 Reggello
17 Poggi Simonetta detta Silvana 02/12/1951 Reggello
18 Rosseti Paolo 13/04/1946 San Giovanni Valdarno
19 Rubegni Ivano 19/05/1949 Torrita di Siena
20 Tirinnanzi Fabio 01/07/1944 Reggello

Scarica il Programma della Lista "L'Ulivo per Reggello"

Link al sito www.ulivoperreggello.org

domenica 6 maggio 2007

Lista de L'Ulivo per Rignano

Pubblichiamo la lista dei candidati e il programma scaricabile de L'Ulivo per Rignano.
Naturalmente tutti noi saremo a fianco di Gianna Magherini e dei compagni di Rignano perchè si rinnovi il successo di 5 anni fa, e si riconfermi la scelta democratica e riformista per l'amministrazione comunale di Rignano sull'Arno.
Le elezioni si svolgeranno i giorni 27 e 28 maggio.
Si vota anche a Reggello (si aspetta la pubblicazione delle liste dei candidati su un qualche sito web!).
Appena avremo notizie sulle iniziative elettorali dell'Ulivo le pubblicheremo tempestivamente.
Buon lavoro!

Lista 1

L'Ulivo Per Rignano

Scarica il programma

Candidato a Sindaco

Gianna Magherini

nata ad Incisa Valdarno il 24/10/1953

Candidati alla carica di Consigliere Comunale

  1. Barbetti Alberto, nato a Firenze il 12/09/1967
  2. Bencistà Antonio, nato a Rignano Sull'Arno il 10/12/1964
  3. Buonamici Giuliano, nato a Rignano Sull'Arno il 18/12/1948
  4. Cipro Tommaso, nato a Bagno a Ripoli il 14/12/1987
  5. Franceschini Gianluca, nato a Volterra il 22/05/1974
  6. Ganci Daniela, nata a Firenze il 31/12/1980
  7. Marcheschi Rosita, nata a Pescia il 13/01/1943
  8. Meli Manuela, nata a Rignano Sull'Arno il 14/05/1954
  9. Monti Gianfranco, nato a Firenze il 14/12/1955
  10. Nannoni Paolo, nato a Rignano Sull'Arno il 27/05/1962
  11. Olmi Gabriele, nato a Rignano Sull'Arno il 11/06/1944
  12. Renzi Tiziano, nato a Reggello il 13/10/1951
  13. Sabatini Wais, nato a Barberino di Mugello, il 19/04/1956
  14. Staderini Samuele, nato a Bagno a Ripoli il 27/08/1984
  15. Tucci Luciano, nato a Firenze il 14/02/1949
  16. Tursi Angelo Raffaele, nato a Eschenz il 04/07/1962

sabato 5 maggio 2007

Scissione, che errore



di Alfredo Reichlin - L'Unità

Non ho capito in che cosa consiste lo spostamento a destra dei Ds e perché il partito democratico si profila come un partito moderato. Il ministro degli Esteri (Ds) sta spostando la collocazione internazionale dell’Italia rispetto a quella di satellite servile della destra americana, il cui ruolo era dividere l’Europa. Di fatto, rinunciammo ad avere rapporti autonomi non solo con il Medio Oriente ma con l’India, il Giappone, la Cina. Adesso l’Italia è tornata un Paese sovrano, che conta. A me sembra una cosa molto grossa la quale riguarda la possibilità per la sinistra di tornare ad avere un ruolo e un futuro. Mi permetto quindi di chiedere: cosa si intende per sinistra e per spostamento moderato?

La stessa domanda vorrei fare per la politica economica. Sono finiti i condoni e adesso anche i ricchi cominciano a pagare le tasse.

È diminuita la disoccupazione, abbiamo ricominciato a crescere ed è stata avviata una certa redistribuzione del reddito. Dove sta lo spostamento a destra? Angius, Mussi, Salvi ricorderanno che l’Italia aveva superato perfino l’Inghilterra negli indici della diseguaglianza sociale. Una vergogna. Di cui porta la responsabilità principale la destra ma che non assolve chi ha diretto in tutti questi anni la sinistra. Non bastava dichiararsi riformisti, il nodo da sciogliere era la avvilente impotenza riformista in cui ci dibattiamo da anni. Mi ha colpito vedere l’altra sera in tv l’esaltazione dell’orgoglio comunista da parte di Diliberto: falce e martello (nell’era del digitale), Gramsci come il loro capo: Antonio Gramsci, il teorico dell’egemonia, il critico spietato delle ragioni per cui la sinistra garibaldina e mazziniana subì la direzione moderata del Risorgimento, l’uomo che definì la scissione di Livorno il più grande contributo alla vittoria del fascismo. Ecco l’impotenza riformista. Molto colore rosso ma niente che possa rispondere a quelle fondamentali domande di tal Vladimiro Ilic Lenin: con chi? contro chi? come?

Uscire dall’impotenza riformista: questo a me sembra il grande problema che il Pd dovrebbe consentirci di affrontare. Non sarà facile. Vedo le difficoltà, ma le alternative sono inesistenti. Penso alla grande questione della laicità dello Stato italiano che non è solo una questione di principi fondamentali. Ciò che sta accadendo in Italia è molto grave. E non riguarda nè tanto né solo la religione. Sotto la guida del cardinale Ruini e della conferenza episcopale si è venuto formando - come in America - un nuovo blocco reazionario. La destra atea e libertina alla Berlusconi ha fatto del clericalismo la sua bandiera allo scopo di porsi sotto la sottana dei preti. In funzione di che cosa? Ma è evidente. In funzione di uno spostamento verso destra delle masse cattoliche (il che in parte è già avvenuto nelle ultime elezioni). Angius può pensare quello che vuole del partito democratico ma non può non capire che l’ostacolo maggiore a questa sorta di nuova alleanza tra "trono e altare" è rappresentato dai cattolici democratici, dalla loro lealtà verso lo Stato laico, dal loro unirsi sotto la stessa bandiera politica con la sinistra. Perciò al Congresso mi ha veramente colpito il suo attacco al Pd in nome di un anticlericalismo d’altri tempi. Ha avuto molti applausi ma - di fatto - faceva il gioco di Ruini: indebolire Prodi, isolare i cattolici democratici, consentire ai preti di dire alla massa popolare cattolica che la sinistra è il nemico Togliatti non rispose così alla scomunica.

Ma lasciamo stare le polemiche. Sono i fatti i quali ci dicono - adesso anche in Francia, dopo la Germania - che è giunto il tempo di creare una cultura e una soggettività politica capaci di uscire dai vecchi confini della sinistra storica per rispondere alle domande di ceti e generazioni che sono sfidate da un mondo nuovo. Spero che ci rendiamo conto del fossato che si sta scavando tra le masse e le forze politiche. Stiamo attenti. «L’impotenza riformista» sta innescando una crisi democratica molto pericolosa. Perciò, in attesa che Mussi faccia la rivoluzione, noi dovremmo preoccuparsi molto di fare qualcosa di analogo a ciò che fecero a suo tempo (ma che oggi stentano sempre più a fare) i grandi partiti socialdemocratici europei: partiti di massa, pluralisti, di governo a vocazione maggioritaria. Il che voleva dire, in società complesse, partiti di centro-sinistra.

Perché in Italia una operazione di questo genere assume le vesti del partito democratico? La domanda cruciale è questa ma la risposta non dovrebbe essere difficile per chi abbia un minimo di visione storica e sappia da dove viene la debolezza organica del riformismo italiano. Perché dopotutto è di questo che stiamo discutendo (almeno si spera) e non di ambizioni personali, cioè solo di chi capeggerà questo o quel partito. Proviamo una volta tanto a ricordare che cosa distinse l’Italia quando a cavallo tra Ottocento e Novecento esplose in tutta Europa la «questione sociale». Lo scontro di classe fu ovunque durissimo. Ma la differenza fu in ciò. Nei paesi più avanzati del Nord-Europa, non a caso quelli a più larga base operaia, le classi dirigenti fecero davvero un compromesso storico. Conservarono il controllo dei gangli essenziali del potere capitalistico ma accolsero la spinta delle forze operaie e popolari per uno Stato più sociale e un regime di alti salari (l’economia del benessere). Ma non solo. Quelle classi dirigenti erano abbastanza forti e consapevoli delle loro responsabilità nazionali da accettare anche un grande compromesso politico: ciò che in Italia noi avremmo chiamato la «democrazia compiuta». Vale a dire il riconoscimento del diritto a alternare i governi, fino al punto da portare al potere anche i leader delle forze sociali antagoniste e a riconoscerli come governanti a pieno titolo e non «figli di un dio minore».

Questa è la storia vera, non ideologica, della grande esperienza socialdemocratica. La quale non per caso in Italia non ha attecchito. Per colpa del Pci? È la tesi della vulgata dominante. Ma io credo che capiremmo meglio non solo il passato ma il problema politico del futuro se provassimo a partire da una domanda elementare: è il Pci che spiega la storia d’Italia (ivi compresa la debolezza del riformismo) oppure è la storia d’Italia che spiega il PCI? Parlo della natura delle sue classi dirigenti. Togliatti era ancora un bambino quando i generali del Re presero a cannonate gli operai di Milano. E non devo ricordare gli stati d’assedio, il regicidio, gli eccidi dei contadini. Turati in galera. E la Chiesa dominata dalla preoccupazione di una convergenza tra le masse cattoliche e socialiste al punto da imporre a don Sturzo l’esilio. È vero che Giolitti aprì un dialogo con i sindacati e i socialisti (però solo al Nord). Ma fallì. Era fatale che al sovversivismo delle classi dirigenti corrispondesse il sovversivismo delle masse. E infatti il PSI (Stalin stava ancora in seminario) non resse alla sfida riformista. I riformisti furono messi in minoranza, Benito Mussolini assunse la guida del partito. Poi arrivò il fascismo e la scissione del ’21. La storia del dopoguerra vide - è vero - grandi riforme, perfino straordinarie: la Costituzione repubblicana e la trasformazione di un paese contadino povero in una grande potenza industriale. Ma la questione essenziale è che la democrazia restò dimezzata, «difficile» per dirla con Moro. Il grande compromesso democratico non si fece. Certo anche a causa della guerra fredda, del legame del Pci con l’Urss, dell’estremismo. Ma ciò non spiega tutto. Non spiega la paura perfino per il centro sinistra, e soprattutto il fatto che anche dopo il crollo del comunismo e la fine del Pci l’alternarsi al governo di destra e sinistra, c’è stata ma ha avuto quei caratteri di guerra civile strisciante che sappiamo. La sinistra non è riuscita ad esprimere una egemonia. Si è divisa in 7 ad otto partiti tra socialisti e comunisti rivoluzionari.

È in questa luce che si capisce meglio il partito democratico. Che è lo sforzo di uscire dalla «democrazia difficile» riunendo le forze di sinistra e democratiche che hanno basi popolari, storiche. Non ci saranno riforme se la politica non tornerà a comandare sui grandi poteri economici, e non solo. Se la sinistra, che è minoritaria non si unisce ad altre forze laiche e cattoliche ponendo fine a quella sorta di guerra tra guelfi e ghibellini che ha contrapposto forze popolari fondamentali. Insomma, se non riusciamo a creare un grande partito di governo che parla non solo ai nostri ma all’insieme dell’Italia moderna.

Mussi dice che l’Italia non può fare a meno della sinistra. C’è una verità ma solo se si aggiunge che la sinistra è destinata ai margini se non si risolve quello che è il grande drammatico problema italiano: la crisi della democrazia, le fragilità delle sue basi e dei suoi strumenti politici, il degrado dei partiti, lo squilibrio tra il cosmopolitismo dell’economia mondializzata e il localismo della politica.

Questa scissione è una vera stupidaggine.

venerdì 4 maggio 2007

Iniziativa dei Cristiano Sociali a Firenze



FAMIGLIA, SENZA STECCATI

VENERDI’ 11 MAGGIO

ORE 17.00/20.00

PIAZZA DE’ CIOMPI, 11

Alla vigilia del family day, i Cristiano-Sociali si interrogano sul senso delle parole: convivenze di fatto, famiglia tradizionale e famiglie, alla ricerca di una sintesi condivisa.

STEFANO CECCANTI

Costituzionalista docente presso La Sapienza di Roma

Capo Ufficio legislativo Ministero Pari Opportunità

ROSANNA VIRGILI

Biblista

Partecipa al dibattito

ANDREA BARDUCCI

Segretario metropolitano dei Democratici di Sinistra di Firenze

Introduce

GIOVANNA CELLA

Coordinatrice Cristiano-Sociali di Firenze

MOVIMENTO CRISTIANO-SOCIALI DI FIRENZE

criso.fi@alice.it

giovedì 3 maggio 2007

Due convegni DS su Welfare e sulla nuova figura dell'infermiere


II Convegno metropolitano DS

Da una politica dei servizi ad una politica per la salute

Firenze 5 maggio 2007

Salone de’ Dugento

Palazzo Vecchio

Firenze

Comitato promotore:
Sezione Salute Metropolitana DS.

Gruppo DS Comune di Firenze

Gruppo DS-L’Ulivo Consiglio Regione Toscana

Fra le grandi questioni che segnano il complesso intreccio fra percorsi di modernità e sviluppo della democrazia, quella del diritto alla salute è fra le più dense e significative: in essa si coniugano difesa e crescita della coscienza individuale e collettiva non solo e non tanto sull’affermazione di un diritto essenziale, ma soprattutto sul “ come” un sistema moderno possa garantirlo in modo appropriato e qualificato. E quindi occorre progressivamente indagare e ricercare la soglia possibile più alta in cui ricomporre un equilibrio fra acquisizioni della scienza, dimensione della cosiddetta tecnicalità di sistema, struttura organizzativa ottimale, e assetto istituzionale, implementazione delle risorse, integrazione, partecipazione dei cittadini in qualità di attori protagonisti.

L’iniziativa si propone di costruire una prima occasione concreta di incontro fra alcuni degli ambiti tematici e disciplinari che concorrono a connotare il tema “ salute” in modo fondamentale, con l’apporto di competenze ed esperienze di particolare rilievo, con il dichiarato intento di prospettare un percorso non episodico di propositività politica.

Programma

h 09.00 Registrazione dei partecipanti


h 09.10 Saluto:

Paolo Cocchi
Susanna Agostini


Prima sessione

Moderatore: Alessia Petraglia

h 09.30 Evoluzione dei bisogni di salute e benessere sociale: i prossimi scenari.

Relatore: Luigi Cancrini.

h 09.50 Quali altre politiche sono possibili oltre quelle della compatibilità?

Relatore: Ivan Cavicchi.

h 10.10 La centralità del cittadino all'interno del sistema salute e la sua partecipazione ai processi decisionali;

Relatore: Ugo Ascoli.


h 10.30 Discussione


h 11.00 Coffee – break

h 11.15 Tavola rotonda: nuove politiche d’integrazione e sostenibilità.

Moderatore:– Filippo Fossati

Discutono: Enrico Rossi, Daniele Stolzi, Don Giovanni Nervo, Graziano Cioni, Romano Manetti.

h 13.00 Presentazione del forum sociale:

Rosanna Pugnalini.

Introduce Leonardo Lombardi

h 13.30: Chiusura del convegno:

Alessandro Vanni

Sede del convegno: Salone de’ Dugento

Palazzo Vecchio – Piazzo della Signoria

Firenze

Segreteria organizzativa:

Cristina Pieraccini

Tel. 055/2387624 – fax 055/2387512

e-mail: c.pieraccini@consiglio.regione.toscana.it
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II Convegno metropolitano DS

La nuova figura dell’infermiere

Firenze 11 maggio 2007

Salone de’ Dugento

Palazzo Vecchio

Firenze

Comitato promotore:

Sezione Salute Metropolitana DS.

Gruppo DS Comune di Firenze

Gruppo DS-L’Ulivo Consiglio Regione Toscana

L'infermiere è la figura più innovativa del Servizio sanitario nazionale. È la figura che ha ripensato il corso di studio, i contenuti professionali, la sua organizzazione. Lo ha fatto avendo ben presenti le grandi sfide della sanità: nuovo tipo di domanda, nuovo tipo di malato, nuove esigenze di 'governance' Ma anche considerando i grandi problemi della governabilità economica del sistema.

L’infermiere rappresenta un alleato indiscutibile nella costruzione di una nuova fase del Sistema Sanitario. Decisive sono le responsabilità e le competenze dell’infermiere nella cura del malato. Bisogna fare in modo che il Sistema Sanitario si basi su due pilastri: l’ospedale e la medicina del territorio, dove l’infermiere ha un ruolo fondamentale” (Livia Turco).

A questi professionisti bisogna dare la possibilità di contribuire di più allo sviluppo del sistema.

Chiediamo pertanto alle forze politiche, sindacali, professionali che l’infermiere non sia costretto a lavorare per compiti o secondo un modello organizzativo fondato sulla ripetitività delle attività. Chiediamo invece che venga valorizzato il suo ruolo ed utilizzate le competenze specialistico gestionali acquisite negli studi universitari per incidere sull'organizzazione sanitaria, per governare direttamente i processi di assistenza infermieristica, per garantire la qualità e la continuità assistenziale sanitaria e sociosanitaria, per sviluppare e qualificare i servizi territoriali.

Se non si realizza tutto questo rischiamo di perdere un patrimonio importante e di compromettere il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale.

Programma

h14.30 Registrazione dei partecipanti

h 14.50 Introduce:

Andrea Barducci

Segretario mertropolitano DS

saluto di Susanna Agostini

Gruppo comunale DS

Prima sessione: Nuovi modelli organizzativi

Moderatori: Alessia Petraglia - Luca Carbonai

h 15.00 Le funzioni dell'infermiere nel processo di modernizzazione dell’azienda sanitaria.
Relatore: Maria Grazia Monti.

h 15.15 L'infermiere nella gestione delle malattie croniche.
Relatore: Stefania Franciolini.

h 15.30 Figure di supporto all’assistenza infermieristica: gli OSS – OSSC.
Relatore:Davide Buccioni.

h 15.45 Discussione

Seconda sessione

Aspetti della formazione infermieristica;

Moderatori: Susanna Agostini

h 16.00 La ricerca infermieristica: un contributo importante per la Sanità. Relatore: Laura Rasero.

h 16.15 L’infermiere straniero (nel pubblico e nel privato accreditato). Relatore:Giancarlo Brunetti.

h 16.30 La formazione infermieristica: un bilancio del primo decennio.

Relatore: Laura D’Addio.

h 16.45 Discussione

h 17.15 Tavola rotonda: La professione infermieristica: quale futuro?

Moderatori: Patrizia Mondini – Filippo Fossati

Discutono: Monica Bettoni, Rossella Dettori, Gianfranco Cecinati, Marinella d’Innnocenzo, Gianfranco Gensini, Luigi Marroni, Saverio Proia,.

Conclusioni:

Enrico Rossi.

Sede del convegno: Salone de’ Dugento

Palazzo Vecchio – Piazzo della Signoria

Firenze

Segreteria organizzativa:

Cristina Pieraccini

Tel. 055/2387624 – fax 055/2387512

e-mail: c.pieraccini@consiglio.regione.toscana.it

Hanno garantito la loro presenza :

rappresentanti della IV° commissione dei comuni e della regione toscana, associazioni sindacati, istituzioni e gruppi consiliari.

D'Alema: «La leadership del Pd si deve definire in funzione della guida del Paese»


Intervista di Fabio Marini - La Stampa

Dopo un anno trascorso nel candido, monumentale palazzo della Farnesina, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema distilla uno dei suoi proverbiali paradossi: «Il nostro è un Paese che all’estero gode di un credito che non è percepito dagli italiani: il massimo del disprezzo per l’Italia è in Italia. Sulla scena internazionale giochiamo in serie A, abbiamo messo in sicurezza la politica energetica per i prossimi 20 anni, ma di tutto questo non c’è il minimo orgoglio: il dibattito interno è autodistruttivo, manca la consapevolezza di essere classe dirigente».

In queste ore si è accesa una polemica sulla Corte Costituzionale, organo rispettato ma storicamente non impermeabile alle pressioni politiche: condivide l’allarme lanciato dal giudice dimissionario?
«Io penso che se la Corte Costituzionale difende la propria indipendenza, è indipendente. Non ho mai fatto dichiarazioni per dire cosa debba fare la Corte o il Presidente della Repubblica perché questa è una cattiva abitudine. Ma non credo che la dichiarazione di un ministro possa ledere l’autonomia della Consulta che, nel corso della sua storia, è stata indipendente, ha dimostrato di essere un organismo di alta tutela e ha assunto decisioni anche coraggiose».

Non le è parsa poco istituzionale la forte critica del presidente della Camera all’istituto del referendum?
«Il referendum è uno strumento prezioso di partecipazione democratica. Ma è legittimo che si possa discutere su come viene usato il referendum. Anche per una piccola ragione: da un numero imprecisato di anni non si raggiunge il quorum e lo strumento ha finito per essere vanificato. Non sarei contrario ad una riforma che rafforzi lo strumento referendario sulla base di tre principii. Intanto la possibilità di istituire il referendum propositivo accanto a quello abrogativo che, nel tempo, si è prestato a tanti equivoci. E anche al paradosso di fare referendum abrogativi su una legge - quella elettorale - che non si può cancellare perché il Paese non può restarne senza. E dunque si è costretti a fare referendum che in realtà non abrogano».

Altri correttivi per rilanciare il referendum?
«Alzare in modo consistente la quota delle firme, per renderlo meno “facile”; ma anche abolire il quorum, per renderlo più incisivo, perché è troppo facile dire “non votiamo”, svuotando uno strumento di partecipazione democratica».

Questo referendum le piace?
«Rispetto questa iniziativa, ma auspico che si faccia una nuova legge elettorale, meglio se prima del referendum. La legge che abbiamo è pessima, ma il referendum, per le costrizioni nelle quali si muove, non risolve. In realtà l’intenzione giusta dei referendari rischia di non produrre gli effetti desiderati: si andrebbe incontro a due listoni senza preferenze, dando luogo soltanto a negoziati e spartizioni».

La legge elettorale di Massimo D’Alema?
«Un sistema limpidamente maggioritario che non cancelli le voci minori ma non le renda discriminanti ai fini della governabilità. Io preferisco il sistema uninominale a doppio turno. D’altro canto l’elezione del sindaco, tanto apprezzata in Italia, funziona così».

I giornali saranno spesso pettegoli, ma per la leadership del Partito democratico è tutto un fiorire di candidature e autocandidature. La fine di tante ipocrisie? O come nel primo miglio delle maratone gli outsider si mettono in luce prima di crollare alla distanza?
«Io penso che la politica dovrebbe essere in grado di dettare i tempi. Ciò detto, ho sentito la domanda sulla leadership fatta a Pierluigi Bersani. Lui ha risposto: “Al momento opportuno ci saremo tutti”. Titolo dei giornali: “Bersani: io sono candidato”. Prodi ha annunciato che allo scadere della legislatura considererà esaurito il suo mandato e dunque il problema della leadership del Pd verrà affrontato al momento opportuno».

Alcuni sostengono che il momento debba arrivare prestissimo...
«Io penso che il momento opportuno dista anni. E se vogliamo parlarne per anni, io non partecipo!».

Un leader incoronato subito, darebbe argomenti a chi vuole buttar giù il governo? Visto che il leader nuovo è già pronto...
«Io credo che leadership del Pd debba definirsi in funzione della guida del Paese e dunque in vista delle elezioni politiche. Che ci mettiamo noi a fare delle operazioni il cui effetto, magari non voluto, è quello di destabilizzare il quadro politico e spingere verso elezioni, mi sembra irragionevole».

In autunno sarà eletta l’Assemblea costituente e nella primavera 2008 nascerà il nuovo partito. E’ così?
«No. Il partito nascerà molto prima. Abbiamo previsto che in autunno si elegga attraverso una larga partecipazione popolare l’Assemblea costituente e una volta fatta quell’Assemblea, il partito è costituito. Anche perché l’opinione pubblica ha percepito i congressi Ds e Dl come dei momenti veri. Se noi torniamo in tv come Quercia e Margherita, l’italiano medio potrebbe restare scosso: ma come? Non avevate fatto il partito democratico? Anche nella transizione bisogna dare il senso di decisioni rapide e un contributo credo di averlo dato, non candidandomi a rifare il presidente dei Ds. Si tratta di trovare modalità per un percorso molto aperto, coinvolgente, rapido. Ciò che ci proporrà Piero Fassino nei prossimi giorni andrà in questa direzione».

Ma se il leader verrà eletto fra anni e con Prodi a Palazzo Chigi, il partito chi lo plasma? Un coordinatore?
«E’ chiaro che dovremo darci una struttura. Il partito democratico ha bisogno di una sua rappresentanza istituzionale e ce l’ha - i gruppi parlamentari, il governo - e di una struttura operativa che costruisca il partito con caratteri nuovi. Questo è un impegno fondamentale, che richiede un enorme lavoro per tutto il Paese. Serviranno dei responsabili e qualcuno che coordini questo lavoro».

Quando arriverà il momento della sfida per la leadership, perché Massimo D’Alema non dovrebbe essere della partita?
«Devo manifestare il mio grande fastidio verso il modo in cui si sta avviando il dibattito sulla leadership. Siamo l’unico Paese al mondo nel quale leadership è diventata una parolaccia, una specie di virus. La gente dice: “Ti sei preso la leadership?”. Io ho degli anticorpi e non prenderò questa malattia!».

Senza far nomi, Marco Tronchetti Provera ha accusato il gotha del governo di averlo danneggiato. Si sente chiamato in causa?
«Questo è un Paese nel quale tutti danno la colpa agli altri. Se il compito di noi politici è render conto del nostro operato e quando perdiamo le elezioni non possiamo dar la colpa agli imprenditori o ai giornalisti, così anche gli imprenditori devono render conto del loro operato di imprenditori».

Per un’azienda quotata in Borsa il silenzio dei politici più influenti non è un obbligo? Su Telecom non è stato così...
«Su Telecom non ho detto nulla, non ho partecipato a campagne, ho sempre avuto un rapporto corretto con Tronchetti Provera, non ho nulla da recriminare. Ma se posso dare a tutti un consiglio, nello stile del rispetto, suggerirei qualche intervista in meno».

Bersani: «Il Pd sarà il partito di una nuova grande sinistra democratica»


Intervista di Mario Sensini – il Corriere della Sera

PARIGI - «Qui in Francia Bayrou una volta era dall' altra parte. E oggi è in mezzo». Anche fermandosi lì, e beninteso il diessino Pier Luigi Bersani non se lo augura, «questo è un nuovo segnale incoraggiante sulla strada del Partito Democratico». Il fatto è, spiega il ministro dello Sviluppo, ieri a Parigi per un incontro con il governo, che «c'è già qualcosa che scorre sotto la pelle degli europei: una sinistra che sta allargando il concetto di lavoratore a quello di cittadino e un'area più moderata che scappa dal rischio di evoluzione populista della destra. Credetemi, il futuro PD sarà un sasso nello stagno. E mi fanno ridere i sondaggi fatti adesso. Facciamoli in autunno, poi si ride davvero».

Intanto lei si candida a guidare il nuovo partito...
«Chiariamo subito. Non parliamo di persone, ma di politica. Stiamo andando verso una vera Costituente e tutti, se hanno idee, devono essere candidati o candidabili. Se al nostro popolo diamo l' idea di una costituente con il guinzaglio rischiamo di buttare un potenziale enorme. Il primo punto per un nuovo partito sono le nuove idee. E tutti quelli che le hanno devono essere disponibili. A fare un passo avanti, oppure uno indietro, se serve».

Che criterio seguirebbe per metter su quest' Assemblea?
«Sarà la prima palestra di un grande meccanismo di partecipazione: mi auguro che la Costituente sia tarata sui collegi del "mattarellum", in forme tali da consentire la partecipazione agli iscritti dei Ds e della Margherita, ma anche a chi vorrà iscriversi allora».

E per definire la leadership?
«Io sono per i sistemi diretti. Le primarie a tutti i livelli, quindi».

Anche qui un confronto tra piattaforme?
«Certo. Da oggi ad ottobre dobbiamo cominciare a mescolare il sangue tra di noi e a confrontarci su tre o quattro temi di frontiera. Il rapporto tra politica ed economia, la questione settentrionale, quella femminile. I sì che dobbiamo dire all' ambiente, il Sud. Sdrammatizzando le ideologie».

Franco Marini dice che non vuol morire socialdemocratico.
«Noi dobbiamo porci problemi e traguardi fattuali. Marini può star tranquillo. Anche Rutelli. Quando dice non dentro il Pse, ma con il Pse. Troveremo insieme una soluzione. Il PD sarà il partito di una nuova grande sinistra democratica, ma non tanto perché sta nel Pse. Semmai perché se è un valore l' uguaglianza, lo sono anche le liberalizzazioni, la concorrenza, la riforma della pubblica amministrazione».

Saranno felici i partiti della sinistra più radicale, fuori dal PD...
«Non pensino che lasceremo incustodita la parola "sinistra". Nè i suoi valori».

Parlava dei rapporti tra politica ed economia, eppure il suo governo nella vicenda Telecom è stato accusato di ingerenza.
«Letture sbagliate. Il nostro problema era ed è quello di avere gli investimenti sufficienti per la larghissima banda e garanzie di accesso non discriminato. A questo fine è preferibile avere società con meno debiti e più risorse da investire. E magari un meccanismo che non faccia pesare tutto sulla bolletta degli utenti, anche con l' uso dei fondi europei. Di tutto questo Telecom e l' Autorità stavano già discutendo... Forse sarebbe stato più semplice dire che abbiamo bisogno di una nuova regolamentazione per gli investimenti e l' accesso alla rete. Tutto qui».

Gli americani non hanno gradito...
«Ci spiegassero, gli americani, come funziona il loro mercato. Ci dicessero se quell' azienda messicana può acquistare una rete di tlc negli Usa. Io capisco gli interessi di Carlos Slim ma, forse per un mio limite, non capisco quelli di At&t. Però vedo che erano alleati...»

E Telefonica? Il diritto di veto?
«Non lo so, c' è ancora da chiarire nei particolari dell' accordo. Sono comunque società complementari o complementabili. La nostra dimensione è l' Europa: e dobbiamo avere non campioni nazionali, ma europei, in concorrenza tra loro, per poi avere un vero mercato continentale. Tra Telecom e Telefonica c' è pure una certa simmetria nell' azionariato: nel nocciolo duro ci sono le banche e questo può essere funzionale al disegno».

Senza capitalisti...
«Beh, guardi. C' è capitalista e capitalista: c' è chi compete e non chiede nulla alla politica e chi non chiede nulla perché pretende. In ogni caso tra scatole cinesi e patti di sindacato si è davvero passato il segno ignorando interessi e diritti dei piccoli azionisti. Ci vogliono ulteriori norme europee sulle opa e anche una modifica della normativa civilistica nazionale per scoraggiare, anche fiscalmente, le scatole cinesi. Quanto a Telecom... Le banche almeno in parte prima o poi usciranno, e una soluzione industriale si rafforzerà. Intanto c' è una base solida per un campione europeo».

mercoledì 18 aprile 2007

I Ds della Toscana per Ségolène Royal




Appello al voto di Manciulli, Martini e Domenici

Firenze, 16 aprile 2007 - Domenica prossima 22 aprile e domenica 6 maggio i cittadini francesi sono chiamati al voto per l'elezione del presidente della Repubblica. Saranno circa 4mila i francesi residenti in Toscana che si sono registrati nelle apposite liste e che potranno votare al seggio elettorale allestito al Consolato francese di Firenze, dalle 8 alle 18. In Toscana è stato costituito un comitato regionale dei francesi residenti in Italia a sostegno a Ségolène Royal, che ha inviato in questi giorni una lettera ai francesi residenti nella regione per invitarli a votare la candidata del Partito socialista francese e hanno organizzato un incontro pubblico per venerdì 20 aprile alle 18.30, presso la sede dell'associazione "Toscana Europa" a Firenze (via degli Artisti 11/B).

Il segretario regionale dei DS toscani, Andrea Manciulli, il presidente della Regione Claudio Martini e il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, questa mattina, insieme ai rappresentanti del Comitato hanno lanciato un appello al voto per Ségolène Royal.

"E’ importante in questo momento per i DS contribuire al risultato di Ségolène Royal ha detto Andrea Manciulli -. La sua elezione può rappresentare una novità di rinnovamento e cambiamento in tutta Europa. Siamo a fianco del nostro partito fratello, anche per il peso che queste elezioni possono avere per il rafforzamento del Partito socialista europeo".

"Ségolène è attenta a portare miglioramenti concreti alle condizioni di vita dei cittadini, come ha dimostrato in questi anni da presidente di Regione ha detto Gaelle Barrè, del comitato toscano per Ségolène Royal -. Penso che la sua elezione darebbe una spinta forte a tutte le donne che vogliono partecipare alla vita politica dei loro paesi. La sua candidatura in occasione delle primarie all’interno del Partito Socialista ha spinto tante persone a iscriversi nelle liste elettorali, tanti giovani, donne e cittadini di origini straniere, per il suo messaggio di partecipazione e di rinnovamento della politica. Anche a me è venuta voglia di impegnarmi nella sua campagna per il simbolo che rappresenta la sua candidatura".

"Chiamiamo tutti i francesi ad andare a votare, domenica prossima, da qualsiasi parte della Toscana si trovino. Il voto di ognuno di noi è utile, perché la vittoria si giocherà a un minimo scarto di voti, fosse solo per evitare un secondo turno tra Le Pen e Sarkozy", ha detto Raphaël Calvelli, altro membro del comitato dei francesi per Ségolène Royal.

Per informazioni sull’attività del comitato toscano dei francesi residenti in Italia per Ségolène Royal: www.italie.parti-socialiste.fr, ps.florence@gmail.com, tel.320 6179829.

sabato 7 aprile 2007

Pietro Grasso a Pelago. Iniziativa della Sinistra Giovanile Valdisieve in collaborazione con Arci e Libera contro le mafie.


Lunedì 16 Aprile
ore 18,00

Circolo Arci Pelago
Piazza Ghiberti
Pelago (Fi)

Incontro con:
Pietro Grasso
Procuratore nazionale Antimafia

Partecipano rappresentanti di:
Democratici di Sinistra, Sinistra Giovanile, Arci, Cgil, Libera.

ore 20,00
Cena della Legalità (15 euro)
Il ricavato della cena finanzierà l'acquisto di un trattore per la cooperativa antimafia "Lavoro e non solo" che opera sui terreni confiscati alle mafie.

Siete tutti invitati.

4° Congresso Nazionale DS di Firenze: MANIFESTI E VOLONTARIATO

























TUTTI I COMPAGNI E LE COMPAGNE CHE DESIDERINO PARTECIPARE COME VOLONTARI ALL'ORGANIZZAZIONE DEL CONGRESSO NAZIONALE SONO PREGATI DI CONTATTARE AL PIU' PRESTO LA FEDERAZIONE DS DI FIRENZE (055503201) O L'UNIONE DI ZONA VALDISIEVE (0558314023-0558368690)



giovedì 5 aprile 2007

Compagni, dove andate?


Commento di Alfredo Reichlin, da "L'Unità"
Stanno cambiando molte cose nella realtà italiana. Non parlo di schieramenti politico parlamentari. Ricavo questa impressione anche dai nostri congressi che non sono stati una piccola cosa: 250mila persone che non solo votano ma discutono per giorni sulle grandi idee laddove da anni si parlava solo di assessori e di liste elettorali. Perché si finge di non vedere? Dovevamo scioglierci senza nemmeno fare un congresso? La debolezza non sta in ciò ma nei contenuti. Non ho titolo per fare appelli unitari.

Chiedo solo, a me stesso e a noi tutti, di non considerare chiusa la discussione. Non reggono i no pregiudiziali. Noi non stiamo cercando di fare un altro partito analogo a quelli tradizionali ma spostato un po’ più a destra o un po’ più a sinistra. Il grande fatto da cui partiamo è che siamo di fronte a una vera e propria cesura, una discontinuità, all’esaurirsi della storia politica che si aprì in Italia con la sconfitta del fascismo e l’avvento della repubblica democratica italiana. Siamo di fronte a una crisi molto seria della democrazia. Perciò non ha senso dividersi su vecchie classificazioni che non colgono la realtà dello scontro politico italiano. Il quale mi appare sempre più condizionato da lobbies, consorterie e da un reticola di poteri di fatto che contano più di ciò che resta di molti dei vecchi partiti. Ma accanto è nata anche un’altra Italia. Si aprono nuovi spazi per la sinistra però a una condizione: che ci misuriamo con una soggettività politica e culturale più moderna che ormai preme sotto la pelle del paese e che guarda al mondo con occhi abbastanza diversi dai nostri.

Forse io mi sbaglio ma l’impressione che ho ricavato in giro per l’Italia è questa. Esistono le condizioni (per ora solo alcune delle condizioni) perché le forze progressiste possano riprendere l’iniziativa democratica, dopo il lungo dominio, anche culturale, della rivoluzione conservatrice che da quasi trenta anni ha posto la sinistra sulla difensiva. L’impressione è che la situazione si è rimessa in movimento (vedi anche i sommovimenti nel centro-destra) e diventa possibile uscire dalla chiacchera televisiva serale per riproporci l’obiettivo su cui da 15 anni pestiamo acqua nel mortaio, nonostante la retorica ulivista, e che è quello di dare all’Italia non soltanto il solito elenco di cose da fare che chiamiamo programma ma una guida politica, e anche morale, una etica pubblica condivisa, insomma una nuova ossatura che ci possa consentire di reggere alle sfide del mondo.

Tutto sarà molto difficile. Ma diventerebbe impossibile se non avessimo il coraggio di uscire dai vecchi confini della sinistra storica e non rompessimo la gabbia di un sistema politico fatto di una ventina di partiti impotenti e rissosi, ferocemente attaccati alle loro cosidette identità ma incapaci di prendere le grandi decisioni di riforma che non possono più aspettare. Davvero una scissione sarebbe molto triste, oltre che dannosa. Dove vanno questi compagni? Vogliono rifondare il socialismo italiano? È un proposito che merita tutto il rispetto. Ma spero ci si renda conto che questo proposito (come il nostro disegno, del resto) è destinato a fallire se l’Italia finisce ai margini di un mondo investito dai mutamenti più sconvolgenti della storia moderna e rischia di rivivere la tragedia di una grande nazione che si sfarina nei particolarismi, nelle faide, nelle dispute nominalistiche, nelle guerre di religione e smarrisce quella essenziale idea di sé la quale non può consistere solo nel rapporto col passato ma nella fiducia nel futuro, cioè in quello che è il suo posto nel mondo del Terzo millennio.

Davvero le grandi parole «socialismo», «riformismo», «comunismo», diventano pura chiacchera se non si affronta questa questione. Come porre lo sviluppo economico e civile su una base solida, tale da riempire il vuoto lasciato dal crollo della prima repubblica. Berlusconi non è venuto dall’estero, ha occupato questo vuoto. E il saccheggio dei beni pubblici, l’egoismo sociale, l’avvento di un mondo volgare di arricchiti, mentre il lavoro è diventato in gran parte merce precaria, dove la scienza è ridotta al lumicino e la cultura è quella cosa avvilente che vediamo la sera in televisione, dove la politica è dominata da avventurieri senza scrupoli che ricattano i governi con il loro uno o due per cento di voti, tutto questo è la spia di una cosa molto seria su cui sarebbe doveroso riflettere insieme. La sinistra italiana, da sola, (e nei fatti ciò che di essa era restato dopo l’89) non è stata in grado - e forse non poteva - dar vita a un nuovo assetto democratico della Repubblica. E non per l’opportunismo e la pochezza dei suoi dirigenti. Né perché non ci siamo pentiti abbastanza del passato e non abbiamo sciolto le righe ma essenzialmente per il fatto che i poteri economici, finanziari, culturali cresciuti con la mondializzazione non erano più governabili con i vecchi strumenti della sinistra novecentesca (dallo Stato nazionale, ai vecchi partiti e sindacati modellati dalla società industriale).

Le novità sono enormi. Ed è quindi sacrosanto ripetere che la costruzione del partito Democratico è ben altra cosa che mettere d’accordo i dirigenti degli attuali partiti, i Ds e la Margherita, per aggiungere o sostituire un altro partito a quelli esistenti. Si tratta di dar vita a una nuova soggettività politica cioè a un nuovo pensiero collettivo capace di leggere questo nuovo mondo. I partiti sono questo oppure non sono niente. Bisogna rompere la crosta della politica politicante per coinvolgere (e questo sarà lo sforzo che ci impegnerà nei prossimi mesi) quei tanti italiani che lavorano, intraprendono, girano il mondo, che rappresentano la parte più viva del Paese, ma che non sopportano più il narcisismo di una vecchia nomenclatura politica che si specchia sulle proprie ambizioni personali. L’Italia non ce la farà se gli italiani non si rimettono in movimento, se non si colma la distanza enorme che si è creata tra i giovani e la politica. La scommessa del partito democratico nella sostanza è questa. È rianimare la fiducia, far partecipare la gente.

Io sono convinto che la riforma delle riforme è questa. I programmi vengono dopo, nè bastano le «teste d’uovo» e i professori di un riformismo senza popolo. C’è una assoluta necessità di rialzare la bandiera dell’uguaglianza. Ma tutti (i sindacati compresi) devono sapere che la lotta per la giustizia sociale non è più separabile da un processo più profondo di ricomposizione di una società e di uno Stato che sono drammaticamente segmentati, corporativizzati e divisi anche territorialmente. Il compito principale della sinistra è questo. È come coinvolgere la società in un movimento reale di riscossa democratica. Il tema di fondo è come affrontare i problemi della democrazia moderna, cioè come organizzare un nuovo tessuto democratico nell’epoca della esistenza di poteri di fatto mondializzati che hanno svuotato la sovranità popolare. Senza di che le nostre dispute interne rischiano di essere vane e ognuno di noi può divertirsi a proporre quello che vuole, il socialismo o la luna nel pozzo, tanto poi altri -banche centrali, multinazionali, poteri informali- prenderanno le grandi decisioni, le quali non sono più alla portata degli stati nazionali. Le conseguenze sono quelle che vediamo. Non mi nascondo affatto che il nuovo partito dovrà convivere con posizioni moderate e con culture di tipo liberistico e individualistico. Ma so anche che il vecchio dilemma Stato-mercato, masse-individuo appartiene al passato. Il cuore del contrasto oggi è il rapporto tra la società e la forma di mercato imposta dal capitalismo finanziario.

Qualcuno è preoccupato per il peso della tradizione comunista. Io lo sono per ciò che minaccia la libertà dei moderni. Perché non regge più (pena fenomeni nuovi di disgregazione e di imbarbarimento) quella potente ideologia secondo cui il mercato non è solo, come è giusto che sia, lo strumento indispensabile che garantisce i liberi scambi economici ma è nel campo economico la impossibilità di investire se non a breve termine e nel campo sociale decisore pressochè assoluto del destino di ogni essere vivente, ricco o povero, bianco o nero. Col risultato (ecco il paradosso) che l’individuo tanto esaltato diventa un numero, un potere d’acquisto, un consumatore e non più una persona, intendendo per persona quell’essere vivente che ha trasformato la natura in quanto ha creato il legame sociale e ha espresso quelle straordinarie capacità - solo dell’uomo - che non vengono dai muscoli ma dalla memoria, dall’intelligenza, dalle speranze, dalla spiritualità, dai sogni. Ma è esattamente questo che oggi viene in discussione. Ecco ciò che dovrebbe angosciare molto i vescovi, non i Dico. E proprio per questo noi dobbiamo insistere sulla necessità di un dialogo e non accettare il terreno dello scontro tra fede e ragione. Perché qui sta la nostra forza.

È la ragione, è l’umanesimo laico che ci spingono al dialogo. Perchè dove va il mondo se il dilemma è scegliere tra il cinico «carpe diem» e il fanatismo identitario e religioso? Se, quindi, l’individuo lasciato solo non riesce a fare appello a quell’immenso deposito di risorse culturali, solidaristiche, affettive che la mercatizzazione della società sta distruggendo?

La difesa dello Stato laico è irrinunciabile. Ma ciò che davvero lo minaccia è lo sfacciato uso politico della religione che sempre più viene fatto da parte di una destra libertina e miscredente benedetta dal cardinal Ruini in nome di un redivivo connubio tra trono e altare. Perché non llo si dice invece di fare fuoco e fiamme contro il Partito democratico (definito un neo-compromesso storico) con l’argomento che da qui viene la minaccia alla laicità dello Stato. Ma è vero il contrario. Quei cattolici democratici che difendeno laicamente il loro diritto di unirsi alla sinistra e di legiferare liberamente in nome dell’autonomia della politica, stanno anche difendendo i diritti uguali di tutti i cittadini, anche dei non credenti.

Anch’io voglio poter continuare a pensare un mondo diverso. E lo voglio non perché me lo dice una vecchia ideologia ma perché i fatti, i grandi fatti, ci gridano che in un mondo che non produce più solo merci, oggetti, ma immaginario, servizi, diventa assolutamente necessario far leva sul rinnovato valore del contesto sociale e sull’esigenza di tornare a dare un ruolo centrale al capitale umano. Perciò la vecchia politica non funziona, compresa quella della vecchia sinistra classista. La lotta si fa non meno dura ma richiede nuovi partiti più «sociali», e al tempo stesso meno nomenclatura dell’economico-corporativo.

Il lavoro resta alla base di tutto perché è il suo nuovo valore che ci spinge a pensare la politica in modo nuovo, per misurarla di più sui problemi dell’uomo, l’uomo cittadino, l’uomo lavoratore, l’uomo che pensa, crea, intraprende.

Queste sono le mie idee. Non troveranno il consenso di tutti nel nuovo partito? Forse è così, anzi sarà così. E allora? Allora si farà un dibattito, un confronto,(il cui esito dipenderà dai consensi di milioni di persone, tra cui i nostri). Perciò noi non dobbiamo «nominare» ma eleggere una assemblea costituente. E dobbiamo chiamare al voto milioni di persone. Altro che scissione.

martedì 3 aprile 2007

Nuovi organismi dirigenti DS


Ecco l'elenco delle compagne e dei compagni della Valdisieve eletti negli organismi dirigenti del partito provinciale e regionale e delegati ai congressi regionale e nazionale. Tutti i nominativi sono in quota Mozione Fassino. Le mozioni Mussi e Angius non hanno eletto o delegato alcun compagno della Valdisieve.


DELEGATO AL CONGRESSO NAZIONALE

STEFANO PROSPERI

DELEGATI AL CONGRESSO REGIONALE

CINZIA FROSOLINI

SONIA TANINI COSI

PAMELA TOZZI

MEMBRO DIREZIONE REGIONALE

STEFANO GAMBERI

MEMBRI DIREZIONE METROPOLITANA

DI DIRITTO

  1. STEFANO PROSPERI
  2. ANDREA GERINI
  3. REMO MAIRAGHI
  4. TIZIANA IEMMOLO

ELETTIVI

  1. MARCO MAIRAGHI
  2. TIZIANO LEPRI
  3. MARCELLO ULIVIERI
  4. VITO MAIDA
  5. IDA CIUCCHI
  6. MONICA MARINI
  7. SONIA TANINI COSI
  8. NICOLETTA AGRICOLI

NOMINATI DA ALTRI

  1. ALEANDRO MURRAS
  2. MAURO PERINI

MEMBRO COMMISSIONE DI GARANZIA UN. MET.

CINZIA FROSOLINI